UN INVITO ALL’UNITA’ DEL CENTROSINISTRA DI ANZIO

UN INVITO ALL’UNITA’ DEL CENTROSINISTRA DI ANZIO

La politica ad Anzio deve riappropriarsi degnamente dei propri spazi, senza timore e con sana ambizione. È opportuno lavorare insieme egregiamente per raggiungere un risultato collegiale, con un gruppo unito e affiatato che aspira ad una narrazione propria e autentica. Quando la politica è salda e le istituzioni sono rispettate e fatte rispettare attraverso l’esempio di chi governa, gli interessi sia di natura economica, sia di natura sociale intraprendono un circolo virtuoso il cui beneficiario primo ed unico diventa tutta la cittadinanza, non escludendo alcuno. In questo momento, la politica si valorizza come servizio di una comunità e non come asservimento della stessa ai governanti, sicché gli abitanti di Anzio da un rapporto di mera sudditanza nei confronti dell’amministrazione possono interagire come parte di una cittadinanza attiva e partecipe della vita politica di un’espressione territoriale. Da un lato è d’uopo riprendere la volontà di riscoprirsi classe dirigente, rivitalizzare la capacità di governare, anche l’intelligenza di mandare giù qualche rospo e per questo, la sapienza di ricomporre i conflitti, in estrema sintesi: essere classe di governo, perché quando capita di governare, bisogna avere la capacità di saper scegliere, amministrare anche e soprattutto in condizioni di scarsità, con attenzione certosina nei confronti dei bilanci. Detto questo, occorre saper allargare, perché da soli non si va da nessuna parte: soprattutto qui ad Anzio con l’attuale centrosinistra. Alle elezioni amministrative il dato personale trascende spesso la componente politica e soltanto la creazione di una leadesrship endogena al partito, capace di solidificare il consenso cittadino, tesa all’inclusione di nuove intelligenze riesce a coniugare tensione ideale e morale, con le necessità tecniche di un’amministrazione degna dell’ente locale. Bisogna saper tradurre il nostro messaggio sul territorio tra le categorie, fare dell’umiltà un valore ascoltando le persone, rifuggendo dai personalismi e consapevoli dell’odierno indirizzo storico del paese. La legge elettorale 81 del 1993 ha comportato una progressiva responsabilizzazione degli enti locali nel nostro paese, con l’elezione diretta dei Sindaci da parte dei cittadini. Nata per garantire governabilità, spesso si è invece rivelata un fallimento nei comuni tra i 30mila e i 100mila abitanti. Le lobby di potere, i gruppi di pressione, i manovratori della politica hanno subito individuato l’escamotage che la legge offre a chi pratica instabilità e ricatti politici.
Per questi motivi è opportuno creare una leadership che sappia rompere gli schemi, avere una visione, conferire progettualità e fattibilità al proprio agire e sentire politico, conducendo per mano il proprio gruppo, il proprio partito e l’intera cittadinanza. La sinistra e il centrosinistra hanno bisogno di tornare a parlare con le persone e non alle persone.

 

GABRIELE FEDERICI