LA MEMORIA DEL ‘NON DIMENTICARE’

LA MEMORIA DEL ‘NON DIMENTICARE’

 

Folta partecipazione di pubblico all’evento organizzato dal PD di Anzio dal titolo ‘L’importanza della memoria’ che si è tenuto, in occasione della Giornata della memoria, domenica 3 febbraio presso i locali del ‘Molo 5.63’ di Piazzale Marinai d’Italia, e che ha visto la presenza dei deputati Claudio Mancini ed Emanuele Fiano, del Consigliere regionale del Lazio, Eleonora Mattia, e di Paola Fumi, segretaria della sezione ANPI di Anzio-Nettuno.

Un evento realizzato non solo per testimoniare e non dimenticare il dramma dell’Olocausto, ma soprattutto per ricordare ai giovani, come tali tragedie si siano potute verificare solo grazie al ‘menefreghismo’ dell’opinione pubblica, un modo come un altro per fare degli errori del passato, una virtù, soprattutto in un periodo come questo sempre più propenso a dimenticare gli ‘altri’, a coltivare il proprio ‘orticello’, e ad aver paura del diverso, di quello che non fa parte del tuo ‘gruppo’, chiunque esso sia.

Il dibattito si è aperto con un brano di ‘Se questo è un uomo’ di Primo Levi, letto dal Segretario del PD locale, Gabriele Federici, che ha introdotto immediatamente il periodo storico e le condizioni di disagio, a cui erano sottoposti gli internati dei Lager nazisti, ridotti ad essere solo una ‘parvenza’ di uomini, a cui era stata tolta qualsiasi dignità, ben prima della vita.

A prendere per prima la parola è stata la Consigliera Regionale Eleonora Mattia, che ha ricordato in grandi linee, la sua proposta di legge regionale legata al contrasto di ogni tentativo di riabilitazione del fascismo, ripercorrendo tutti gli ultimi episodi verificatisi nel territorio regionale (fino all’ultimo di pochi giorni fa, accaduto proprio a Nettuno e legato ai festeggiamenti dello sbarco alleato), che hanno visto la recrudescenza di questi tentativi di revisionismo storico.

Subito dopo è stata la volta dell’On. Claudio Mancini, da sempre legato a questa parte del territorio laziale, che ha ricordato le sventure della popolazione anziate durante il periodo dell’occupazione tedesca, a ridosso dello sbarco, così come glieli aveva raccontati il nonno, con il dramma dello sfollamento, con intere famiglie separate e sparpagliate, che vennero portate ‘al sicuro’ in Calabria o in Sicilia.

Dal ricordo del tempo passato si è passato ai giorni nostri, con l’intervento di Paola  Fumi, esponente dell’ANPI locale, che si è soffermata su quanto è accaduto nella riunione del Consiglio Comunale del 28 dicembre scorso, quando una proposta della sua Associazione, fatta propria dall’opposizione, che richiedeva la revoca della ‘cittadinanza onoraria’ a Benito Mussolini, e il conferimento dell’Attestato di Pubblica Benemerenza ad Adele Di Consiglio, cittadina di Anzio, perseguitata da nazisti e fascisti, perché ebrea, durante gli anni bui delle Leggi Razziali, non era stata minimamente presa in considerazione dal Sindaco De Angelis.

A conclusione del dibattito è arrivato l’intervento più atteso, quello dell’On. Emanuele Fiano, già Presidente della Comunità Ebraica di Milano e primo firmatario di una Legge (che purtroppo non è riuscita a finire l’iter parlamentare, prima della conclusione della passata Legislatura), che prevedeva di ridisegnare il reato di ‘apologia di Fascismo’, che ha toccato il cuore di tutti i presenti con il racconto della vita e dell’arresto del padre Nedo, unico sopravvissuto, dell’intera famiglia Fiano, ai Campo di sterminio.

L’Onorevole del Partito Democratico ha narrato così, alcune vicende accadute al padre, soprattutto dopo la promulgazione delle Leggi Razziali in Italia, quando dall’oggi al domani si trovò costretto ad abbandonare la scuola, e di come soffrì per il fatto che nessuno dei suoi amici lo cercasse negli anni in avvenire; quel ricordo e quell’indifferenza, il signor Nedo se lo portò ‘addosso’ per oltre quarant’anni, fino a che  venne organizzata in suo onore una Cena a cui parteciparono quasi tutti i compagni di scuola di allora. Quella sera voleva screditarli, accusarli di averlo abbandonato al suo destino, ma alla fine decise di essere superiore, facendo finta di niente

A conclusione del suo intervento, Emanuele Fiano ha letto un brano tratto dall’intervista di Gitta Sereny a Franz Stangl, capo del Campo di Sterminio di Treblinka, in cui si dava risalto, tra l’altro, alla famosa ‘Banalità del Male’, teoria elaborata dalla giornalista Hanna Harendt, in cui si formulava l’idea che il male da cui erano nati gli orrori del nazismo, è congenito nell’animo umano, insieme all’indifferenza verso l’altro, verso colui che non è, di volta in volta, parte della tua razza, del colore della tua pelle, della tua etnia, della tua religione. Un’intervista particolare in cui l’uomo, colpevole di aver mandato a morte migliaia di essere umani, parlando del suo ‘lavoro’, lo vedeva come una quotidiana pratica da svolgere, una routine senza esternazione di sentimenti, al pari dell’operaio che timbra il cartellino all’ingresso della fabbrica.

Si diceva un’intervista particolare, dove Stangl, dopo aver paragonate quelle migliaia di persone a dei ‘carichi’, riuscì forse per la prima volta ad arrivare ad un passo dal pentimento, cosa ampiamente ammessa dalla stessa giornalista, che paragonò quell’atto ad un tentativo in extremis, di voler liberare la coscienza… sta di fatto che pochi giorni dopo, l’ex SS morì di infarto all’interno del carcere dove era recluso.

 

Maurizio D’Eramo

 

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