OMAGGIO AL ‘NOSTRO’ IMPERATORE

OMAGGIO AL ‘NOSTRO’ IMPERATORE

Tra le morbide rotondità di un piccolo giardino che si protende verso il mare, con garbo, quel tanto che basta non a nascondere, ma ad esaltare l’incanto e l’importanza del luogo che lo accoglie, si erge, imponente, una statua “antica” o che comunque rimanda ad un‘altra epoca, ad un’imponenza pensosa “nuova”, cui non siamo più avvezzi.

La scultura, in bronzo, rappresenta Nerone, il giovane imperatore romano; il delizioso e pacato “balcone” non privo di qualche anfratto amoroso, tra i verdi arbusti che profumano di mare, si trova ad Anzio, città natale dell’augusto personaggio, sulla riviera Mallozzi.

In tempi recenti, infatti, precisamente nel 2010, una statua posta su di un piedistallo tipo capitello, alta, complessivamente circa tre metri, realizzata dall’artista Claudio Valenti, è stata collocata nelle vicinanze di antiche vestigia, di cui gli abitanti della deliziosa località balneare vanno fieri e che, nel nome ricordano l’imperatore, l’antico porto, la villa, le grotte, appunto, di Nerone.

La duplice motivazione di una scelta forse unica, in netta contrapposizione a ricostruzioni, storiche o cinematografiche, ormai superate dalla maggior parte dei critici, è scritta ai piedi della statua: <<Nerone Claudio Cesare Augusto Germanico, nato ad Anzio il 25/12/37 d.C. con il nome di Lucio Domizio Enobarbo, figlio di Gneo Domizio Enobarbo e di Agrippina Minore, sorella dell’imperatore Caligola. Nel 54 d.C. divenne imperatore per acclamazione dei pretoriani. Durante il suo principato, l’Impero conobbe un periodo di pace, di grande splendore e di importanti riforme. Morì il 9 /6/ 68 d.C.>>.

Ebbene sì, la crudele leggenda secondo la quale Nerone fosse un perverso piromane è stata sfatata! Di vero, potrebbe esserci che abbia decretato la morte della propria madre, di Seneca, saggio precettore e sagace consigliere, nel momento in cui dai suoi servigi non traeva più alcun giovamento, di aver perseguitato i cristiani! Ma come avrebbe potuto un uomo, anche se di nobili origini, conquistare il potere e, soprattutto, mantenere i propri privilegi, senza possedere una notevole dose di cinismo, oltre che di smodata ambizione?! Nerone come tanti, nella sua epoca e … oggi?

Ciò che gli fa onore, sicuramente e comunque, è l’aver donato ai suoi sudditi “un periodo di pace, di grande splendore e di riforme importanti”.

Di tali meriti e non solo, ci parla la statua posta tra il cielo e la terra, in un perenne anelito verso il mare: privo della riccioluta ed ambigua barbetta, il giovane volto, ingentilito anche da un naso stilizzato, ha fattezze morbide, accattivanti, accentuate da una chioma folta e composta.

Una tale sensazione di rassicurante pacatezza, però, svanisce quando i suoi magnetici occhi “chiari” catturano lo sguardo degli astanti: fierezza, dignità, consapevolezza del proprio ruolo ma, anche, nostalgia e rimpianto sono racchiusi nello sguardo pensoso e “vivo” del controverso regnante.

Osserva e, con il braccio destro teso, indica il mare, l’orizzonte … cosa cerca … cosa vorrebbe che apparisse: navi vocianti, cariche di mercanzie, che fendono, con alterigia, le onde del mare? Soavi e silenti velieri, che sfiorano la superficie del mare, con il loro più prezioso carico di musici, di arpe, di cetre, di poeti, di attori, di sogni?

Chissà?! Alla terra, invece, è rivolto il braccio sinistro, in un atteggiamento più concreto, più volitivo che simboleggia, forse, il desiderio di riappropriarsi del luogo da cui tutto ha avuto origine.

L’opera, nel suo insieme, richiama la statuaria romana, con precisione quella celebrativa, per il realismo delle forme e l’equilibrio compositivo, ma non per l’andamento e per la regolarità delle pieghe della toga.

Laura Siconolfi

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