LA ‘MODA’ DEGLI IMPRESSIONISTI FRANCESI

LA ‘MODA’ DEGLI IMPRESSIONISTI FRANCESI

Van Gogh a  Saint-Remy  e a Auvers-sur-Oise

La fine del 2018 e l’inizio di quest’anno sembrano aver riacceso la passione  per la pittura impressionista francese, si potrebbe dire quasi una vera e propria moda; dopo il grande successo e la presenza di oltre 80 mila visitatori e la grande affluenza sopratutto di scolaresche, la mostra dedicata agli Impressionisti Francesi, è stata prorogata fino al 3 Marzo. Ma non solo, a contribuire a questa riscoperta dei vari Manet, Cezanne, Gauguin, c’è in programmazione al cimena la pellicola ‘Van Gogh – Sulla soglia dell’eternità’, diretta da Julian Schnabel, che racconta gli ultimi e tormentati anni di Vincent Van Gogh, dalla burrascosa amicizia con Paul Gauguin, fino al suo suicidio.

Anche noi di ‘Anzio Space’ abbiamo voluto partecipare a ‘riscoperta’, tornando ancora una volta sul tema della Mostra del Palazzo degli Esami.

“I cipressi mi preoccupano sempre, vorrei farne una cosa come i girasoli, perché mi stupisce che non siano ancora stati fatti come io li vedo … Sono la nota nera in un paesaggio assolato, ma è una nota nera fra le più interessanti, fra le più difficili da valorizzare … Credo che dei due quadri dei cipressi il migliore sia quello di cui faccio lo schizzo. Gli alberi sono grandissimi e massicci. Il primo piano di cespugli e sterpaglie. Dietro a colline violette, un cielo verde e rosa come una falce di luna” Vincent a Teo, Saint-Remy, giugno 1889.

Si è ormai concluso il breve ma intensissimo periodo arlesiano, sono lontani i due anni vissuti a Parigi, forse i più felici della sua vita, perché gli hanno permesso di confrontare le sue esperienze con quelle dei maggiori artisti del suo tempo. Dopo gli ultimi drammatici avvenimenti, il rapporto con Gauguin, l’orecchio tagliato, Van Gogh accetta di farsi internare nella casa di cura di Saint-Remy. Quando si riprende dalle crisi di smarrimento che lo travolgono, ricomincia a dipingere con l’ardore e l’intensità di sempre e i cipressi cominciano a dominare alcune composizioni, prendendo il posto dell’altro suo tema preferito: i girasoli. Simili a enormi candelabri vegetali, con i rami che ricordano nere fiamme inondate dal sole, gli alberi sembrano pervasi da un tremito, da un movimento ascensionale. Ormai liberi dalla loro naturale, rigida compostezza, si agitano e vibrano per la matericità della pennellata che non é più lineare ma “si arriccia, si avvolge in una sorta di vortice che è insieme fiamma, creazione del cosmo, movimento vertiginoso della materia”. Nell’immaginario dell’artista, i cipressi rappresentano contemporaneamente la vita e la morte, la luce solare e la tristezza più cupa; le lievi combinazioni cromatiche dei frutteti di Arles con la gioia che emanavano, non ci sono più. Accanto ai cipressi altre piante contorte e tormentate sembrano soffrire le stesse pene e anelare alla stessa spiritualità dell’artista; sono gli ulivi, non più pianta mediterranea dispensatrice di nutrimento, ma metafora “del male di vivere”.

  two cypresses

“Vorrei fare dei ritratti che possano presentarsi come apparizioni cent’anni dopo di quell’epoca. Ma questo io non cerco di raggiungerlo attraverso la somiglianza fotografica, ma attraverso l’espressione empatica, in quanto uso come mezzo espressivo o come mezzo d’identificazione del carattere, la nostra moderna scienza del colore e la nostra sensibilità cromatica” Vincent a Teo, Auvers-sur-Oise, giugno 1890.

  ritratto del dottor Gachet

Una figura meditabonda, riflessiva, con lo sguardo velato di tristezza; la testa che sostiene con la mano, gli occhi semichiusi, il mento quasi distorto, la fisionomia dell’uomo non è solo malinconica, ma sembra “essere oppresso da un dolore cosmico” molto simile a quello che sovrasta l’artista. La straordinaria resa introspettiva del ritratto è dovuta, soprattutto, alla magistrale sovrapposizione dei colori, in primis del blu, nelle varie tonalità, del bianco e del rosso. ”Ritratto del dottor Gachet” Auvers-sur-Oise, giugno 1980.

Vincent dedicherà due ritratti, eseguiti nello stesso mese, al suo amico dottor Gachet che ha accettato di accogliere e di curare, ad Auvers-sur-Oise, l’artista infelice, spaventato e profondamente malato.

Vicino ad Auvers, appunto, Van Gogh scopre le grandi distese ondulate della pianura che, al tempo della mietitura, accoglie grandi stormi di corvi. Disperato più che mai, osserva e dipinge, perché è convinto che soltanto uno sterminato campo di grano, deserto nel sole ardente, percorso solo da grandi uccelli neri, possa esprimere davvero il suo animo.

Laura Sinicolfi