UNA STORIA INCREDIBILE

UNA STORIA INCREDIBILE

E stata revocata la somministrazione di alimenti e bevande al chiosco sito in Largo Caboto ad Anzio, nella piazzetta adiacente l’hotel Lido Garda. L’atto porta la data del 19 Giugno scorso, ma se ne è venuti a conoscenza soltanto ora.  La motivazione, di tale provvedimento è quella che: stando ad una delibera di giunta – la numero 229 del 23 Agosto 2005 – il chiosco è vincolato all’attività di edicola stagionale. La questione potrebbe chiudersi qui, ma si tratta di una vicenda che va avanti dal 2007 e che riporta più di qualche incongruenza e passaggi non chiari; i quali meritano il dovuto approfondimento.

La storiaL’attività è di proprietà della signora Stefania Trippa e viene acquistata nel 2005, successivamente la signora richiede, l’ampliamento dell’occupazione del suolo pubblico per installazione di un nuovo chiosco; dato che quello sito nell’area è fatiscente e privo di servizi. La richiesta viene esaudita e con la delibera di cui sopra si autorizza ad ampliare fino a 19 mq. Nel frattempo, considerando anche la crisi editoriale, viene richiesta la possibilità di effettuare la somministrazione di alimenti e bevande. Siamo nel 2006 e la richiesta viene accolta. Contestualmente viene anche avviato il progetto di ampliamento per costruire un chiosco bar – edicola. A tale iter, vengono dati tutti i pareri favorevoli degli organi competenti; passano altri sei mesi e, come da prassi, la richiesta di somministrazione deve essere rinnovata. Anche stavolta la richiesta viene accolta. Arriviamo al 2007 ed è qui che iniziano a sorgere i primi problemi: inizialmente l’Ufficio Commercio, richiama la signora comunicandole che sono scaduti i secondi sei mesi e quindi deve ripresentare la domanda di somministrazione; in questo caso, viene anche “consigliato” alla stessa titolare, di modificare – sulla domanda stessa – la disponibilità dei locali, da “proprietario” a “concessionario”. Cosi fa ed in questo caso le viene dato parere negativo. Dall’Ufficio commercio le fanno sapere che il chiosco è vincolato all’uso di edicola e che trovandosi su un’area pubblica, non le cambiano la destinazione d’uso da chiosco edicola a chiosco bar – edicola: cosi come è stata avviata la pratica di costruzione all’Uffico Tecnico. Proprio in virtù di questo tra il 2008 e il 2010 la signora chiede per ben tre volte, all’Ufficio del Commercio, il cambio di destinazione d’uso del chiosco e per ben tre volte non le viene mai data nessuna risposta. La faccenda sembra sistemarsi con il decreto sviluppo, del Governo Monti, varato, nel 2012, il quale permette agli edicolanti, di vendere, presso la propria sede, qualunque altro prodotto. Ad inizio estate 2014 l’attività viene ceduta in gestione alla sorella ed al cognato della signora Trippa, vista anche la loro difficile situazione personale: hanno entrambi perso il lavoro, sono stati sfrattati perché non riuscivano più a pagare l’affitto ed hanno un figlio autistico. Appena alzate le serrande, però si scatena, di nuovo, l’ira della burocrazia; cosi viene notificata la revoca della somministrazione di alimenti e bevande. Ma i gestori non si arrendono.

Incongruenze e sviluppiLa prima cosa che viene fuori da questa vicenda è l’incomunicabilità tra gli uffici comunali; in questo caso tra l’Ufficio del commercio e quello tecnico. Si può sintetizzare tutto dicendo che ad Anzio “la mano destra non sa cosa fa la mano sinistra”. Inoltre per quale motivo viene consigliato di cambiare la disponibilità dei locali da “proprietario” a “concessionario”? Perché dopo due volte che viene accolta, la richiesta di somministrazione viene revocata? Per quale motivo, non si risponde, per ben tre volte, alla richiesta di cambio di destinazione d’uso da parte della titolare?

Gli attuali gestori e la titolare, comunque non ci stanno ed attraverso una raccolta firme, chiedono all’amministrazione, di cambiare la destinazione d’uso dell’attività. Chi volesse firmare la petizione, può farlo recandosi all’attuale chiosco edicola, sito in Largo Caboto ad Anzio. L’auspicio di molti è che l’amministrazione, ascolti e faccia azioni concrete per risolvere, finalmente questa storia, che va avanti da troppo tempo. E per non far più ripetere vicende simili, sarebbe opportuno redigere un vero e proprio piano dei chioschi, della città: dato che l’ultimo è vecchio di almeno vent’anni.

Leonardo Tardioli