“LA PAGINA DELLE BACCANTI – Rubrica di informazione teatrale locale – ATTORI SI NASCE O SI DIVENTA?

“LA PAGINA DELLE BACCANTI – Rubrica di informazione teatrale locale – ATTORI SI NASCE O SI DIVENTA?

Una riflessione sulla formazione professionale dell’attore: una domanda che ancora oggi serpeggia nell’ambiente del teatro è “Serve davvero la scuola di recitazione?”. Cerchiamo di capire da dove deriva lo scetticismo che a volte ancora si riscontra in questo ambito. E perché in nessun’altra attività artistica ci sia stata una fioritura del dilettantismo paragonabile a quella del teatro.

MINOLTA DIGITAL CAMERA Actor’s Studio di New York

In primis si può rilevare, con un certo margine di oggettività, come l’arte drammatica, a differenza di arti come la pittura, la scultura, la musica o la danza, non si avvalga di una tecnica rigida ed inequivocabilmente identificabile, ma lascia un più ampio margine di possibilità alle capacità creative innate del singolo artista. Questo può erroneamente far pensare che basti essere “simpatico” o avere un po’ di “faccia tosta” per salire su un palco e poter “recitare”.

C’è da aggiungere poi che, sotto un certo punto di vista, l’interpretazione di un personaggio è un’esperienza comune a tutti, quotidianamente. Ognuno di noi, infatti,  assume, a seconda della situazione in cui si trova o degli interlocutori con cui si relaziona, diversi atteggiamenti del corpo, della voce e a volte anche psicologici. La stessa persona può rivelarsi un padre severo, un marito romantico, un lavoratore cinico e un amico scherzoso, adottando in circostanze diverse personalità diverse, più o meno consciamente. Non a caso, prendendo il termine in prestito dalla neuropsicologia, si parla spesso di “schizofrenia dell’attore” per indicare la capacità di sdoppiarsi, di interpretare “altro da sè”, dando vita a un personaggio attingendo dalle proprie risorse emotive, fisiche e psicologiche (il concetto di memoria emotiva alla base della psicotecnica di Stanislavskij), o riuscendo a disgiungersi dallo stesso personaggio mentre lo giudica dall’esterno (lo straniamento di Brecht).

Ed anche qui il misunderstanding risiede nel fatto che il termine “teatro” è spesso associato a quello di “finzione”, mentre il concetto di verità scenica è una faccenda molto più complessa.

training Training in una scuola di recitazione

Per lo più in Italia il ritardo nella nascita della scuole e lo scetticismo nei confronti della formazione accademica derivano in larga misura proprio dal più importante fenomeno teatrale italiano nato nel XVI secolo, ossia la Commedia dell’Arte, una macchina teatrale che fondava lo spettacolo sull’elaborazione di scenari o canovacci (derivati dalla commedia plautina o dalla fabula atellana) in cui gli attori impersonavano, con l’uso delle maschere, tipi fissi presi dalla tradizione dialettale o popolare. Improvvisando battute, gag e lazzi, e avvalendosi spesso di notevoli abilità mimiche e acrobatiche, lo spettacolo si costruiva al momento della sua rappresentazione, senza prove. E consisteva in una serie di performance individuali che si amalgamavano magicamente non per opera di un regista ma per mezzo della tradizione. Solitamente ogni attore impersonava la sua maschera per tutta la vita, aggiungendo al suo repertorio tutte le abilità che andava man mano acquisendo e le battute più riuscite, di cui conservava la memoria e qualche volta ne custodiva gelosamente il segreto. Gli attori più giovani entravano a far parte della compagnia iniziando da ruoli di minor importanza, per poi conquistare con la pratica, ma soprattutto con l’insegnamento proveniente dall’osservazione sulla scena dei colleghi più anziani, ruoli sempre più rilevanti.

La stessa denominazione Commedia dell’Arte (della recitazione) ci immerge in un clima di pieno artigianato; come per il fabbro o il falegname, così per l’attore il maestro era colui che svelava nella pratica i segreti del mestiere.

Arlecchino  Maschere della Commedia dell’arte

L’avvento del Sistema Stanislavskij nei primi anni del ‘900 ribalta la concezione del mestiere dell’attore. Avvalendosi di una rigorosa tecnica pedagogica volta alla credibilità scenica, e sperimentata attraverso un lungo ed intenso lavoro, ha restituito all’attore una dignità professionale senza precedenti. Partendo dal Teatro d’Arte di Mosca, fondato nel 1898, ha raggiunto gli Stati Uniti dove Lee Strasberg, dal 1954 al 1982, ha diretto il più prestigioso istituto di formazione secondo il Medtodo, l’Actos Studio di New York, che ha prodotto i più grandi nomi internazionali del cinema e del teatro: da Marlon Brando, Paul Newman, James Dean, Steve Mac Queen, Jack Nicholson ai successivi Robert de Niro, Al Pacino, Dustin Hoffman, Meryl Streep.

Marlon Brando Marlon Brando a lezione, all’Actor’s Studio

La domanda non è più allora “Attori si nasce o si diventa?”. La dialettica forse non si trova più in una opposizione assoluta: in fondo la tecnica è l’unica cosa che si può insegnare, mentre la sensibilità, la creatività e il genio artistico, non possono che esprimersi avvalendosi proprio di quella tecnica.

Quindi si può accettare una doppia possibilità: attori si nasce, oppure si diventa. A patto di mettere la propria passione e la propria volontà a servizio dell’applicazione e della sperimentazione di sé stessi in un percorso pedagogico estremamente serio e professionale, prima di assaggiare la polvere del palcoscenico. Con l’auspicio poi di farne indigestione.

In diverse lingue il termine “recitare” si traduce con il nostro equivalente di “giocare”.

Perché il teatro è un gioco, si.

Ma è il gioco più serio del mondo.

Troppo serio per essere considerato “soltanto” un lavoro.   Buon Teatro a tutti!

Melissa Regolanti