Le donne, vittime della storia

Le donne, vittime della storia

La drammatica “notte di Colonia”, vergognoso episodio di strumentalizzazione della donna, non è, purtroppo, un evento isolato. Le “Marocchinate”, la parte censurata della nostra “Liberazione”, si aggiungono alla serie di episodi di violenza brutale sulle donne.

Un caso senza precedenti, almeno in Germania. Nella notte di San Silvestro decine di donne sono state molestate a Colonia da gruppi di uomini ubriachi nella zona della stazione centrale e del duomo. Cosa ancora più sconvolgente, le violenze sono state pianificate prima di essere compiute. I molestatori, infatti, sono andati a “caccia di donne” in un’area già normalmente a rischio furti e borseggi, tanto da poter parlare di “una dimensione di reato completamente nuova”.

Ora la “novità” di un reato simile sicuramente è messa in discussione da eventi passati, nemmeno troppo lontani, alla cui brutalità si aggiunge la viltà e codardia di quanti hanno tentato di tenerli nascosti all’opinione pubblica. Stiamo parlando delle cosiddette “marocchinate”, vergognoso e insensato tassello nella storia dell’umanità. Con questo termine si fa riferimento agli stupri di massa, gli abusi e le feroci torture subite dal popolo italiano nel 1944, quando, inquadrati nel “Corpo di spedizione francese in Italia”, sbarcarono nel nostro paese i soldati marocchini, passati alla storia come liberatori. Gli storici furono come sempre bloccati, lasciando praticamente sguarnita di studi e ricerche questa pagina dolorosa della nostra storia. Nessun tribunale internazionale si è mai interessato alla vicenda e nessun soldato è mai stato punito per “crimini di guerra” o contro l’umanità.

Voluta da Hitler nel 1943, la Linea Gustav, 230 chilometri di barriera difensiva dal Tirreno all’Adriatico, aveva il suo centro nevralgico nella città ciociara di Cassino. A ricevere l’ordine di sfondarla i soldati del generale francese Alphonse Juin, inquadrati nel “Corps Expeditionnaire Français”(C.E.F.). 110 mila uomini per la maggior parte marocchini e algerini provenienti dalle colonie francesi, denominati “goumiers”, poiché non inquadrati in formazioni regolari, ma organizzati in “goums”, ossia gruppi composti da una settantina di uomini, molto spesso legati tra loro da vincoli di parentela. Gli “alleati” pensarono bene di assoldare le truppe marocchine per scacciare i tedeschi dall’Italia e fecero loro una promessa: il diritto di preda. “[…] Dovrete uccidere i tedeschi fino all’ultimo uomo e passare ad ogni costo. […]  Per cinquanta ore sarete i padroni assoluti di ciò che troverete al di là del nemico. Nessuno vi punirà per ciò che farete, nessuno vi chiederà conto di ciò che prenderete…”, questo un estratto del discorso che il generale Juin fece ai suoi goumiers.  Ed è proprio in questo modo che andarono le cose. Pulizie etniche, saccheggi, violenze e stupri di ogni genere, compiuti sotto bandiere e vessilli di “liberazione”.      Circa 3.500 donne, di età compresa tra gli 8 e gli 85 anni, vennero brutalmente stuprate. Vennero sodomizzati circa 800 uomini (cifre queste ancora incerte, probabilmente di gran lunga superiori), tra cui anche un prete, don Alberto Terrilli, parroco di Santa Maria di Esperia, il quale morì due giorni dopo a causa delle sevizie riportate. Molti uomini che tentarono di proteggere le loro donne vennero impalati.

Le violenze non durarono solamente 50 ore, andarono ben oltre il lasso temporale di anarchia concesso dai francesi alle truppe marocchine, anche se certamente quelle furono le ore più terrificanti, con i goumiers che spadroneggiavano come predatori, saccheggiando, picchiando, stuprando, uccidendo.

Una nota dei Carabinieri ricorda la bestialità di quegli eventi: “Infuriarono contro quelle popolazioni terrorizzandole. Numerosissime donne, ragazze e bambine (…) vennero violentate, spesso ripetutamente, da soldati in preda a sfrenata esaltazione sessuale e sadica, che molte volte costrinsero con la forza i genitori e i mariti ad assistere a tale scempio. Sempre ad opera dei soldati marocchini vennero rapinati innumerevoli cittadini di tutti i loro averi e del bestiame. Numerose abitazioni vennero saccheggiate e spesso devastate e incendiate”.

Il popolo italiano, stremato dalla guerra, dopo aver subito le violenze degli “oppressori” tedeschi, dovette subire anche quelle dei “liberatori“ che indisturbati scatenarono l’inferno dando sfogo ad una violenza disumana.

All’epoca si parlò di “effetti collaterali della guerra”. Oggi si può parlare di un vergognoso crimine contro l’umanità.

La ciociara Sophia Loren nella drammatica scena de ‘La Ciociara’, 

 

Secondo alcuni storici tutti sapevano cosa stava accadendo, De Gaulle in primis, ma soprattutto chi era sul posto come il Generale Harold Alexander, che molti dicono ricevette la richiesta di permesso di “carta bianca” da parte di Alphonse Juin, limitandosi a contrattare con egli le 50 ore di dominio “anarchico” sulla popolazione civile.

In una nota della Presidenza del Consiglio, infatti, si legge che gli ufficiali francesi “lungi dall’intervenire e dal reprimere tali crimini hanno invece infierito contro la popolazione civile che cercava di opporvisi, […] in quanto gli accordi prevedevano il diritto di preda e saccheggio”.

Dunque non si può non esser legittimati a pensare che tale infame azione possa essere stata pianificata direttamente al tavolo dello stato maggiore alleato.
Le responsabilità di quei tragici giorni della nostra storia, devono ricadere, del resto, anche su alcuni uomini politici italiani di allora. Non bisogna infatti dimenticare che l’Italia badogliana, il 13 ottobre 1943, dichiarò guerra alla Germania, diventando di fatto collaborazionista degli angloamericani e, dunque, corresponsabile delle azioni dello Stato Maggiore Alleato. Non meno gravi le responsabilità del governo di Unità Nazionale di Ivanoe Bonomi che non sollevò mai una protesta ufficiale per le cosiddette “marocchinate”, come del resto i governi che lo hanno succeduto per 50-60 anni e per i quali questo è sempre stato un argomento tabù e politicamente scorretto, da relegare in un angolo oscuro della storia.

Dopo la guerra il corpo di spedizione francese riconobbe alle vittime un indennizzo che andava dalle 30 alle 150 mila lire a donna stuprata; tali somme vennero detratte dai danni di guerra dovuti dall’Italia alla Francia. Dal canto suo il governo italiano pagò alle vittime una pensione minima e a tempo. Dimostrazione questa che tutti sapevano bene a che prezzo l’Italia aveva pagato la liberazione del proprio territorio dai tedeschi.

A tanti anni di distanza questo crimine non può essere taciuto solamente perché commesso dalla “parte vincitrice”. Stiamo celebrando in questi giorni il 71° anniversario dello sbarco alleato a Anzio e è doveroso dar memoria a quanti, donne e più deboli, sono stati vittime della Liberazione nazionale.

Chiara Marino

, ,