Storia del Forte Sangallo, dai Borgia ad Oggi

Storia del Forte Sangallo, dai Borgia ad Oggi

Mastodontico ed imponente, il forte Sangallo svetta su tutta Nettuno con la sua importanza

Il Forte Sangallo, o fortezza dei Borgia a Nettuno è considerato tra gli esempi architettonici maggiormente intatti; un esempio di ottima solidità architettonica dovuta specialmente alle tecniche di costruzione del periodo rinascimentale.

Il Forte, ancora oggi ripara le sue mura dagli allòra attacchi Saraceni anche se oggi tra ombrelloni colorati e chiacchiericci spensierati si fatica ad immaginare l’importanza strategica di questo antico monumento.

Fu fatto costruire intorno al 1501-1503 da Papa Alessandro VI, uno dei personaggi più controversi e discussi della storia pontificia, un uomo che riconobbe la paternità di diversi figli illegittimi avuti da tre donne, che utilizzò il suo potere papale per avvantaggiare la sua famiglia e assicurare loro maggiore prestigio e influenza.

Ad appoggiare la decisione di questa costruzione fu anche il figlio di papa Alessandro VI, Cesare Borgia, anch’egli figura di spicco dell’epoca, astuto stratega e abilissimo combattente, che rifiutò la porpora cardinalizia per diventare un condottiero dell’esercito del Vaticano. Il merito della costruzione è da attribuire ad Antonio da Sangallo il Vecchio, in quagli anni architetto di fiducia dei Borgia e specialista nella progettazione di “fortificazioni alla moderna”, che intervenendo nella Mole Adrianae si era conquistato la fiducia del Papa e di suo figlio.

Tuttavia non mancano dubbi e si è pensato che l’ideatore fosse stato Giovanni da Sangallo, ipotizzando che Antonio abbia operato su progetti messagli a disposizione dal fratello, in parte rielaborandoli; lo storico Diego Agnelli, invece, ne attribuisce la paternità all’architetto militare Baccio Pontelli, esperto in fortificazioni. Il forte difendeva Nettuno, all’epoca considerato “granaio del Lazio”, dagli attacchi per mare. Si sviluppava in un complesso sistema difensivo, che univa le diverse torri litoranee, dalla Rocca di Ostia a Tor San Lorenzo, Torre d’Anzio a Torre Astura e Nettuno era considerato uno degli ultimi avamposti militari nelle vicinanze di Roma. La struttura dell’imponente edificio è quadrangolare di 320 metri quadrati ed è composta da quattro baluardi squadrati.

Le mura hanno lo spessore di 5 metri costituito da un incastro di pietre arenarie con rivestimento da laterizi, ed in quello rivolto verso il porto c’è un imponente maschio. Attorno al perimetro della struttura vi è un ampio fossato ed a ciascuno degli angoli si erge l’orecchione, lungo il quale erano presenti le postazioni militari di difesa e le troniere che garantivano il tiro di fiancheggiamento. Una macchina difensiva quasi inespugnabile con la possibilità di tiri incrociati verso i nemici, con pareti stondate per dare migliore resistenza ai colpi d’arma da fuoco dei nemici. A completare il tutto un ponte levatoio protetto da una garitta unisce il forte, suddiviso su tre piani, al resto della città.

Dopo la caduta dei Borgia, iniziata dopo la morte di Papa Alessandro VI e del malcontento che aveva scatenato l’andamento della famiglia, il forte passa nelle mani dei loro nemici i Colonna, i quali possederono il forte fino al 1594. Infatti sono opera di Pompeo Colonna tutti gli stemmi araldici del maschio scalpellati in marmo ed in pietra, compreso il rilievo dello stemma dei Borgia, ben visibile su di una porta nella parte destra del maschio.

Nel 1594 i Colonna cedettero il Forte alla Camera Apostolica, ma non rimase loro per molto, infatti dopo diverse vicissitudini il castello passò ai principi Borghese nel 1831. Anche durante gli sconvolgenti anni del periodo fascista il Forte fece da sfondo durante l’incontro avvenuto il 20 Luglio 1925 con Benito Mussolini per la stipula dell’accordo tra l’Italia e la Jugoslavia, per la convenzione diretta a regolare le condizioni degli italiani in Dalmazia. Negli anni ’30 il castello divenne proprietà del barone Fassini, che vi ospitò la regina Maria di Romania e la principessa Ilenia.

Oggi l’edificio è lontano dagli attacchi dei Mori e dalle difficili controversie politiche dei primi del Novecento ed è diventato Museo dello Sbarco.

Marta Del Villano

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