Verde o non verde? Questo è il problema!

Verde o non verde? Questo è il problema!

 Il verde costituisce una ricchezza per la comunità. Intanto non è un rifiuto inquinante bensì naturale che trattato adeguatamente da origine al compost, nel rispetto dell’iter della natura. Non predisporre una gestione della raccolta differenziata che valorizzi tale risorsa così presente nel nostro territorio è un doppio peccato: economico e contro l’ambiente. Se ci si aggiunge il fatto che il verde costituisce una parte preponderante del rifiuto abbandonato per strada e nelle discariche allora ai due peccati precedenti si aggiunge anche il danno al decoro urbano e, aumentando la mole delle discariche, aumenta anche il danno ambientale. Inoltre il danno economico è doppio, sia per mancato guadagno dal non avvenuto utilizzo del materiale, e sia per il costo di rimozione partecipando alla formazione delle discariche abusive e sacchi disseminati per strada in genere. Non ci vuole  molto a capire che una corretta organizzazione e gestione della raccolta differenziata in un Comune come quelle di Anzio, formato da quartieri come quelli di Lavinio la cui tipologia abitativa preponderante è la villetta, non può non gestire adeguatamente la raccolta di tale materiale e valorizzare al massimo il suo valore.  La raccolta del verde come è organizzata ora, anche all’interno del nuovo contratto, prevede il ritiro a domicilio solo su chiamata e per grandi quantità, oppure l’utenza lo deve portare di proprie mani presso i soli due centri raccolta. È risaputa la fila che si forma presso le due isole ecologiche di estate solo per il deposito del verde da parte dell’utenza che sottrae tempo alla propria vacanza pagando in più una TARI elevata.  Anche la istituzione di ulteriori due centri raccolta per un totale di quattro centri di rifiuti tra cui anche il verde risulterebbero insufficienti per fornire un adeguato servizio all’utenza per lo smaltimento di tale materiale. Il Comune non può esimersi dal considerare di integrare il nuovo contratto sia con un servizio di ritiro porta a porta del materiale verde, e sia contemporaneamente prendere in considerazione la possibilità di predisporre delle aree attrezzate di deposito solo per tale materiale botanico, smaltite secondo un adeguato calendario ed adeguatamente tenute pulite. Tale soluzione integrativa viene attuata nel consorzio di Colle Romito, che può rappresentare un esempio al riguardo. Se ciò non  fosse possibile (andava difatti impostato in sede di capitolato), per maggiori costi relativi alla raccolta, per la predisposizione e la pulizia delle aree adibite al deposito del rifiuto verde, allora si potrebbe pensare ad una cosa semplice nella sua logica: far prelevare il verde presso le abitazioni e nei punti di aree attrezzate per tale deposito direttamente alla società che si occupa della trasformazione di tale materiale da rifiuto a compost. In questo modo il Comune si sgraverebbe dei costi della raccolta di tale materiale, ma rinuncerebbe anche al  guadagno del conferimento, ossia alla sua vendita . Ma forse ciò non si può fare per disposizioni che regolamentano i consorzi di raccolta e riciclo dei materiali (oppure si?).  Inoltre si potrebbero  utilizzare maggiormente le compostiere domestiche  senza però rinunciare alla raccolta del verde e dell’umido dato che non  tutti richiederanno la compostiera. Oppure si potrebbe pensare ad un comune che da solo produce il compost e poi lo rivende (vedi link in fondo).  Se non si fa niente tra tutte le iniziative sopra proposte allora è meglio che il Comune vada a farsi benedire (nel vero senso della parola, con tanto di frate cappuccino). Attualmente la soluzione più semplice per il Comune è quella (sperando che avvenga) di organizzare meglio la raccolta del rifiuto verde e di prendersi i soldi della sua vendita che deriva dal conferimento  (che sarebbe carino conoscere a prescindere).

Angela Pensword