Sciopero dei pescatori, cosa è successo! Quale futuro?

Sciopero dei pescatori, cosa è successo! Quale futuro?

Per ben tre giorni rappresentanti di pescatori da tutta Italia hanno manifestato pacificamente ma con fermezza sotto Montecitorio lamentando pressioni legislative arrivate e recepite dall’UE e chiedendo il diritto al mantenimento del lavoro minato da alcune norme del DL 154/2016 . Forti e consapevoli che la pesca è determinante all’economia e all’indotto di settori strategici del Paese come il turismo, la ristorazione, la meccanica, la cantieristica in genere e i dipendenti  pescatori, essi  vengono snobbati dai tg nazionali che hanno taciuto la notizia. Solo al terzo giorno di sciopero una delegazione di pescatori con a capo Francesco Calderoni presidente dell’Associazione delle Marinerie d’Italia viene ricevuta dal Ministro alle Politiche Agricole Maurizio Martina e dal sottosegretario Giuseppe Castiglione. La risposta sembra essere stata positiva ma si dovranno attendere altri 15 giorni per poter scrivere le modifiche richieste dai pescatori che si distinguono in cinque  punti:

  1. Viene richiesta la privacy sui tracciati di pesca, da alcuni anni i pescherecci sono obbligati a tenere accesi strumenti elettronici, l’IES e la Blue Box, per essere controllati a vista sui punti  dove si trovano in tempo reale. I pescatori  accettano di essere controllati per il rispetto delle regole solo dalle autorità competenti mentre oggi con una semplice applicazione sui cellulari collegata al GPS satellitare chiunque è in grado di vedere i punti di pesca battuti e chi conserva gelosamente da generazioni i punti di pesca migliori viene danneggiato da questa forma di spionaggio lecito.
  2. Anche il selezionamento dei pesci è diventato un vero e proprio stress lavorativo. In pratica il pesce deve essere incassettato e separato per qualità e grandezza, questo serve alla comunità per controllare il prodotto e fare le statistiche ma nessuno nelle commissioni legislative europee è stato mai informato delle caratteristiche mediterranee, sia culinarie che vanno dal fritto misto di paranza alla zuppa di pesce sia nella praticità del lavoro che vede il pescatore costretto a scaricare cassette di polistirolo con neanche un chilo di pesce dentro quindi aumenta il polistirolo nell’immondizia e si umilia il pescatore costretto a scaricare molte più cassette ma semivuote perché abbiamo innumerevoli qualità di pesce.
  3. Nella manifestazione variavano anche le categorie di pescatori, soprattutto siciliani e calabresi che usano i palangari, pesca a pescispada con gli ami, che reclamano la carenza di quote per catturare il tonno pinna gialla. C’è da aggiungere che dalla fine degli anni novanta quando le reti derivanti per i pescispada sono state definitivamente vietate il nostro mare è tornato ad essere una forte risorsa riguardo a queste qualità di pesce, anche ad Anzio è possibile vedere tonni in caccia saltare fuori dall’acqua a poche centinaia di metri dalla costa.
  4. I  pescatori reclamano un eccessivo accanimento sanzionatorio che prevede multe che portano ad immediato fallimento dell’attività, a proposito di tonni se si pescano quantità superiori consentite o meglio se si portano al mercato, le multe vanno da 65mila a 150mila euro. Mentre per i pescherecci è previsto il ritiro della licenza se il reato è ripetuto.
  5. Anche la grandezza minima consentita per la vendita è in forte discussione. I pescatori sostengono che le norme europee sono state fatte su analisi del pescato oceanico sottovalutando che il pesce mediterraneo ha caratteristiche di misure e qualità completamente diverse, si trova assurdo ad esempio dover rigettare una triglia di dieci centimetri quando è la grandezza ideale per la frittura di paranza.

Nel caso dopo 15 giorni il Ministero non risolva la questione aperta con i pescatori che vivono e lavorano negli 8mila km delle nostre coste lo sciopero verrà ripetuto ad oltranza, così tuonano dalle marinerie.

Il settore pesca è complesso e particolare, i lavoratori interessati sono molti ma non sono riusciti  a portare dal Ministro una delegazione di sindacati infatti si sono presentati con un associazione di categoria. Anche dover rincorrere leggi recepite dall’Europa significa a che il mondo dei pescatori è sguarnito da rappresentanti sindacali che prevedono le dovute consultazioni nelle commissioni legislative, il contrario di quello che è successo con le contestazioni dei tassisti che invece hanno portato al tavolo innumerevoli sigle sindacali firmando accordi precisi.

 

Paranza di Anzio in pesca

 

Quale futuro aspetta il mondo della pesca in Italia se non ci sono intenzioni prima di tutto  per la tutela e la conservazione delle risorse marine  ma anche dei lavoratori, perché iscriversi ad un sindacato significa far valere le proprie ragioni ma anche rispettare le regole infine condivise e scopriremo che ci sono barche non autorizzate a certi tipi di pesca perché ogni pesca ha una licenza apposita, scopriremo il vaso di Pandora.

 

Per questo e nell’interesse di tutti, dapprima dei pescatori che vanno sempre ascoltati, il futuro va condiviso con autorità e rappresentanti sindacali e il pescatore in genere deve smettere di isolarsi in mezzo al mare.