LA ‘MEMORIA’ DEL COMANDANTE AJMONE CAT “LA PERDIAMO PER LA SECONDA VOLTA”

LA ‘MEMORIA’ DEL COMANDANTE AJMONE CAT “LA PERDIAMO PER LA SECONDA VOLTA”

Dal 14 al 26 aprile, a Nettuno, presso il forte Sangallo si è svolta la seconda esposizione fotografica dei viaggi Antartici del Com.te Giovanni Ajmone Cat e del suo motoveliero ‘San Giuseppe due’, organizzata dall’Associazione Culturale ‘Pungolo Club’.

Un’esposizione itinerante realizzata grazie alla grande raccolta fotografica realizzata durante la seconda spedizione, quella del 1973-74, dal Com.te Tito Mancini, uno dei quattro membri d’equipaggio che contribuirono all’impresa; un’esposizione che ha fatto tappa, durante questi mesi, oltre che ad Anzio e Nettuno, anche a La Maddalena e Viareggio.

Durante la manifestazione, il Presidente della ‘Pungolo Club’, Andrea Cafà, ha consegnato il primo Premio Internazionale Giovanni Ajmone Cat ‘San Giuseppe due’, raffigurante un modello bronzeo del motoveliero, realizzato dal Maestro Scultore Egidio Ambrosetti, a S.E. Cardinale Paul Poupard e al Generale dell’Aeronautica Euro Rossi.

Il primo, ottantaseienne prelato francese, è il presidente del Pontificio Consiglio della Cultura del Vaticano e di quello per il Dialogo Interreligioso, mentre il secondo ex Comandante del 70° Stormo e dell’Aeroporto ‘Enrico Comani’ di Latina Scalo, ha realizzato un’opera letteraria encomiabile ‘Nido d’aquila’, in cui traccia la storia con grandissima perizia aneddotica e documentaristica, dell’aeronautica nel territorio del basso Lazio, quindi quelli dell’Agro Pontino, abbracciando così anche Anzio e Nettuno.

Le celebrazioni per l’esposizione e per il conferimento del Premio, sono stete turbate però, dall’arrivo di una notizia che ha rovinato, per così dire, la festa.

 

Anzio-Villa-Palomba

‘Villa Palomba’ casa-museo del Comandante Giovanni Ajmone Cat

 

Come avevamo già dato notizia, in anticipo sul nostro giornale (vedi l’articolo del 12 aprile: ‘S. Giuseppe due, la Marina se lo riprende’ di Alessandro Tinarelli), dopo quasi sei anni di immobilismo delle nostre Autorità Comunali, la Marina Militare –proprietaria del motoveliero- ha deciso di sconfessare l’accordo del 2010 e riprendersi il ‘San Giuseppe due’.

Il tutto potrebbe essere nato da una lettera aperta della redazione di ‘AltoMareBlu’ che a nome proprio e di tutti “gli appassionati del San Giuseppe due” avrebbe indirizzato al Capo di Stato Maggiore della Marina Militare, Ammiraglio Giuseppe de Giorgi, in cui si ricordavano le vicende della motonave, dei suoi viaggi Antartici e della sua presenza ultra quinquennale nei Cantieri Gallinari, sperando di ‘smuovere’ le acque affinché il ‘San Giuseppe due’ potesse tornare a navigare “con le sue vele spiegate al vento, coronando quello che fu il sogno del suo Comandante Giovanni Ajmone Cat prima di passare ad altra vita”.

L’accorata lettera-aperta si concludeva con una sorte di previsione: “Lo spostamento del 3 giugno 2010, che doveva essere una data di buon augurio e speranza affinché questa speciale unità ritornasse in mare fu, invece, una data maledetta perché da quel giorno in poi la barca è stata smontata da chi gestiva questo cantiere, ma a tutt’oggi non si vede la fine dei lavori per problematiche e situazioni di vario genere”.

La risposta dell’Ufficio Stampa dell’Ammiraglio non è tardata a venire, e in data 4 marzo 2016 si comunicava quanto segue: “Trascorsi circa 5 anni dalla sottoscrizione dell’accordo iniziale, non è stato purtroppo ancora possibile concretizzare il progetto di collaborazione che, in diverse occasioni, anche recentemente, è stato rappresentato all’Autorità comunale al fine di condividere le migliori soluzioni volte ad onorare gli impegni a suo tempo assunti dalle parti. Laddove nei prossimi giorni, il Comune di Anzio non dovesse sciogliere le proprie riserve in merito, sarà valutato il trasferimento del San Giuseppe Due presso una base navale della Marina Militare dove troverà idonea sistemazione per la sua valorizzazione nel ricordo della figura del Comandante Ajmone Cat e delle sue imprese”.

Come si vede, le sorti future della motonave, furono decise in quel momento.

Abbiamo voluto sentire dalla viva voce di Andrea Cafà, presidente del ‘Pungolo Club’, amante ed estimatore del motoveliero, ma soprattutto colui che ha cercato in questi anni più di tutti (saremmo tentati di dire: solo lui) di valorizzare sia la barca che la memoria storica del Comandante Ajmone Cat, le prime riflessioni sull’insolita piega che ha preso la vicenda.

Come ha appreso la notizia, Signor Cafà?

L’ho appreso direttamente da Paolo Gallinari, a cui era arrivata la comunicazione ufficiale della marina che ha deciso di portare via la Motonave e trasferirla all’Arsenale di La Spezia. Non si capisce, al momento, se una volta portata lì la rimetteranno a posto e se sarà assegnata a qualcun altro, non c’è ancora una decisione ben precisa. Dopotutto l’unità è di proprietà della Marina Militare che l’aveva ‘donata’ al nostro Comune, sei anni fa, con un accordo in cui il Comune di Anzio si impegnava a restaurare e a mantenere la motonave con personale della Marina stessa per poterne far uso, come era nelle intenzioni del Com.te Ajmone Cat, a mò di scuola velica e per il sociale. Tutto questo non è stato mai fatto. All’epoca l’accordo venne firmato dall’allora Assessore al turismo, Umberto Succi, e non si è mai capito a che titolo è stato fatto questo accordo, con quale intento se la barca è stata ferma lì per sei anni”.

Nelle parole di Andrea Cafà, fin da queste prime battute, c’è tutta l’amarezza di chi ha lottato per anni per dare ad Anzio un piccolo tesoro, a livello storico e -soprattutto- turistico, anche contro tutta una serie di procedure burocratiche che fanno intravedere quello che il nostro giornale dice da anni: ad Anzio la cultura è terra per poche persone…

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“Ho creato una serie di iniziative” –continua l’intervistato- “per suscitare l’interesse di una cittadina che da qual che si dice è una città di mare, col suo porto costruito da Innocenzo XII, che ha una storia ben definita, orientata sempre, fin dall’antichità, verso il mare, per un motoveliero che ha fatto la storia. Il primo motoveliero costruito in Italia, sia pure nei cantieri Palomba di Torre del Greco, ma che è partito da Anzio, facendovi ritorno dopo ben due viaggi Antartici… due viaggi, di ben ventimila miglia”

Poi Andrea Cafà, si lascia andare al suo legittimo sfogo: “Sono felice, tra virgolette, che questa barca se la portano via, perché dico e affermo con malinconia e grande rammarico, ma obiettivamente, che noi di Anzio non ce la meritiamo. Il Comandante ha dedicato tutta la sua vita al mare e a questi viaggi, ha cercato di fare qualcosa di costruttivo per la nostra cittadina, ma nessuno se ne è mai interessato. Nella sua casa realizzò un piccolo museo con tutti i cimeli, sia suoi che del padre Mario Ajmone Cat, che era stato il primo Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica della neonata Repubblica Italiana. In vita aveva fatto una proposta con tanto di progetto al Comune per costruire una scuola navale per i giovani e donarla alla nostra città. Progetto che come al solito è saltato. Gianni Loporfido, un giornalista che si occupa di marineria, nell’ultima esposizione che abbiamo fatto a Nettuno, mi ha fatto ascoltare una registrazione originale del Comandante Ajmone Cat, in cui lui spiegava le sue volontà, il suo desiderio di lasciare qualcosa ai posteri… la cosa brutta è che tutti i cimeli del Museo che aveva ad Anzio e che potevano essere un vanto per la nostra cittadina, visto il solito fatto che la nostra è una città marinaresca e bla-bla-bla, sono andati a finire altrove, a Trieste.

Eppure la nostra città non è stata capace di intitolargli, non dico una statua, ma neanche una vietta”.

Secondo lei, la colpa di chi è?

“Io non faccio un discorso politico, dico soltanto che qui è un discorso di ‘fare delle cose’, è un problema di ‘uomini’, è un fatto di volontà. Negli eventi che h organizzato, ho sempre cercato di coinvolgere le scuole. Io non capisco perché in altre parti, quando allestiamo la mostra su Ajmone Cat c’è sempre un successone di pubblico e tutte le scuole della zona vanno a vederle… da noi non si riesce a capire perché è sempre un problema portarle. Ma abbiamo scuole che sono meno di altre località o abbiamo delle scuole particolari? Sono le ‘guide’ che devono proporre certe visite, ossia i professori, i presidi e sopra di loro gli Assessorati alla Cultura. Ci devono essere delle persone preposte ad abbracciare e a spingere l’idea. Io posso essere bravissimo ad organizzare un evento, ma alla fine mi devo necessariamente confrontare con altri e se a questi non interessa, è la fine. Ho dovuto faticare non poco per portare le scolaresche nel cantiere Gallinari, a far vedere il motoveliero. E’ vero che l’Assessore alla cultura ha spedito una lettera alle scuole, ma non basta… dico io, se vi arriva una lettera, voi insegnanti organizzatevi e portate questi ragazzini in giro per mostrare qualcosa che è utile per la loro formazione, la loro cultura e per far conoscere qualcosa della loro città… magari solo  per mostrare come si lavora e a che servono i cantieri navali della loro cittadina. Sono stato personalmente a portare i manifesti della mostra nella scuola vicino Villa Sarsina e non mi hanno fatto neanche entrare. Solo alla fine, con l’intervento di qualche professore amico, ci si è mossi e qualche classe è arrivata, ma mi sono dovuto arrabbiare non poco. Ripeto, dentro di me sono arrabbiato, ma anche contento, tra virgolette, se questa barca se la portano via, perché noi di Anzio non ce la meritiamo. Siamo in una città dove a nessuno importa niente di quello che succede, non parlo solo dell’Amministrazione Comunale, ma anche della popolazione. Basta l’esempio di una struttura bellissima come il ‘Paradisino’ che cade a pezzi nell’indifferenza generale. A nessuno gliene può fregar di meno”.

AL-bradisisma

A questo giustificato sfogo, vorremmo aggiungere da parte nostra il fatto che quanto meno, in tal maniera, con la barca che andrà via da qualche altra parte, verranno rispettate le volontà del Comandante che non erano quelle di lasciarla marcire in un cantiere, perdendo, però, un’altra opportunità sia di lavoro che di turismo per Anzio…

“Eppure il ‘San Giuseppe due’ è un pezzo di storia della nostra città. Un pezzo di storia di una città che come detto prima: ‘è una città marinara, bla-bla-bla…’  un pezzo di storia a cui viene data poca importanza e che invece poteva essere un vanto per la città…  A Genova, davanti l’Acquario c’è un vecchio Galeone, neanche bellissimo, dove ci andranno duemila turisti a fotografarlo… ma ci rendiamo conto? Ci siamo fatti scappare, per la ‘seconda volta’, e nella totale indifferenza, quanto di bello ci voleva lasciare, in eredità, il Comandante Ajmone Cat.  Da quello che mi è stato riferito, ma non so se è vero, oppure no, lo scorso mese il Sindaco ha chiesto alla Corte dei Conti la possibilità di spendere dei soldi per il restauro… ma sono passati 6 anni. Possibile che non c’è stata una forza politica che si è interessata della cosa? Nessuno, né a destra e né a sinistra ha pensato che questa barca poteva rappresentare un vanto per Anzio? Non si fa altro che parlare di turismo eppure non si è ragionato sul fatto che poteva rappresentare delle opportunità lavorative attraverso il turismo? Ma allora di che parliamo?A Torre del Greco, per esempio, c’è un piccolo Museo delle arti Marinare dove ci sono i vecchi maestri d’ascia in pensione, che hanno creato dei modelli di imbarcazioni che servono a portare i bambini delle scuole a fare un giro in mare…. In tal modo trasmettono i valori, i principi del mare e della storia della loro città. Ai nostri ragazzi che valori doniamo? Quando ad un ragazzo di Anzio ho chiesto se sapeva del ‘San Giuseppe due’ quello mi ha risposto che ad Anzio c’era Sant’Antonio… di San Giuseppe non sapeva niente… è logico Sant’Antonio fa parte della storia, della tradizione, del folklore di Anzio, ma bisogna insegnare loro anche altre cose… ad Anzio non c’è solo Sant’Antonio, lo ‘Sbarco’ e il ‘Palio del Mare’, ci sono tante altre cose, come ad esempio, una moto nave che è stata concepita ad Anzio e che da Anzio è partita per arrivare quarant’anni fa al Polo Sud”.

Nonostante il tentativo in extremis, nell’ultimo Consiglio Comunale del 29 aprile, in cui il Consigliere Andrea Mingiacchi, ha preso la parola per chiedere delucidazioni al Sindaco sulla vicenda, secondo Cafà, la classe politica anziate è rimasta ferma, nel totale disinteresse della vicenda, quasi che non riguardasse le sorti di ‘un bene’ comune della cittadina.

“Quindi” –conclude Cafà– “non c’è stata la volontà politica di risolvere il problema, eppure su quella nave ci sono saliti in tanti, ci sono le foto… gente come Pasetto, De Angelis, Zucchini… Mi sono chiesto, allora: Ma se non la volevate, ma perché ‘quello’ (l’Assessore Umberto Succi, n.d.r.) è andato a fare l’accordo con la Marina? Ma che avevate nel cervello? Ma che non lo sapevate che ci volevano dei soldi per restaurare una barca del genere? Con quale criterio sei andato lì a firmare un accordo e prenderti la responsabilità di tenere sei anni una barca del genere in cantiere a rovinarsi? Bastava un piccolo intervento annuale, un piano di lavori con delle tranche da una trentina di mila euro, per poterla ripristinare e riportarla in mare. Non sono stati neanche capaci di chiedere dei Fondi Comunitari per restaurarla…”.

 

Maurizio D’Eramo

 

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