UNA RAGAZZA DEGLI ANNI SESSANTA SI FERMA AD UN1KO

UNA RAGAZZA DEGLI ANNI SESSANTA SI FERMA AD UN1KO

Lo spettacolo-cult di Maria Grazia Scuccimarra inaugura il cartellone del teatro di Lavinio

Dopo trentacinque anni di successi nei più importanti teatri italiani ed oltre 2000 repliche, sbarca sul palcoscenico di Un1ko ‘Noi le ragazze degli anni 60’, ideato ed interpretato da Maria Grazia Scuccimarra, a cui spetterà l’onore di aprire, venerdì 26 ottobre, la stagione invernale 2018/19. La stagione del teatro di Viale del Sole non poteva che aprirsi nel migliore dei modi, con uno spettacolo che in tanti anni non ha mai perso il favore del pubblico, diventando un vero e proprio ‘spettacolo-cult’.

Con un pò di amarezza la stessa Scuccimarra, in qualche intervista, ha spiegato che se dopo tanti anni lo spettacolo ha ancora tanto successo e certi temi sono ancora d’attualità, la ‘colpa’ di tutto ciò va ricercata nella società che non si è evoluta abbastanza da far passare di moda certi concetti, tenendoli -purtroppo- ancora in vita…

Di primo acchitto si potrebbe dire che è il solito spettacolo sull’epoca d’oro degli anni sessanta, un revival di quel tempo, un cedimento alle nostalgie di certe situazioni, di certe canzoni, di certi vestiti della nostra gioventù, ma in realtà la graffiante satira della Scuccimarra ci sprofonderà in un ‘remortual’ come ama dire lei, perchè quello degli anni ’60 fu un periodo per niente trascendentale, ma di transizione che traghettò la nostra società e tanti giovani, dagli anni del dopoguerra, gli anni della ‘ricostruzione’ con il boom economico, agli anni della contestazione, al sessantotto.

E’ un’ironica e pungente radiografia di quello che fu il modo di essere dei giovani in quegli anni, del loro modo di amare, vestire, sognare, studiare, atteggiarsi, dedicato -giustamente, visto il titolo- all’universo femminile.

Un universo femminile che apprezza tantissimo il copione, perchè per le donne sedute in platea (quelle che hanno compiuto gli ‘anta’) si tratta quasi di stare a chiacchierare in salotto o dalla parrucchiera con un’amica, ricordando le cose di gioventù, mentre le più giovani possono tranquillamente ridere dello scampato ‘pericolo’.

E gli uomini? Proprio come scrisse anni fa ‘L’unità’ sulla sua pagina dello spettacolo, gli uomini si divertono più delle donne, perchè una volta tanto si tratta di uno spettacolo sulle donne che non se la prende con loro…

Insomma un divertente ed arguto modo di raccontare quel decennio, senza farsi trascinare dalla solita retorica del ‘si stava meglio prima’ (anzi in un certo senso, qui è il passato ad essere preso di mira), partendo dall’infanzia delle ragazze dell’epoca fino alla loro maturità, ripercorrendo il loro modo di amare, vestire, studiare, sognare, insomma quell’essere giovani in quell’Italia ante-sessantotto.

Uno spaccato sui rapporti con le amiche, sullo studio, sullo stare al passo con una moda che imponeva ancora quelle ridicole gonne a palloncino e quei capelli a carciofo da ‘Olivella’, ma -soprattutto- la scoperta della trasformazione del proprio corpo, la crisalide che si trasformava da bruco in farfalla, e di conseguenza la nascita dei primi sentimenti, dei primi amori… l’amore.

Un amore sognato davanti a qualche libro ‘rosa’ di Liala, o nei versi di qualche canzone, con il disco a 45 giri da mettere a ripetizione nel juke-box, magari nel baretto della spiaggia.

Quell’amore dalle più solo sognato che vissuto, che trovava le sue rassicuranti parole: “Si me suonne… nun è peccato”, sulle note cantate da Peppino Di Capri. Perchè, poi sotto sotto, l’eros c’era anche se represso, un eros ‘incompreso’ perché sconosciuto in una società dove parlare di sesso era impossibile, o quantomeno era al solo appannaggio maschile.

Eppure sono sopravvissute, diventando delle donne risolute, forti, sicuramente molto più forti delle attuali che avranno anche mille vantaggi e privilegi (conquistate da quelle di allora) ma che forse non ne comprendono l’utilità e l’opportunità.

Ma chi sono queste ragazze degli anni sessanta? Sono delle ragazze ‘scioccolose’ -come usa dire la stessa autrice- vissute in un’Italia che le ha viste sacrificate a dei principi assurdi e da una cultura che le voleva sempre in ‘seconda fila’, non solo nelle grandi città, ma soprattutto nelle piccole di provincia… una vita in sordina, senza grandi prospettive, ma come molte volte accade, la società a forza di tirare troppo la corda, ha scatenato la reazione  che ha portato al ’68 che, “come con la bottiglia di champagne -sono parole della stessa attrice- ha fatto saltare il tappo”.

Due ore di spettacolo che vanno visti e goduti, ed invitiamo i nostri lettori a farlo…

Ricordiamo, quindi, l’appuntamento di venerdì 26 ottobre alle ore 21,15 al Teatro Un1ko di Viale del Sole, 4 a Lavinio mare.

Il costo del biglietto è il solito, di 16 euro, che comprende anche il buffet di fine spettacolo, offerto dalla Pizzeria-Braceria ‘La Regina’ di Via Dante n. 9, uno dei tanti sponsor che permettono con il loro ausilio una programmazione di tutto rispetto come quella che da quattro anni offre il Teatro Un1ko: Ristorante Porto Innocenziano, Agriturismo Vallemaggio, Pizzeria-Ristorante Antico Grottino, Ristorante Los Hermanos, Pinseria Retro, Ristorante Saint Tropez, Bar-Pasticceria Sesta, Cubacaffè, Ferramenta Fai da te, Itema Impianti.

Per tutte le informazioni basta telefonare nelle ore si segreteria (da lunedì a venerdì dalle 16,30 alle 20,00) al 347 6644361 o al 348 0524676 oppure ad info@crazyschool.it

 

Maurizio D’Eramo

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