L’ESTATE FINISCE CON BRUSCHETTA

L’ESTATE FINISCE CON BRUSCHETTA

Stefano Ricci, bookpusher di Lavinio, come suole soprannominarsi lui stesso, è riuscito anche questa estate a creare, all’interno della sua libreria ‘Magna Charta’ (Via Ardeatina, 460) una serie di incontri sia letterari che di musica ‘d’autore’ che hanno riscosso molto apprezzamento tra i locali e i villeggianti di Lavinio, e (pur non essendo l’ultimo evento in programma) proprio come la solita ciliegina sulla torta, è riuscito a presentare martedì 29 agosto il libro ‘Manuale di sopravvivenza dell’attore non protagonista’ (Fazi Editore), seconda fatica letteraria del cinquantacinquenne attore, nonchè sceneggiatore e regista messinese, Ninni Bruschetta che ha presenziato all’avvenimento.

Un colpo di coda, quello voluto dal proprietario sempre pronto a creare all’interno della sua libreria avvenimenti che possano portare della sana cultura ad un luogo come Lavinio mare, che ha ormai perso la sua identità di quartiere d’elitè, come era negli anni sessanta, per divenire un luogo senza più un’anima, sia civile che culturale, riscontrabile anche negli spettacoli proposti dalla Pro loco in piazza Lavinia, ben lontani da quelli di qualche anno fa, quando tutti i villeggianti potevano assistere alle performance di cantanti o comici di un certo rilievo nazionale (Anna Oxa, per citare l’ultima).

Ecco così il perchè della presenza di un ‘grande’ dello spettacolo italiano, di quelli che bene o male ti ritrovi quasi tutte le sere in TV, pur non raggiungendo mai il ruolo di vero ‘protagonista’ (anche se lui stesso ha ironizzato sul fatto che in una occasione, protagonista lo fu per davvero, quando nel 2003 interpretò ‘Cinghiali di Portici’ di Diego Olivares).

Come abbiamo accennato, si tratta della sua seconda fatica letteraria, ma mentre nella prima ‘Il mestiere dell’attore’ (edito nel 2010 da Bompiani, con una prefazione di Franco Battiato), si trattava di un lavoro ‘impegnato’, dove Bruschetta in ‘prima persona’ parlava di come mettere in scena un testo, rivolgendosi a lui stesso e agli attori, stavolta si tratta di qualcosa di più leggero, si parla a 360 gradi del suo mondo, di impegni, di provini, di casualità che portano a cambiare una carriera e l’intera esistenza… e con la sua ironia pungente ci fa sbirciare dentro di esso.

E’ uno sguardo allo spettacolo al mondo che gli appartiene, e come tale, da buon ‘non protagonista’ riesce a leggerne le manchevolezze affermando che la colpa di una caduta di tono della fiction italiana non va ricercata tra i protagonisti, quindi non tra chi la fa, ma proprio nel sistema della produzione della fiction italiana, andando giù duro, come si suol dire, senza peli sulla lingua, attaccando quelle produzioni che fanno il bello e il cattivo tempo nel settore. “Ci si inventa un’operazione, convinti che attraverso questa si può arrivare al pubblico, dimenticando che l’unico modo per arrivare al pubblico è raccontare una storia, bella se è possibile“.

E questa sua colpevolizzazione del sistema, lo si incontra proprio nella pagina d’apertura del libro, di questo (è lui a definirlo in questa maniera) che è un lungo racconto, un racconto di un ‘punto di vista’, il suo: “Ho capito che il pubblico è una variabile  incontrollata  e che  tutto ciò che succede al di là dello schermo è imprevedibile, del tutto privo di regole, se non fosse per questo mi accingerei a scrivere il requiem della fiction italiana, che a naso sembrerebbe crollata, deceduta improvvisamente negli ascolti e soprattutto nella qualità”.

Una serata, quella passata nella libreria ‘Magna Charta che ci ha mostrato un Bruschetta che non ti aspetti, lontano dal personaggio di Duccio, il direttore cocainomane della fotografia in ‘Boris‘ o dal poliziotto Alfiere in ‘Squadra Antimafia’, un Bruschetta capace di allontanarsi dai discorsi prettamente televisivi, per parlare di impegno civile affrontando temi sociali, legati non solo della sua terra natale, ma anche a quelli nazionali, ricordando il suo impegno politico e le lotte fatte in una breve esperienza politica accanto a Claudio Fava in occasione delle ultime elezioni regionali in Sicilia.

Insomma un Ninnì Bruschetta, che come ha detto uno dei tanti spettatori intervenuti alla presentazione, è un Bruschetta “dal volto umano, simpatico, lontano da quello che molte volte si vede nelle fiction”.

Insomma un libro in cui dal tema dell’attore protagonista o non, si toccano una serie di ‘punti di vista’ su come è pensata ed ideata la Televisione in Italia, con una visione miope del mercato che viene indirizzato verso certe produzioni, molte volte pensate a tavolino solo per ‘guadagnare in soldi ed in audience, ma fatte male, con protagonisti scelti a tavolino perchè imposti da un mercato fasullo o da raccomandazioni… ecco è questo il protagonismo da combattere, quello voluto, pensato, preordinato a tavolino e non da una meritocrazia fatta in tanti anni di gavetta.

Maurizio D’Eramo

 

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