LE OSSERVAZIONI DI ANZIODIVA SUL PROGETTO BIOGAS

LE OSSERVAZIONI DI ANZIODIVA SUL PROGETTO BIOGAS

Ecco il testo delle Osservazioni fatte dall’Associazione AnziOdiva in riguardo al Progetto Biogas da realizzarsi in località Padiglione, inviate il 28 ottobre, via PEC,  alla Città Metropolitana di Roma Dipartimento IV – Servizio 4 “Procedimenti Integrati e Sanzioni Ambientali (AIA, VIA, VAS e AUA) e alla Regione Lazio Direzione Regionale Infrastrutture, ambiente e politiche abitative “Ufficio V.I.A.”

 

Oggetto: Osservazioni su istanza V.I.A. n.256/2015 relativa a: “Intervento di realizzazione di un impianto di recupero rifiuti con produzione biometano” in Loc. Padiglione – Comune di Anzio

L’istanza 256/2015, come indicato in oggetto, prevede la realizzazione di un impianto per il recupero di rifiuti e di produzione di biometano in Anzio – località Padiglione. Dalla documentazione fornita si apprende che il processo sarà composto da due linee di trattamento, una per l’estrazione di materiali riciclabili dal cosiddetto rifiuto generico o indifferenziato, l’altra per la produzione di biometano attraverso la decomposizione di rifiuto organico.

Facendosi interprete di perplessità e dubbi suscitati in molti cittadini dalla diffusione della notizia di tale progetto, l’associazione civica “Anziodiva” ha esaminato la documentazione prodotta per la V.I.A. traendone alcune osservazioni che ben volentieri mette a disposizione di codesta Commissione confidando che esse contribuiscano a garantire la cittadinanza sul rispetto delle norme di tutela ambientale vigenti. Le osservazioni sono raggruppate per tipologia di problema.

Di ubicazione

1. Il documento non dichiara la prossimità di due nuclei abitati, le abitazioni del comprensorio di Stradone del Sandalo a nord e quelle di via Cipriani ad est; entrambi si collocano a distanza di circa 330 metri dall’area di progetto (v. mappa allegata).

2. Il documento asserisce non esserci impedimento quanto all’esistenza di scuole entro i limiti di legge; va invece segnalata la presenza della scuola di via Cipriani a circa 310 AnziOdiva – Osservazioni alla Istanza V.I.A. n.256/2015 metri dall’area (v. mappa allegata).

3. Il documento non dice che un elettrodotto attraversa in pieno l’area di progetto, in particolare proprio dove si prevede l’erezione dei due digestori (v. mappa allegata).

4. Contrariamente a quanto asserito l’impianto si pone nelle immediate adiacenze di un’area boscata (v. mappa allegata).

5. Le distanze minime da strade e ferrovie come affermato dal documento sembrano corrette, stupisce però che nel SIA si citi poi “la vicina autostrada A1” che in realtà dista da Anzio ben 45 km in linea d’aria! certo una svista ma che compromette l’affidabilità dello Studio.

6. L’impianto andrebbe ad insediarsi nel tratto terminale di una strada sterrata a circa 200 metri dal capannone industriale più vicino, ma il documento dice sorprendentemente che “l’impianto gestisce già rifiuti e presenta già un traffico veicolare” (par. 4.2.1 del SIA).

7. Si prevede un accesso giornaliero di max 15 camion per il trasporto del materiale da trattare o da spedire. A questo proposito l’impatto sulla qualità dell’aria dovuto al movimento dei camion viene minimizzato con la spiazzante argomentazione che “nelle vicinanze c’è già un grosso flusso veicolare rispetto al quale l’apporto dei camion sarà trascurabile” (par. 4.2.1 del SIA). Precisato che tale grosso flusso veicolare non c’è, par di capire però che si sostiene che l’inquinamento da gas di scarico non si somma in maniera nociva se già ce ne è una certa presenza!

8. L’impianto si colloca all’interno del bacino idrografico del Fosso di Cavallo Morto (che include anche il Fosso di S.Anastasio che vi confluisce più a valle). Si vuole segnalare che il Fosso di Cavallo Morto sfocia in mare 3 km a valle in piena area protetta (SIC “Lido dei Gigli”).

9. Nel SIA vengono citate le aree protette presenti nel raggio di 3 km escludendo che vi siano interferenze con esse. Sono però riportate solo quelle del catalogo SIC (“Siti di Importanza Comunitaria”): Lido dei Gigli, Foglino, Gallinara, Tor Caldara. Non si fa cenno alla zona archeologica di Colle Rotondo distante 600 metri (v.immagine e mappa allegate) esplorata dalle tre università romane pochissimi anni fa (2010). Pertanto il SIA non sembra aver consultato né le sovrintendenze né le carte regionali.

biogas

10. Il SIA sostiene che non vi sono nelle vicinanze aree di rilevanza storica, paesaggistica o di agricoltura di qualità. Abbiamo invece tracce di trincee del tempo dello sbarco alleato di Anzio (1944), uno scenario paesaggistico costituito da una fitta area boschiva visibile dai quartieri circonvicini che verrebbe nascosto dall’impianto ed almeno una azienda di agricoltura biologica a 650 metri in direzione sud (v.mappa allegata).

11. Esiste un luogo di culto a 811 metri dall’area (v.mappa allegata). AnziOdiva – Osservazioni alla Istanza V.I.A. n.256/2015

12. E’ erroneamente dichiarata (D.Lgs.152/2006) la assenza di aree degradate o discariche da bonificare mentre invece a circa 100 metri in direzione nord (v.immagine e mappa allegate) è presente uno strato molto consistente di rifiuti semiinterrati; tali rifiuti arrivano a formare in un punto una “collina” alta circa 10 metri incombente sul corso d’acqua sottostante. In questa discarica “storica” si sospetta anche la presenza di materiale pericoloso.

13.Viene dichiarata ma senza alcuna certificazione la “assenza di specie animali di pregio”.

14. Il ridotto impatto ambientale dovuto al limitato numero di ore lavorative viene stranamente esteso anche all’impatto paesaggistico.

15. In una delle mappe della relazione geologica il sito viene indicato con un grosso punto rosso a Terracina invece che ad Anzio. Refuso del compilatore ma dimostra poca accuratezza del lavoro e comunque una certa fretta nel compilarlo.

16.La planimetria delle strade di accesso all’impianto mostra la realizzazione di una rotatoria per gestire ingressi e uscite dei camion; stando alle ridotte misure che sembra avere questa rotatoria non sarebbe adeguata alle esigenze di manovra di mezzi pesanti.

Di processo

17. I macchinari di separazione del misto producono rumore. La relazione afferma che il rumore di esercizio sarà limitato a 80 decibel a 1 metro di distanza e che se dovesse risultare superiore saranno presi provvedimenti per assorbirlo. Apprezzata la disponibilità ad intervenire in caso di necessità, si deduce però che non sono stati effettuati test reali ma solo riprese informazioni del produttore, cioè non sono noti in fase operativa i macchinari che si utilizzeranno.

18.C’è disallineamento fra lo Studio di Impatto Ambientale e il documento “Sintesi non tecnica” quando descrivono le modalità per abbattere l’odore del materiale umido/organico: – in un caso si dice che esso verrà lavorato all’interno di ambiente chiuso e che le fuoriuscite di cattivo odore saranno impedite mantenendo l’ambiente costantemente in depressione in modo che quando si aprono le porte sarà l’aria esterna ad entrare e non il viceversa e inoltre filtrando l’aria aspirata con una batteria di “biofiltri” in grado di eliminarne il cattivo odore; – nel S.I.A invece si afferma che il cattivo odore verrà combattuto tramite irrorazioni periodiche della massa in decomposizione. I due metodi possono coesistere ma perché non specificarlo? AnziOdiva – Osservazioni alla Istanza V.I.A. n.256/2015

Impianto-a-biogas-1

19. Natura e quantità di esalazioni odorigene sono descritte nella “Sintesi” ma non nel SIA.

20. Non sono specificate le sostanze adsorbenti antiodore usate per irrorazione.

21. Per impedire infiltrazioni di percolato nel sottosuolo e nella falda acquifera si afferma che un’area di lavoro verrà impermeabilizzata e canalizzata verso una vasca di raccolta. A questo punto di descrive accuratissimamente come realizzare le sonde sotterranee per monitorare eventuali perdite ma non si dice quanto estesa sarà la parte impermeabilizzata.

22.La relazione sostiene che l’impianto non utilizzerà acqua per le lavorazioni ma solo quella minima per i servizi igienici e il lavaggio dei camion. Però il progetto prevede un approvvigionamento idrico in ingresso ed uno scarico in fogna comunale in uscita e fra essi una vasca di depurazione. Da qui due diverse osservazioni:

a) non c’è traccia del dettaglio del processo previsto per la depurazione (dimensionamento, portate, tenore organico dei reflui, processi adottati, ecc.)

b) considerato che il depuratore dovrebbe trattare anche le acque di processo del digestato si apre la questione di definire quantità e qualità degli effluenti che arriverebbero al depuratore pubblico già spesso in sovraccarico in caso di piogge abbondanti o durante l’incremento demografico estivo.

23. Non è indicata la quantità d’acqua stimata per i vari utilizzi.

24. Essendo non altrimenti indicato va inteso che si utilizzerà acqua potabile anche ai fini irrigui.

25. Non è indicata la quantità di terra che verrà rimossa in fase di cantiere.

26. Non sono bene specificati gli interventi per evitare la dispersione di polveri durante la fase di cantiere.

27. Il trattamento di tipo A (recupero riciclabili dal rifiuto misto) è descritto nelle sue finalità ma non viene indicata la destinazione di ciò che resterà dopo la separazione; eppure nelle stime del progetto si tratta di ben 31.000 tonellate/anno delle 55.000 in ingresso.

28. Pur non rientrando nella normativa “Seveso” (zone Atex a rischio esplosione, areali di sicurezza, ecc.) manca però un paragrafo sulle “Ipotesi di guasto” e tantomeno le correlazioni con la presenza di un elettrodotto insistente sull’area stessa.

29. E’ a più riprese citato, ma mai descritto nei dettagli, un impianto di cogenerazione. Questo collide fra l’altro con la affermazione della mancanza di qualsiasi processo di combustione (fatta naturalmente eccezione per la torcia di sicurezza). AnziOdiva – Osservazioni alla Istanza V.I.A. n.256/2015

Economiche e Sociali

30. Desta perplessità la dimensione finanziaria delle due società coinvolte (una srl operativa con cap.sociale di 10.000 euro detenuta al 100% da un’altra, sempre srl, con cap.sociale di 2.000 euro). L’osservazione trova ragion d’eesere nel dubbio che vi siano adeguate garanzie risarcitorie in caso di inadempienza delle norme di sicurezza ambientale.

31. In generale è piuttosto approssimativo il dato economico dell’operazione: costi di costruzione, finanziamenti e soprattutto previsioni di gestione a regime non danno modo di valutare la linearità del processo che si vuole impiantare. Il motivo dell’osservazione è che è difficile accettare che ci si impegni in una impresa del genere solo “sperando” in una commessa; se ciò fosse infatti vero ci troveremmo di fronte a un progetto imprenditoriale ad alto rischio finanziario e di cui si percepisce opacità delle fasi a monte e a valle del ciclo produttivo. Data la criticità dei materiali oggetto di trattamento questa opacità preoccupa.

32.Le date di recentissima costituzione delle due società sono un fattore di attenzione, non preclusivo ma degno di valutazione, dal momento che la città è tutt’ora in situazione di affidamento temporaneo del servizio nettezza urbana a causa di una irrisolta questione di certificazione antimafia da parte della ditta neo-aggiudicataria.

33. Non è chiara la provenienza del materiale da trattare. La domanda si pone perché nel comune di Anzio e in quelli confinanti è operativa da tempo la raccolta differenziata dei rifiuti e se una impresa nasce per trarre guadagno dalla separazione di ciò che è in gran parte già separato si pone il quesito di verificare la provenienza prevista di tale materiale, confidando che si tratti di origini diverse da quelle cittadine. In caso contrario infatti c’è il fondato rischio che prenda corpo una tendenza a disincentivare quel virtuoso comportamento faticosamente acquisito dai cittadini nel separare coscienziosamente.

 

L’associazione, confidando in un riscontro da parte della Commissione VIA a quanto sopra esposto, si rende disponibile a partecipare anche ad eventuale conferenza pubblica come previsto dal D.Lgs.152/2006.

l’Associazione Anziodiva

via S.Giuseppe 45 – 00042 Anzio

anziodiva@gmail.com

hanno collaborato Claudio Tondi e Giordano Franceschini