L’INTRIGANTE STORIA D’AMORE E DI MISTERO TRA NERONE E LA FANCIULLA DELLA VIA APPIA, VISTA DA SILVIA MATRICARDI

L’INTRIGANTE STORIA D’AMORE E DI MISTERO TRA NERONE E LA FANCIULLA DELLA VIA APPIA, VISTA DA SILVIA MATRICARDI

Sabato 10 dicembre, alle ore 18,30 nei locali della libreria ‘Magna Charta’ di Stefano Ricci, in Via Ardeatina 450, a Lavinio mare, si terrà la presentazione del libro ‘In Aeternum’ di Silvia Matricardi (ed. Youcanprint).

Ad incontrare l’autrice saranno Maurizio D’Eramo, direttore di ‘Anzio Space.com’ e Michelangelo Pastore, Presidente dell’Associazioe ‘Leonardo di Ardea’.

Silvia Matricardi, giornalista e grafico del territorio, 23 anni di giornalismo alle spalle, è al suo quinto lavoro come scrittrice. Dopo “Il drago e l’Unicorno” (una storia fantasy),  e la serie di lavori interconnessi “Ardit” (romanzo fantasy),  “Amnesia” (racconto fantascienza – fantasy). “ELE – Evento Livello Estinzione” (romanzo fantascienza), esce ora con “In Aeternum”. Storie, queste ultime quattro, che come detto, sono tutte interconnesse tra loro, ma anche indipendenti, dando la possibilità al lettore di essere lette anche senza passare per le precedenti.

Benché sulla quarta pagina di copertina, si legge che questo libro è una “storia d’amore e di odio, di vita e di morte, di fantasmi e di magia, di calunnie e di faticosa ricerca della verità…“, leggendolo si scoprirà che è soprattutto una bellissima ed insolita storia di un amore impossibile, ambientato duemila anni fa, in parte proprio a queste latitudini, tra Kalla, la protagonista femminile che nella storia diventa una Vestale col nome di Etia e l’imperatore Lucio Domizio Enobarbo Nerone… una storia d’amore, dicevamo, che pur varcando periodi temporali, fino a rasentare il paranormale, rimarrà impossibile da realizzarsi per tutta una serie di motivi, di cui non vogliamo svelare il segreto per non togliere la sorpresa a chiunque volesse leggere il romanzo.

Ma la storia d’amore tra Nerone ed Etia non è la sola storia del romanzo, che con una splendida ed intrigante trama, si snoda attraverso racconti antichi e medioevali, per finire davanti al basamento della statua di Nerone eretta nel 2010 ad Anzio.

Le vicende di ‘In Aeretum’ hanno inizio da un ritrovamento, che qualcuno potrebbe credere fantastico ed inventato, mentre appartiene del tutto alla realtà storica; il ritrovamento di un sarcofago risalente al primo secolo d.C., avvenuto nell’aprile del 1485 nella tenuta dei frati Olivetani di S.Maria Nova, sulla Via Appia, e contenente i resti di una fanciulla, passata poi alla storia come la ‘Fanciulla di via Appia’.

Un rinvenimento che farà parlare molto di se e che scomoderà le più importanti penne del momento (tra cui quella di Stefano Infessura, uno dei più importanti letterati romani del periodo, che ci ha lasciato un Diario della città di Roma del suo tempo), e questo per la sua straordinaria particolarità…

Scrive a rigurdo l’Infessura: “Rinvennero (parliamo dei frati) una cassa marmorea  coperta da una lapide marmorea sigillata. Una volta aperta, vi trovarono un corpo femminile intatto, avvolto in una mistura aromatica. Aveva una cuffia d’oro in capo e i biondi capelli sulla fronte e dal colorito della carne pareva viva. Gli occhi e la bocca erano semi aperti: tirando in fuori la lingua, questa tornava al posto sua appena lasciata. Le braccia si poteva alzare e abbassare, come se non fosse morta. Rimase per molti giorni nel Palazzo dei Conservatori, dove a causa dell’aria, il suo colorito mutò a tal punto che il volto si fece nero, tuttavia non si decomposero nè la carne nè il grasso” .

Signora Matricardi, la prima domanda è d’obbligo: come è nata l’idea e la realizzazione di quest’opera?

L’dea del libro è nata da un lungo studio per fare un articolo sul giornale ‘informare’ di cui sono stata direttrice per moltissimi anni, e dove tenevo una rubrica sugli ‘Eventi misteriosi’. Mi sono imbattuta in questa storia solo per farci un articolo, quindi, ma mi ha talmente colpito che ho trovato tanto di quel materiale documentale che non poteva essere assunto in un semplice articolo, ma meritava di uno spazio più approfondito. Poi la storia mi ha talmente ‘preso’ che ho immaginato di scriverci sopra un racconto, che poi è diventato un romanzo, anche perché ad un certo punto mi si è incrociato sopra, fin molto bene, le vicende di Nerone. Ho affrontato il caso come giornalista e sono rimasta intrigata dagli interrogativi che lascia aperti, dall’alone di mistero che ancora si percepisce, intorno a questa storia, a distanza di secoli. Chi era questa ragazza così bella da lasciare quasi storditi i cronisti di 500 anni fa? Che tipo di trattamento ha reso possibile la perfetta preservazione del suo corpo per 15 secoli? Quale misteriosa sostanza aromatica era in grado di garantire un simile risultato senza imbalsamazione e mummificazione? Un procedimento così sofisticato non era sicuramente alla portata di una ragazza del popolo, quindi doveva essere una donna speciale ed importante, ma per quale motivo non c’erano iscrizioni sul suo sarcofago? Perché è stata sepolta nuda? Che fine ha fatto quel cadavere? Lei ha citato il resoconto di Stefano Infessura, questi è uno dei molti che raccontano la storia della Fanciulla, altri riferiscono che appena il sarcofago fu aperto, una luce si diffuse dal suo interno, per poi spegnersi subito dopo. Che tipo di lucerna ha potuto ardere per mille e cinquecento anni? Colui che ne ha fatto un disegno, dice addirittura che “Se non ci fosse la testimonianza di tutta Roma il fatto sembrerebbe incredibile…»  Anche questo mi ha colpito della vicenda. I vari testimoni, anche se in contraddizione fra loro in merito a data e dettagli del ritrovamento, concordano tutti su pochi elementi: l’incomparabile bellezza della ragazza, sembrava ancora viva, era stata sepolta quindici secoli prima, indossava solo un anello al dito ed una fascia d’oro tra i capelli. Quasi ogni cosa che riguardi la fanciulla della Via Appia, è un mistero. Forse, però, siamo in grado di svelare il suo aspetto fisico. Nel 1883 lo storico dell’arte tedesco Henry Thode ha pubblicato la sua teoria al riguardo. È certo che il busto in cera e terracotta raffigurante fanciulla, ancora oggi esposto nel museo di Lille, in Francia, sia un manufatto fiorentino eseguito alla fine del Quattrocento, nella cerchia del Verrocchio, e che sia stato realizzato a partire dal calco in cera del volto di un cadavere, pratica molto diffusa all’epoca. Thode è convinto che il cadavere in questione sia proprio quello della fanciulla romana della Via Appia”.

Si parla che legata alla fanciulla ci sia una storia di fantasmi, che il suo spirito inquieto continuasse ad aggirarsi nel luogo in cui la sua sepoltura fu profanata?

“Ce lo racconta Danilo Maestosi, su ‘Il Messaggero’ del 10 maggio 2006, quando ci da notizia che lo Stato è riuscito ad acquisire la tenuta di Santa Maria Nova, sull’Appia Antica, ad un prezzo stracciato. Un affare concluso proprio grazie all’effetto “calmierante” determinato dalla presenza infestante del fantasma della Fanciulla della Via Appia, perché il fondo acquisito è esattamente il terreno intorno al casale Statuario dove quel corpo straordinariamente preservato fu rinvenuto. È stato proprio questo articolo a convincermi a scrivere il racconto, che poi è diventato un romanzo, sulla “Fanciulla”. Perché ai numerosi elementi misteriosi già presenti si aggiungeva perfino il fantasma, per ammissione della stessa Sovrintendenza per i Beni archeologici del Lazio. Nel 1968 il casale e la tenuta furono acquistati dai coniugi Ewan Kimble, lui storico e lei ricca ereditiera. Vivere nel casale si rivelò impossibile: lo spettro di una giovane fanciulla turbava il sonno di abitanti ed ospiti, nomi del calibro di Grace di Monaco e Brigitte Bardot. E dunque la decisione di vendere, anzi, svendere. Per stessa ammissione della Soprintendenza di Roma, lo Stato ce l’ha fatta grazie al fantasma, che ha tenuto il prezzo basso”

Un altro dei protagonisti di “In Aeternum” è Nerone. Con Nerone entriamo in un’altra particolarità, di questo romanzo … quello della provocazione.

Tutto il libro ne è pieno, in un certo senso sembra quasi che lei voglia ribaltare la storia, capovolgere i ruoli in cui sono stati collocati o quantomeno raccontati, quasi tutti i personaggi. Quelli da sempre considerati come i buoni o positivi, ne escono un po’ malconci, mentre quelli di cui la fama e la leggenda, ha tracciato dei contorni un po’ più ‘neri’, ne escono come dei personaggi esemplari… vedi Burro, Simon Mago e, primo fra tutti, Nerone.

Da che nasce questa esaltazione e questa voglia di redimerlo?

“Quando ho deciso il periodo in cui far vivere e morire la Fanciulla della Via Appia, potendo spaziare da poco prima di Cristo all’anno 100, ho scelto l’epoca neroniana, perché mi consentiva di dare riscontro ad una serie di “coincidenze” riguardo i luoghi connessi con Santa Maria Nova. Una decisione che mi ha portato a studiare il personaggio – anch’egli noto fantasma delle leggende romane – andando “oltre” la versione comunemente nota, che ho sempre trovato un po’ troppo da cattivo dei fumetti, poco credibile. È un vizio del mestiere di giornalista: si scava e se grattando la crosta dell’opinione comune esce fuori qualcosa di diverso, allora si scava ancora di più. Nel corso di questa operazione mi sono imbattuta nello splendido lavoro di Massimo Fini “Nerone, duemila anni di calunnie” e poi in quello del geniale Gerolamo Cardano “Elogio a Nerone”, quest’ultimo quasi contemporaneo al ritrovamento della Fanciulla (1562). Man mano che seguivo la bibliografia ed approdavo alle ricerche di altri studiosi, emergeva un Nerone completamente diverso. Non un santo, naturalmente. Un figlio del suo tempo, per certi versi, pu essendo un visionario, uno statista ed un letterato talmente all’avanguardia da essere del tutto incomprensibile per i suoi contemporanei. Per questo mi ha colpito. Perché la cattiva pubblicità e la calunnia sono riusciti, per più di duemila anni, a tramandarne un’immagine talmente distorta da giungere probabilmente ad essere l’opposto del vero. Nerone fu uno statista visionario, un atleta, un artista ed un uomo con una cultura talmente vasta e raffinata da risultare quasi un alieno per i suoi contemporanei. Non lo capivano e ne erano scandalizzati. Soprattutto a causa della sua politica di estrema agevolazione del popolo e dei deboli, in danno dei potenti e degli aristocratici. In altre parole il popolo lo adorava ed i nobili lo odiavano e lo temevano. Parlava cinque lingue, chiamava per nome tutti i suoi collaboratori, anche i servi, odiava lo spargimento di sangue, ricorreva sempre alla diplomazia, se era possibile, ed a punizioni non cruente. Praticamente ogni cosa che lo riguardi ci è stata tramandata stravolta. È probabilmente l’uomo più calunniato di sempre. Ed il suo fascino è proprio racchiuso in questo. Redimerlo, mostrare l’uomo che probabilmente è stato, diventa quasi un atto dovuto per ripristinare un po’ di giustizia, anche se tardiva. Da giornalista non posso resistere ad una simile tentazione: svelare una verità nascosta, sbugiardando due millenni di menzogne. Ha lo stesso potente richiamo di uno scoop…

Soprattutto perché la calunnia continua ancora oggi, benché gli storici abbiano da tempo rivalutato Nerone, ma questo cambio di rotta non ha ancora raggiunto le scuole e l’immaginario collettivo. Anche Nerone è uno spirito in pena, un fantasma famoso che si aggirava dalle parti di porta Flaminia, dove si trovava la sua tomba. Un grande albero di noce attirava i corvi, con grande preoccupazione del papa, anche perché intorno a quell’albero funesto si svolgevano oscuri riti pagani e su quella tomba non mancavano mai fiori freschi, anche a distanza di mille anni dalla morte di Nerone. Così il papa Pasquale II nel 1099 fece abbattere il noce, recuperò l’urna con le ceneri di Nerone e le disperse nel Tevere, con un solenne esorcismo. Quindi vi edificò sopra Santa Maria del Popolo… tutto questo per esorcizzare il ritorno di Nerone, il castigatore dei ricchi e difensore del popolo oppresso. Un ritorno che la povera gente di Roma ancora attendeva, dopo dieci secoli…”

Quindi abbiamo un ritrovamento misterioso che appartiene alla storia, dei fantasmi che appartengono alla leggenda, una vestale, un imperatore calunniato e…  Simon Mago.

“Secondo gli Atti degli Apostoli, Simon Mago era il consigliere particolare dell’imperatore Nerone. Non c’è altro documento a riscontro, ma il testo sacro era per me un motivo più che sufficiente per includerlo nella trama. Da queste stesse fonti sappiamo che Simon Mago veniva dalla Samaria e fu contemporaneo di Gesù e degli apostoli. Ci viene detto che fu un discepolo di Filippo e di Giovanni Battista, che operava magie e conosceva una misteriosa sapienza. Poi tentò di corrompere San Pietro per avere lo Spirito Santo, finì con una sfida sul Palatino, a Roma. Simon Mago spiccò il volo e San Pietro si inginocchiò, pregando gli angeli di farlo cadere. Simon mago cadde e morì in seguito alle conseguenze di tale caduta. Dove il ginocchio di Pietro si posò in terra restò un’impronta e… indovinate un po’ di che luogo si tratta? Della basilica di Santa Maria Nova sul Palatino, oggi Santa Francesca Romana, dove il sasso con l’impronta è ancora visibile… La stessa basilica tenuta dai monaci Olivetani che profanarono la tomba della fanciulla della via Appia. Ed ecco una delle coincidenze legate ai luoghi della Fanciulla, di cui parlavo prima, che mi hanno indotto a collocare la sua storia all’epoca di Nerone. Simon Mago era un innesto semplicemente perfetto nella trama di ‘In Aeternum’ Anche Simon Mago, come Nerone, è stato vittima di cattiva propaganda. Diventato il simbolo della malvagità, della corruzione e dell’eresia, probabilmente non era nulla di tutto ciò. Forse era perfino esattamente il contrario di quanto gli ‘Atti degli Apostoli’ ci descrivono. Ma questa sarebbe un’altra storia”

C’è molta storia documentata in questo romanzo…

La ricerca della verità sforzandosi di vedere oltre i veli della calunnia, delle interpretazioni fuorvianti e delle mistificazioni dei vincitori è uno degli argomenti di fondo di tutte le mie opere. È qualcosa che mi sta particolarmente a cuore, come la fusione fra storia vera ed immaginazione. In un romanzo come In Aeternum con una dominante caratteristica storico-realistica, emerge con maggiore chiarezza, in tutti gli altri è qualcosa da scoprire, un quesito che – nelle intenzioni – deve in qualche modo rappresentare un tarlo nella mente del lettore, destinato a chiedersi, continuamente: ma sarà vero?”

Qual è, allora, il confine tra realtà ed immaginazione in questo romanzo?

Gli apporti di fantasia sono pochi. La parte narrativa dal 2006 fino agli eventi nel futuro è quasi interamente frutto dell’immaginazione, sebbene le ambientazioni siano realistiche. L’identità della Fanciulla, la sua storia e la sua morte, sono anch’essi immaginari, così come il giallo dei rapimenti seriali dei bambini. Anche Simon Mago è interamente ricostruito con la fantasia, incluso ogni dettaglio del suo rapporto con San Pietro. Discorso inverso per quanto riguarda Nerone, dove mi sono limitata a raccontare dati storici accertati, con pochissime eccezioni. Le parti narrative riferite al rinascimento sono quasi esclusivamente resoconti storici, quelle medievali rendicontano antiche leggende e tradizioni popolari. In questo modo le vicende realmente accadute si intrecciano e sfumano con le leggende, con il mito e con la fantasia”.

A questo punto, a quale genere appartiene il suo romanzo?

“È stato definito “fanta-storico”, in realtà fonde più generi e perfino più stili. È un romanzo d’amore, è un giallo, è anche un romanzo d’avventura, una storia di fantasmi e di magia, c’è un tocco di fantasy e c’è perfino un po’ di horror, con gli oscuri e cruenti rituali segreti della Roma arcaica. C’è mistero e paranormale, miscelato con la storia e l’archeologia. Una narrazione che copre duemila anni, svolgendosi ai giorni nostri, nel Rinascimento, nell’epoca di Nerone e nei periodi intermedi.  L’ambientazione si svolge tra Roma ed Anzio, passando per Ardea”.

A questo punto accomiatandoci dalla scrittrice, non ci resta che invitare i lettori di Anzio Space a presenziare all’evento, ricordando che come è solito fare, al termine delle presentazioni del romanzo, la scrittrice intratterrà tutti i presenti con una degustazione di miele dop locale.

 

 

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