PORTODANZIO  (Seconda parte)

PORTODANZIO (Seconda parte)

banchina antica Quando il 26 giugno 1856 Papa Pio IX decretava Portodanzio comune autonomo,grazie ai suoi, quasi, 1000 abitanti e 67 case, iniziarono gli aspri litigi con il comune di Nettuno perchè ognuno sosteneva di aver dato origine per prima alla comunità e voleva avvalersi dei diritti di tutto il territorio. La costruzione del faro di Anzio è stata tra le ultime disposizioni del Papa prima che l’unità d’Italia fece sgretolare lo Stato Pontificio, esattamente il 20 Settembre del 1870 data in cui venne conquistata Roma e dintorni. Ebbe inizio un periodo abbastanza fiacco per la cittadina anche se lo sviluppo urbanistico delle due riviere suggerì di sostituire il nome con quello originario cioè Anzio. Ma tra l’ottocento e il novecento l’afflusso turistico aumentò vertiginosamente, grazie anche all’avvento della ferrovia. Il porto rimaneva il fulcro di ogni attività e il posto caratteristico e pittoresco che caratterizzava tutto il comune, tanto che affascinò notevolmente artisti, letterati e pittori, attirò personaggi influenti del mondo politico. Si cominciavano a costruire anche alberghi di lusso che ospitavano nomi come Gabriele d’Annunzio. Nel 1909 Anzio già contava 3500 abitanti e continuava a crescere.La pesca del pesce azzurro era sempre lo zoccolo duro dell’economia tanto che vennero inscatolate le sardine nella nuova ditta Pollastrini & C. ed esportate anche all’estero.Nel 1934 dopo la bonifica della palude pontina e la fondazione delle città di Littoria e Sabaudia si decise di ampliare le banchine del porto e si allungò il molo di altri cento metri, questo favorì un enorme aumento di movimento merci. Molto significativa la relazione del podestà di Anzio del 17 Marzo 1937:”L’attività commerciale del porto è notevole,il traffico portuale occupa un terzo della popolazione (facchini, spedizionieri, magazzinieri, scaricatori, autotrasportatori). Alla pesca è dedita metà della popolazione e nell’industria peschereccia sono investiti in parte preponderante i capitali della cittadinanza.”

Ma la seconda guerra mondiale era alle porte e per Anzio non di trattava di un semplice stop all’economia ma sopratutto tanto dolore e sangue che sono cosi documentate dall’anziate Giovanni Garzia:”Non si può mai descrivere lo schianto dei nostri cuori.Avremmo dovuto portare via tutte le cose care che che amiamo conservare nell’intimo delle nostre case, ma abbiamo fatto in tempo a prendere solo l’indispensabile… il porto fu il primo obiettivo del furore tedesco… furono affondati i pescherecci, imbarcazioni varie da lavoro ed eleganti battelli da diporto.Le trivelle elettriche operarono con diabolico rumore per sgretolare banchine, inserire mine…Tutto sembrava fatto oltre che per ragioni di guerra , anche per vendicarsi della nostra iniziale resistenza…”

cinema portoIl porto di Anzio il 22 Gennaio 1944 fu teatro di una delle operazioni più importanti della guerra, Shingle, lo sbarco dei mezzi più pesanti degli Statunitensi. I bombardamenti , che ormai avvenivano molto di frequente da oltre un anno prima dello sbarco, distrussero gran parte delle abitazioni . Dopo la ricostruzione, Anzio riprese a crescere ottenedo un espansione formidabile.tra il “54 e il “59 il movimento merci passò da 22mila a 70mila tonnellate, i cantieri navali riprendevano con rinnovato vigore e oltre ai tradizionali pescherecci si aggiunsero anche quelli oceanici che fecero del Porto di Anzio uno tra i più importanti d’Italia nel settore della pesca. Impresari cinematografici vennero a girare film importanti, tra i tanti ricordiamo “Polvere di Stelle” con Alberto Sordi e Monica Vitti, e “Cleopatra” con Elizabeth Taylor e Richard Burton di cui ci fu il famoso varo della nave egizia dal CNA l’attuale cantiere. E’ il periodo d’oro dei villeggianti, sopratutto romani che hanno la seconda casa lungo tutto il litorale del comune. La cittadina veniva chiamata a ragion veduta  “La perla del Tirreno”.

Nessuno in quei tempi ( tempi della dolce vita) poteva immaginare cosa sarebbe successo da  li a pochi anni.Nel 1992 Giuseppe De Rita cominciava a definire il cambiamento: “Il rischio è quello di perdere identità, autonomia, di città o di località turistica, per assumere la meno connotante caratteristica di località sub-urbana della grande metropoli sempre più terziarizzata” . Infine come spiega lo storico contemporaneo prof. Clemente Marigliani: “L’identità può acquisirsi o perdersi a seconda della partecipazione o meglio della capacità di immedesimarsi in una storia precedente, La società che dimentica il suo passato rischia di non comprendere i mutamenti e si lascia assorbire acriticamente dal nuovo e con questo confondersi per definitivamente perdersi”.

 

Fonte: Clemente Marigliani, “Storia dei Porti di Anzio”, Rubino editrice, Roma.

 

Alessandro Tinarelli