TORNA ‘CIBAMI’ CON TIZIANA FOSCHI

TORNA ‘CIBAMI’ CON TIZIANA FOSCHI

L’EX-COMICA DELLA PREMIATA DITTA IN SCENA AD ‘UNIKO’ – Terzo spettacolo in programma al teatro ‘Uniko’ di Lavinio. Stavolta venerdì 18 dicembre, alle 21.00, andrà in scena ‘Cibami’, opera realizzata a quattro mani da Stefano Benni e Cinzia Villari, che vedrà come protagonista Tiziana Foschi.

Un’opera che ha, alla base di tutto, il cibo come protagonista. Un racconto contornato da un sottofondo musicale, dove le parole, le note musicali si confondono con lo stomaco e i suoi linguaggi, seguendo un andamento ironico-brillante che si snoda per tutta la sequenza dei tre racconti. Tre storie che narrano attraverso il cibo la fede,  l’amore, la seduzione, l’abbandono e la morte

Nel primo, di Cinzia Villari, la protagonista è una suorina di provincia, chiamata a preparare un prestigioso pranzo di alti prelati. Sarà un lungo ‘discorso’ col Signore, una chiacchierata fatta con lo stesso candore e semplicità, che contraddistingueva i lungi colloqui tra don Camillo e il Crocefisso della sua canonica di Brescello.

Per lei, la voglia di essere una semplice serva di Dio, è rappresentata anche dalla bellezza nel creare un piatto, nello svegliarsi all’alba per pelare chili di patate… basta che è fatto per ‘edificare la Chiesa’ del Signore.

Il secondo racconto, sempre ideato dalla Villari, acido e grottesco, vede come protagonista una giovane donna che “cucina l’amore”, per una cenetta romantica.

In realtà, i suoi propositi di seduzione si scontrano con la disorganizzazione della donna e la scoperta di un fastidioso baffetto, proprio sopra il labbro, che le deturpa il sorriso.

All’arrivo dell’ospite si compie un tragicomico finale, che svelerà appieno il passato ingombrante e folle della donna.

cibami

Il terzo atto unico, scaturito dalla penna di Stefano Benni, parla della lotta tra due “cuochi leggendari”, Sofronia e Rasputin, per aggiudicarsi la stella di miglior ristorante del villaggio. Due modi di vedere e rappresentare l’arte culinaria,  conoscitrice, lei, di ogni pianta che nasce dalla terra  e custode del ‘sofrolio’, un’erba che dà a ogni piatto un sapore di inarrivabile bontà e un orco immenso lui, cuciniere solo di carni e di selvaggina, dal coltello sempre insanguinato (mentre quello di lei è sempre ‘profumato’).

Una battaglia d’amore e di cibo,  fatta di tradimenti e sgambetti, che porterà ad una notte sorprendente piena di amorosa sensualità e abbandono.

Vecchia, si fa per dire, conoscenza del nostro giornale, abbiamo avuto modo di intervistare ancora una volta Tiziana Foschi, che nei panni delle tre donne (e di Rasputin), è sempre impareggiabile, riuscendo a trasportare sul palcoscenico la complessità della scrittura di Benni, piena di rime, con una  varietà di espressioni, che insieme alla bravura della regista, Cinzia Villari, che con continui giochi di luci e di penombre, accompagnati a cambi d’abito in scena, danno un tocco di originalità all’intero spettacolo.

Nell’ultima intervista avevamo parlato del suo rapporto con il territorio che lei conosce bene perché possiede una casa a Nettuno. Ci aveva detto che amava il nostro mare, ma che era rammaricata di vedere solo sagre e fuochi d’artificio e poca cultura. A distanza di quattro anni pensa ancora che sia questa la realtà?

No. E’ cambiato molto, delle cose sono state fatte… Per esempio a Nettuno è stata attrezzata lo spiazzo del Porto, dove si sono tenute molte manifestazioni. Certo Villa Adele non ha ancota trovato, secondo me, una sua identità… molte cose sono lasciate al caso, a quello che capita e non ci sono delle buone programmazioni. Io per esempio, mi sono esibita, quest’anno con un mio spettacolo, al Cinema Moderno. Uno spazio molto carino, teatrale anche con un buon palco… Credo proprio che qualcosa nel tempo si è mosso, anche se bisognerebbe fare di più. Certo, parlando di Nettuno, c’è Forte Sangallo che è ancora troppo relegato al margine ad un luogo che dovrebbe garantire un aspetto culturale per la città… dovrebbe essere più curato, ideato, progettato, programmato… Ad Anzio andrebbe individuato un luogo dove possano essere accolti spettacoli di un certo rilievo, anche internazionali, per esempio di danza. La gente c’è, la frequentazione pure, ci sarebbe un bel bacino d’utenza, ma il fatto è che queste Amministrazioni non si fidano… invece la gente vuole delle cose, ma cose pensate, cose che sì, siano comiche, ma che accontentino più palati possibili… sembra che ci siano solo gli spettacoli dei comici della televisione che si improvvisano attori. La gente vuole vedere anche un prodotto”

‘Cibami’ non è una rappresentazione originale, lei l’aveva portata anche qui ad Anzio a Villa Adele, qualche anno fa. Come mai è stata ritirata fuori dal cassetto?

“Perché il 2015 è stato l’anno del cibo. Poi perché è uno spettacolo che è cresciuto, ha delle varianti rispetto a quello che ho presentato all’epoca, qui ad Anzio. Io credo che ogni tanto è un bene riprendere i vecchi spettacoli che  hanno avuto poco ‘giro’, poca vita rappresentativa, magari non hanno avuto la ‘giusta’ utenza, per riproporli… anche perché molti di essi sono cresciti. Per esempio ‘Cibami’, non ha più, rispetto ad una volta, le basi musicali che partivano dalla consolle, ma ha sul palco una chitarra che si esibisce dal vivo. Mi accompagna un bravo autore, Piji, con delle canzoni originali, scritte da lui, che io ritengo molto belle e molto efficace, perché rappresentano un percorso musicale che collega le tre storie che vado a raccontare. Eppoi, devo dire che io sono cresciuta dentro questi personaggi. Li faccio in maniera diversa, ci sono cose che sono state sfrondate, e cose che sono state aggiunte. E’ un’altra versione. Rispetto a tante cose che si vedono in giro, questo è uno spettacolo con molta scrittura, scrittura vivace, divertente, ma anche molto artistica. Stefano Benni e Cinzia Villari, sono due penne forti, pensanti. Ci sono molte cose scritte in rima… molte particolarità nel testo, che vanno analizzate bene”.

L’ultima domanda, che faccio a tutti gli artisti, è quella di farsi una auto-recensione: Perché mai il pubblico dovrebbe venire in teatro, a vedere Tiziana Foschi?

Devono venire perché intanto io racconto tre storie molto particolari che difficilmente si riescono, come ho detto, a trovare in giro… testi con quel gusto acido, un po’ gotico, ma anche molto divertente, dove io ho scelto di portare in scena delle grandi penne. Questo perché amo la scelta delle parole. Non sono una grande improvvisatrice sul palco. Diciamo che il gusto dell’improvvisazione è data dall’interpretazione. Sembra che tutto nasca lì, come poi penso debba essere un attore che deve creare quella spontaneità, che sembra quasi improvvisare le parole.   

Io tengo molto al testo. Ci tengo molto che la gente, in platea, abbia anche un lavoro da fare, un lavoro emotivo, che esca arricchita del proprio lavoro, quello del lasciarsi andare, trasportare, da questi racconti.

Poi è bello parlare di cibo, di quello che siamo, mangiamo… dei sentimenti e delle emozioni che arrivano anche dall’odore. Ecco l’unica cosa che la Televisione e la radio non possono fare, è trasmettere certe sensazioni e certi odori, che sono propri del teatro, che ha una marcia in più. Per cui venite, incontriamoci e odoriamoci”

 

Maurizio D’Eramo

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