Le piccole imprese ai tempi del jobs act e il ritorno dell’Italia dei comuni

Le piccole imprese ai tempi del jobs act e il ritorno dell’Italia dei comuni

Il 12 dicembre  a Villa Sarsina la 3° Assemblea Nazionale CEPI-UCI – Il quadro generale macro e micro economico del nostro Paese negli ultimi vent’anni è profondamente mutato.  Il rapporto dei lavoratori e delle imprese con le istituzioni e con i centri urbani potrebbe subire un profondo stravolgimento.

La Globalizzazione dell’economia, le modifiche alle regole che avevano normato i rapporti di lavoro per decenni, la diversa percezione della sicurezza e del futuro potrebbero portare ad un’inversione di tendenza nel rapporto periferia centro che caratterizza gli stati moderni. La storia, la cultura e il tessuto economico dell’Italia ha comunque sempre frenato la forza centripeta delle grandi metropoli.

Per questo Cepi ha deciso di svolgere la sua assemblea nazionale in uno dei più interessanti piccoli centri del nostro Paese: Anzio. Crediamo che il futuro della nostra economia sia legato allo sviluppo dei suoi campanili. Anzio per la sua felice posizione sul Mediterraneo può divenire anche grazie al porto che si appresta a costruire, uno dei punti di riferimento per la crescita del Paese attraverso lo sviluppo delle sue mille città non metropolitane. Anche il discorso sul Casinò che si riapre contribuisce a definire questo quadro.

Ci troviamo di fronte a due vie possibili una è quella dell’allargamento a dismisura delle aree delle grandi metropoli, per cui ci troviamo ad avere i confini dell’area metropolitana di Roma che lambiscono l’Abruzzo, l’altra è quella di valorizzare le identità e i punti di forza dei piccoli e medi centri urbani e produttivi in un sistema integrato.

I cambiamenti avvenuti in Italia negli ultimi decenni hanno portato le PMI da una centralità produttiva ad una marginalità socio-economica, questo è dovuto in parte alla globalizzazione e alle delocalizzazioni con i loro riflessi economico sociali e al mutamento del sistema produttivo. Insieme dobbiamo trovare una strada che ci permetta di uscirne. Solo un patto tra produttori e una rete che metta in relazione i centri medio piccoli potrà farci riprendere la strada giusta.

Per il momento l’incremento demografico non si è sempre tradotto in una crescita economica equivalente, questo deve essere l’obiettivo.

I dati degli ultimi anni  mostrano che la maggior parte degli spostamenti di popolazione all’interno del nostro territorio nazionale avviene in ambito intraregionale e intraprovinciale (ben il 75%). Questo avviene per una serie di motivi tra i quali il minor costo della vita nei centri medio piccoli rispetto a grandi città come ad esempio Roma, la presenza di infrastrutture che permettono comunque lo spostamento verso i grandi centri senza la necessità di risiedervi direttamente, la migliore qualità della vita. Si riporta in tal senso l’esempio della città di Anzio che ha visto negli ultimi anni un’incremento in percentuale di popolazione maggiore di quello registrato nella città di Roma, nel 2014 parliamo di un 46% a fronte di un 0,30%.

La coesione sociale e lo sviluppo devono necessariamente passare attraverso il quadro mutato dei rapporti tra centro e periferia. In questo senso vanno pensate infrastrutture, servizi e digitalizzazione. La banda larga è una delle infrastrutture necessarie per rendere centrale ogni periferia. Non solo l’Italia è in grande ritardo sull’Agenda Digitale Europea ma dobbiamo registrare un digital devide anche all’interno del nostro Paese che non tiene conto del mutato contesto economico e demografico, in sfavore dei centri medio piccoli.

Le piccole, medie e micro imprese restano il nerbo dell’economia del Paese e per dimensione, storia e capacità devono essere messe nelle condizioni di poter scegliere i piccoli centri come Hub di sviluppo.

La città di Anzio può essere uno straordinario laboratorio per dimostrare quanto le mille città storiche del nostro Paese possano essere il fulcro della leva dello sviluppo.

Alcuni dati che mostrano l’attrattività dei piccoli medi centri:

Il caso Anzio

Di seguito l’Incremento demografico del comune di Anzio

Anno Residenti Variazione Note
1861 0    
1871 1.070 0,0% Minimo
1881 1.562 46,0%  
1901 3.449 120,8%  
1911 4.506 30,6%  
1921 5.340 18,5%  
1931 6.552 22,7%  
1936 7.025 7,2%  
1951 10.685 52,1%  
1961 15.889 48,7%  
1971 22.927 44,3%  
1981 27.169 18,5%  
1991 33.497 23,3%  
2001 36.952 10,3%  
2014 ind 53.986 46,1% Massimo
Evoluzione Residenti

Dati ANCI – Fonte Istat

 

Il fenomeno dell’incremento delle popolazione residente nei piccoli e medi centri è un fenomeno generale che riguarda il sud come il nord come il centro della nostra penisola come dimostrano questi dati:

 

Comuniverso: i primi 100 Comuni con maggiore crescita di popolazione
 Regione Provincia Comune Popolazione
(Istat 1971)
Popolazione
(Istat 2015)
Incremento popolazione
(%)
1 Lombardia Milano Basiglio 440 7.750 1.761
2 Lazio Roma Capitale Ardea 6.190 48.926 790
3 Lombardia Milano Assago 1.130 8.754 774
4 Sicilia Catania Mascalucia 4.440 31.699 713
5 Lombardia Pavia Roncaro 220 1.540 700
6 Campania Caserta Castel Volturno 3.660 25.135 686
7 Piemonte Vercelli Caresanablot 180 1.129 627
8 Lazio Roma Capitale Ladispoli 7.250 40.891 564
9 Sicilia Catania Camporotondo Etneo 910 4.955 544
10 Lombardia Pavia Ceranova 410 2.081 507
11 Puglia Taranto Leporano 1.630 8.051 493
12 Campania Napoli Quarto 8.290 40.647 490
13 Lombardia Pavia Cura Carpignano 1.000 4.840 484
14 Sicilia Catania San Pietro Clarenza 1.570 7.588 483
15 Lombardia Milano Zelo Surrigone 360 1.711 475
16 Lazio Roma Capitale Fiano Romano 3.260 15.173 465
17 Liguria Savona Boissano 530 2.460 464
18 Lombardia Milano Pieve Emanuele 3.500 16.179 462
19 Lombardia Milano Bubbiano 520 2.405 462
20 Lazio Roma Capitale Formello 2.810 12.855 457
21 Lombardia Milano Noviglio 1.000 4.553 455
22 Lazio Viterbo Monterosi 1.000 4.485 448
23 Lombardia Milano Gudo Visconti 380 1.681 442
24 Lazio Roma Capitale Cerveteri 8.410 37.214 442
25 Lombardia Milano Cerro al Lambro 1.150 5.070 440
26 Lombardia Pavia Rognano 150 650 433
27 Lazio Roma Capitale Anguillara Sabazia 4.480 19.188 428
28 Lombardia Brescia Soiano del Lago 470 1.880 400
29 Piemonte Torino Givoletto 990 3.921 396
30 Calabria Cosenza Castrolibero 2.570 10.028 390
31 Lombardia Milano Arese 5.050 19.257 381
32 Lombardia Lodi Galgagnano 330 1.253 379
33 Campania Napoli Melito di Napoli 10.090 38.064 377
34 Lombardia Bergamo Cavernago 700 2.627 375
35 Lazio Roma Capitale Capena 2.800 10.474 374
36 Puglia Bari Cellamare 1.550 5.754 371
37 Marche Ascoli Piceno Folignano 2.550 9.260 363
38 Lombardia Bergamo Brusaporto 1.550 5.562 358
39 Veneto Venezia Marcon 4.900 17.268 352
40 Campania Napoli Villaricca 8.840 31.157 352
41 Lazio Roma Capitale Castelnuovo di Porto 2.450 8.576 350
42 Lazio Roma Capitale Sacrofano 2.220 7.731 348
43 Lombardia Brescia Castel Mella 3.190 11.077 347
44 Lombardia Lodi Caselle Lurani 880 3.060 347
45 Sicilia Catania Pedara 4.070 14.070 345
46 Campania Napoli Volla 6.860 23.596 343
47 Lazio Roma Capitale Labico 1.830 6.273 342
48 Campania Napoli Giugliano in Campania 35.750 121.201 339
49 Sicilia Catania Aci Sant’Antonio 5.310 17.915 337
50 Lombardia Milano Buccinasco 8.090 27.123 335
51 Lombardia Como Senna Comasco 960 3.216 335
52 Campania Salerno Montecorvino Pugliano 3.170 10.602 334
53 Lombardia Lodi Casalmaiocco 940 3.130 332
54 Lombardia Milano Basiano 1.110 3.664 330
55 Lazio Roma Capitale Pomezia 19.040 62.422 327
56 Piemonte Torino Pavarolo 350 1.136 324
57 Lazio Roma Capitale Rignano Flaminio 3.190 10.311 323
58 Sicilia Catania San Gregorio di Catania 3.680 11.894 323
59 Liguria Savona Garlenda 390 1.237 317
60 Piemonte Torino Valgioie 310 977 315
61 Lombardia Milano Calvignasco 380 1.193 313
62 Campania Caserta Orta di Atella 8.670 26.997 311
63 Sicilia Messina Capri Leone 1.470 4.564 310
64 Emilia-Romagna Bologna Monte San Pietro 3.570 11.029 308
65 Lombardia Milano Carpiano 1.340 4.116 307
66 Lombardia Lodi Castiraga Vidardo 890 2.728 306
67 Sicilia Catania San Giovanni la Punta 7.440 22.819 306
68 Campania Avellino Monteforte Irpino 3.720 11.400 306
69 Sicilia Catania Gravina di Catania 8.530 26.017 305
70 Sicilia Catania Aci Catena 9.790 29.815 304
71 Molise Isernia Pesche 540 1.645 304
72 Lombardia Monza e Brianza Correzzana 950 2.878 302
73 Piemonte Torino Rosta 1.600 4.845 302
74 Emilia-Romagna Bologna Monterenzio 1.990 6.028 302
75 Sicilia Catania Tremestieri Etneo 6.870 20.686 301
76 Sardegna Olbia-Tempio San Teodoro 1.610 4.851 301
77 Lombardia Pavia Bornasco 880 2.636 299
78 Piemonte Torino Borgaro Torinese 4.550 13.599 298
79 Lombardia Pavia Borgarello 920 2.731 296
80 Sardegna Cagliari Capoterra 8.020 23.766 296
81 Lombardia Bergamo Gorle 2.240 6.570 293
82 Lombardia Milano Bussero 2.930 8.594 293
83 Abruzzo Pescara Montesilvano 18.260 53.577 293
84 Piemonte Cuneo Piobesi d’Alba 440 1.284 291
85 Lombardia Lecco Ballabio 1.400 4.083 291
86 Emilia-Romagna Bologna Calderara di Reno 4.560 13.271 291
87 Lombardia Milano Cusago 1.310 3.811 290
88 Calabria Vibo Valentia Ionadi 1.430 4.143 289
89 Lombardia Milano Colturano 720 2.077 288
90 Lombardia Bergamo Terno d’Isola 2.780 8.014 288
91 Lombardia Lodi Montanaso Lombardo 800 2.296 287
92 Lombardia Lodi Cornegliano Laudense 1.030 2.946 286
93 Lombardia Milano Peschiera Borromeo 8.050 23.077 286
94 Campania Napoli Crispano 4.320 12.359 286
95 Veneto Vicenza Altavilla Vicentina 4.250 12.084 284
96 Sicilia Palermo Isola delle Femmine 2.560 7.295 284
97 Sardegna Cagliari Villa San Pietro 740 2.099 283
98 Lazio Roma Capitale Riano 3.680 10.398 282
99 Campania Napoli Casalnuovo di Napoli 17.720 50.046 282
100 Calabria Cosenza Marano Principato 1.130 3.170 280
Fonte: elaborazione Ancitel su dati Istat (01/01/2015)

 

I contribuenti residenti nel comune di Roma rappresentano il 68% dei contribuenti residenti nella provincia e producono ben il 74% del reddito imponibile provinciale;

i residenti nel comune di Roma presentano un maggior livello di partecipazione fiscale di quelli residenti nell’insieme dei 120 comuni dell’hinterland: tra i residenti nel capoluogo i contribuenti rappresentano il 71,5% mentre nell’insieme dei comuni dell’hinterland i contribuenti equivalgono al 63% dei residenti;

tra i contribuenti residenti nel comune di Roma il reddito medio imponibile risulta pari a 26.215 euro contro un reddito medio imponibile osservabile nell’ambito dell’insieme dei 120 comuni dell’ hinterland provinciale che è pari a 29.637 euro. In ogni caso occorre precisare come nei singoli comuni di hinterland si osservano sia redditi medi imponibili comunali di valore superiore a quello di Roma (ad esempio nei comuni di Grottaferrata (con 27.674 euro) e Formello (con 27.583 euro), sia redditi medi notevolmente inferiori a quelli di Roma (ad esempio nei comuni di Vallepietra (con 12.040 euro) e Vivaro Romano (con 14.317 euro);

l’agio reddituale dei contribuenti residenti nel comune di Roma risulta superiore a quello dei contribuenti residenti nell’insieme dei comuni dell’hinterland (4,7% di incidenza degli alti redditi contro il 3,7%), cosi come il livello di disagio reddituale dei contribuenti residenti nel comune di Roma risulta inferiore a quello dei contribuenti residenti nell’hinterland (28,1% di incidenza di bassi redditi contro il 31,4%).

Fonte: Rapporto sulla Condizione Sociale della provincia di Roma Anni 2012-2014.

2014 dati ISTAT

Residenti totali. Provincia di Roma                            4,342 milioni

Residenti  Comune di Roma                                       2,872 milioni

Residenti nei 120 Comuni della provincia                1,470 milioni