PORTODANZIO (Prima parte)

PORTODANZIO (Prima parte)

PORTODANZIO (Prima parte)

Come nasce…

foto porto 2  Non si può passare ad Anzio e non accorgersi del fascino che trasmette la tradizione marittima, in particolare, quella della pesca che ha sviluppato anche una cultura culinaria a base di pesce tra le più apprezzate d’Italia. Non a caso, con affetto, i residenti la chiamano Portodanzio perchè tutto nasce da qui. Lo racconta bene il professor Clemente Marigliani nel libro “Storia dei Porti di Anzio” (Rubino editrice, Roma). Un porto nato grazie all’intervento di Papa Innocenzo XII eletto nel 1691 che, da Cardinale, venendo via mare da Napoli per il conclave, si imbattè in una burrasca e naufragò illeso proprio al ridosso di Capo d’Anzio. Fu nel 1697 che ordinò i nuovi lavori di ampliamento del porto affidandoli all’architetto Alessandro Zinaghi scartando l’ipotesi di una ristrutturazione dell’antico porto neroniano proposta dall’architetto Carlo Fontana, all’epoca molto più famoso. Pare che sia stato proprio il suo provvidenziale naufragio e la zona in cui è avvenuto ad influenzare questa scelta. All’epoca gli abitanti di Nettuno rimasero delusi perchè c’erano reali possibilità che il Papa potesse scegliere il vicino paese per creare un porto a sud di Roma e incrementare il commercio verso il regno di Napoli, infatti Innocenzio XII visitò Nettuno nell’Aprile del 1696. Per costruire porto d’Anzo ( in origine nominato senza una vocale) sbarcarono numerosi galeotti che,in seguito, complicavano maggiormente la convivenza sul territorio con i vicini nettunesi. Si può dedurre che è in questo periodo che nasce la concorrenza, oggi soltanto goliardica, tra le due città. All’efoto porto 1poca si potevano contare poche centinaia di abitanti ma l’esistenza di un nuovo porto e scambi commerciali attivò un crescendo di interessi e dalla guerra di secessione del regno di Napoli verso la metà del ‘700 immigrarono molte famiglie da Gaeta. Fu allora che piano piano si andava formando la flottiglia di pescatori in un mare ricco di pascolo e di pesci di ogni genere ma non decollò a causa del difficile momento in cui, tra l’occupazione francese e i pirati turchi che in mare assaltavano chiunque, porto d’anzo e nettuno venivano tenute tra l’incudine e il martello (fine XVII inizio XIX secolo). Una testimonianza delle origini dei pescatori anziati l’abbiamo verso la metà dell’ottocento dagli scritti di F. Gregorovius luterano di origine polacca in cui nella sua opera “Passeggiate” scrive:”Il golfo fornisce ogni giorno ogni sorta di pesci, e financo delle splendide aragoste. Non sono però mai gli abitanti del luogo che li pescano, perchè essi non hanno tanto danaro per comprarsi una barca; sono invece pescatori napoletani che vengono, sulle loro vaghe imbarcazioni , da Pozzuoli, da Baia, da Portici, da Torre del Greco, da tutta la costa del loro incantevole golfo e passano vari mesi dell’anno dormendo nelle loro stesse barche… La sera si può godere una scena animatissima. Gli scrivani, seduti ad un tavolo, al lume di una lanterna, registrano la merce; i pescatori stanno all’intorno, occupati gli uni a trarre fuori dalle ceste il pesce altri a spezzare il ghiaccio ed alcuni infine ad accomodarlo… in questo ambiente vario, semplice e primitivo, fra questi pescatori marinai, le figure della città non attirano quasi nessuna attenzione. Qua e là un pittore, seduto e riparato da un ampio ombrello bianco, sta facendo uno schizzo della spiaggia o dei pescatori.”

Alessandro Tinarelli

 

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