MUSEO ARCHEOLOGICO: DODICI ANNI DI GRANDI INIZIATIVE

MUSEO ARCHEOLOGICO: DODICI ANNI DI GRANDI INIZIATIVE

Il Museo Civico Archeologico di Anzio inaugurato il 15 giugno 2002 è decisamente uno dei fiori all’occhiello di questa città; in questi 12 anni ha accolto migliaia di visitatori provenienti da ogni parte del mondo. Le cifre dei registri parlano chiaro e, contano quasi 192 mila presenze totali.

Abbiamo intervistato la Responsabile Giusi Canzoneri, per conoscere il modus operandi, le attività svolte e i progetti futuri.

D: Gentile Canzoneri, ci può illustrare, brevemente, le origini del museo…

R: l Museo Civico Archeologico occupa parte del pianterreno di Villa Adele, è una costruzione con nucleo seicentesco, voluta dalla famiglia Pamphilj ed ampliata tra il Settecento ed i primi anni del Novecento dai successivi proprietari. Attualmente la villa e l’annesso giardino sono di proprietà comunale. Il pianterreno ospita oltre al Museo, una grande sala polifunzionale a tutt’oggi sala espositiva del MCA, ed il Museo dello Sbarco. Al secondo piano dell’edificio è posta la Biblioteca Comunale. Il Museo Civico Archeologico di Anzio è stato aperto al pubblico il 15 giugno 2002 ed illustra la nascita dell’antica Antium, con approfondimenti relativi ad alcuni aspetti peculiari della città in età antica, quali le ville, il porto, la marineria. I materiali esposti provengono sia da recuperi che da recenti scavi archeologici ma tutti rigorosamente dal territorio anziate. Il percorso è scandito da totem informativi, dove sono riportati passi di autori antichi, corredati da un commento che illustra gli eventi più significativi della storia della città. Il Museo acclude nove sale espositive. Nasce per restituire alla città e ai cittadini, legittimi proprietari, la storia e l’evoluzione culturale del territorio.

D: Il reperto più singolare o che attrae maggiormente la curiosità dei visitatori

R: Il Mosaico Pavimentale, della fine del II – inizio del III sec. d.C., figurato a tessere bianche e nere collocato nella Sala delle Conchiglie è il primo reperto che i fruitori BA (Fruitori di Beni Archeologici, ndr), incontrano entrando nel museo e si presta ad una bella narrazione. In realtà, il reperto che suscita più curiosità ed attenzione è il Guttus, antico oggetto dedicato ai neonati.

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D: Avete acquisito nuovi reperti negli ultimi anni?

R: Sì, attraverso decreti di affidamento temporanei del Mibact che scadono nel 2018.

D: Di quali reperti parliamo?

R: De Il Ninfeo di Ercole. Una nicchia musiva rinvenuta ad Anzio nel 1927 nei pressi di Villa Corsini – Sarsina e proveniente dal Museo Nazionale Romano di Palazzo Massimo.

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D: Tra deposito e sale espositive avviene una periodica rotazione?

R: No, perché i materiali in magazzino non presentano un grande interesse e quelli più interessanti dovrebbero essere sottoposti a restauro. Inoltre si dovrebbero modificare le vetrine.

D: Qual è il criterio adottato nell’ordinamento delle sale espositive?

R: L’ordinamento è tematico. Il progetto scientifico dell’allestimento è stato curato da Alessandro Maria Jaia il nostro referente scientifico esterno.

D: All’interno del museo organizzate anche mostre di arte contemporanea, come avviene l’integrazione fra i diversi contesti, adottate un allestimento differente?

R: Sì, l’idea di proporre, esporre ed integrare artefatti, formalmente ‘estranei’ al contesto archeologico, nasce dalla ricerca e dalla sperimentazione, che questo museo ha avviato da circa un decennio. Un progetto di dialogo tra, archeologia e arte, elaborato attraverso l’uso di tre livelli integrati di studio e di osservazione. Una prima fase con intento conoscitivo e di approfondimento oggettivo, in cui avviene una lettura rigorosa del materiale archeologico volta alla conoscenza delle generalità peculiari dell’oggetto. Una seconda fase, sempre con intento conoscitivo, ma di approfondimento soggettivo in cui avviene una propria lettura interpretativa e una terza ed ultima fase dall’intento elaborativo con azione integrativa, ovvero, viene individuata la parte lacunosa del materiale archeologico, si attua una valutazione funzionale del contesto di riferimento e si verifica se tra oggetto contemporaneo e materiale archeologico si instaura una relazione. Questa operazione prende il nome di R. di A.O. – Relazione di Aiuto Oggettuale, un allestimento sperimentale che produce un legame tra oggetto concreto, che sia archeologico o contemporaneo, il contesto di accoglienza, in questo caso il museo, e il visitatore.

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D: A quante mostre o progetti avete rinunciato negli ultimi anni per effetto della crisi?

R: Alla mostra annuale archeologica. L’ultima mostra archeologica è stata organizzata nel 2012.

D: Quali sono le attività didattiche che proponete per le scuole?

R: Le attività sono tantissime e di natura sperimentale. Recentemente abbiamo dato vita al MOT – Museo Oggetto Transizionale per bambini dai 2 ai 5 anni. Quando un bambino arriva al museo è sempre accompagnato dai genitori o dai nonni. La sua condotta naturale, nell’approcciarsi al museo, lo porta a muovere da un ambiente conosciuto ad un ambiente sconosciuto. Nel corso degli anni abbiamo osservato ripetutamente che i bambini piccoli durante tutto il percorso di visita mantengono costante il contatto con le figure adulte di riferimento attraverso la mano e in alcuni casi chiedendo di essere presi in braccio. Prestare costante attenzione ai nostri piccoli FruitoriBA, ci ha indotto a pensare che per un bambino piccolo entrare in un museo archeologico possa risultare un’esperienza ansiogena e a volte dolorosa in quanto entra in relazione visiva ed emozionale con oggetti di grande dimensione, inanimati e soprattutto lacunosi: statue senza braccia, senza testa. Teste senza corpo, mani, piedi e molti altri materiali estranei al vissuto del bambino. Ecco perché nasce il MOT, nasce per aiutare i bambini piccoli a vivere l’esperienza-museo con serenità, in compagnia di un animaletto morbido di stoffa che troverà ad aspettarlo all’ingresso del Museo.

D: Mentre la vostra strategia di comunicazione verso il grande pubblico?

R: Per raggiungere il grande pubblico facciamo uso dei social media quali Facebook, Twitter e Google Plus.

D: Avete mai pensato a fornire dei servizi aggiuntivi come, ad esempio, un Bookshop?

R: Sì, ma troppo complesso per il momento. Ad oggi il museo è dotato di un sofisticato sistema di allarme di ultima generazione, incluse le vetrine, collegato con una centrale operativa attiva 24 ore su 24. Inoltre, i reperti sono coperti da una polizza assicurativa, cosa che non tutti i civici hanno.

D: Avete materiale divulgativo? Una guida? Un catalogo?

R: Ufficialmente no, ma abbiamo due volumi realizzati dalla recente spolveratura straordinaria che praticamente è il catalogo del museo.

D: L’area archeologica di Anzio è molto estesa, organizzate delle visite guidate tra Museo, Parco Archeologico e Teatro Romano?

R: Sì, come quelle organizzate lo scorso 20 e 21 settembre in occasione della 31a edizione delle Giornate del Patrimonio. Il Museo Civico Archeologico ha attivato, a tal proposito, lo Storytelling, ovvero una ‘Scuola di In-Formazione’ per i cittadini, attraverso un percorso didattico – pedagogico, che adotta il metodo della narrazione, per rendere facilmente comprensibile e coinvolgente la storia di Anzio.

D: Chiudiamo l’intervista con una domanda di rito. Nuovi progetti all’orizzonte?

R:Sì, tanti. In particolare per il Museo Civico Archeologico un progetto scientifico relativo alla nuova organizzazione dei magazzini. Un progetto che comporta una notevole spesa e dunque cercheremo sponsor.

Guendalina Sabba

 

 Per informazioni:

Tel. 0698499479 – Cell. 3284117535 – Fax 0698499408

Mail: museoarcheologico@comune.anzio.roma.it

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