Intervista all’artista. BENAL DIKMEN e l’arte delle radici storiche.

Intervista all’artista. BENAL DIKMEN e l’arte delle radici storiche.

L’artista turca Dikmen, terza classificata alla V edizione di Shingle22j e fino al 20 novembre al Forte Sangallo di Nettuno con una mostra personale, ci racconta la sua arte contemporanea. “Un viaggio nel mondo e nella storia del suo paese natale, con uno sguardo sempre aperto al mondo occidentale”. 

Vive e lavora ad Instabul, cuore della Turchia e sin da piccola, nonostante le difficoltà e un padre che la dikmenosteggiava, è riuscita a coltivare il suo amore per l’arte. Un amore che è nel tempo si è trasformato in una vero è proprio lavoro. È Benal Dikmen, artista turca, doppia laurea in arte all’Università di Marmara e Mimar Sinan e oggi docente universitario di scultura e progettazione grafica in due università turche, la Mimar Sinan Fine Arts University e la New Century University.  Una donna  semplice e  gentile, profondamente legata alla sua terra d’origine. La sua arte contemporanea è un viaggio nel mondo e nella storia del suo paese natale, con uno sguardo sempre aperto al mondo occidentale, come ci racconta in questa intervista soffermandosi anche sul rapporto tra Oriente e Occidente. “Oggi, più che mai, – spiega l’artista  – da parte dell’Occidente si è riscontrata un’apertura verso la cultura e l’arte degli altri Paesi. Mentre in Turchia, l’arte, la storia e la cultura Occidentale sono state sempre seguite e ritenute interessanti. Quindi sì, un dialogo oggi è possibile”. Vincitrice di numerosi premi nazionali e internazionali, la Dikmen si è classificata terza alla V edizione di Shingle22j, la Biennale d’arte contemporanea di Anzio e Nettuno con l’opera “The fact of eat as in Index of Poltical”. Questa settimana, fino al 20 novembre, Benal Dikmen esporrà le sue opere al Forte Sangallo di Nettuno, insieme all’artista romana Giulia Ripandelli, con la quale ha realizzato anche un lavoro a quattro mani per raccontare l’incontro e il dialogo tra Italia e Turchia, tra Oriente e Occidente, attraverso il linguaggio universale dell’arte contemporanea.

Signora Dikmen, come nasce il suo amore per l’arte e qual è il filo conduttore delle sue opere?

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Opera esposta al Forte Sangallo (fino al 20 novembre)

 “Ho cominciato a fare arte quando ero bambina, anche se mio padre non mi ha permesso di studiarla (in Turchia i capofamiglia hanno molta autorità). Poi, con il passare degli anni, sono riuscita a studiare design del tessuto e ho lavorato in un’industria tessile per diciassette anni! Sono riuscita a iscrivermi all’università quando ero già grande, e lì, finalmente, sono riuscita a studiare arte. Ho iniziato con la pittura a olio e con l’arte classica, facendo disegno dal vero. La formazione classica è importante per tutti tipi di arte. Contemporaneamente ho iniziato a fare collage, a interessarmi all’arte tradizionale ottomana e a quella Occidentale. L’arte della mia terra è il filo conduttore di tutte le mie opere, compresa la bidimensionalità, che è la caratteristica basilare di tutta l’arte Orientale”.

 

Nelle sue opere, è forte il richiamo alla sua terra d’origine, la Turchia, un paese dalle radici storiche profonde, ma in continua trasformazione, segnato per altro da eventi geopolitici non indifferenti. Come cerca di raccontare tutto ciò nei suoi lavori?

 “Grazie all’arte, riesco a esprimere la turbolenza e i veloci cambiamenti della società turca. Nei miei lavori cerco continuamente di rappresentare fatti, passati e presenti, i miti e le leggende della storia e della cultura tradizionale ottomana”.

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A sinistra Giulia Ripandelli, a destra la Dikmen

 Lei e l’artista romana, Giulia Ripandelli, con i vostri lavori al Forte Sangallo di Nettuno proponete un viaggio alla scoperta di Oriente e Occidente, di Turchia e Italia. Crede che oggi sia possibile un maggior dialogo tra queste due culture?

 “Certo, specialmente oggi! Prima degli anni ’60, non c’era molto interesse, da parte dell’Occidente, verso tutto ciò che riguardava l’Oriente. Nell’era post-moderna, invece, questo è cambiato. Da parte dell’Occidente si è riscontrata un’apertura verso la cultura e l’arte degli altri Paesi. Mentre in Turchia, l’arte, la storia e la cultura Occidentale sono state sempre seguite e ritenute interessanti. Quindi sì, un dialogo oggi è possibile!”

 

Nelle sue opere esposte al Forte Sangallo di Nettuno, c’è molto della storia italiana, che comunica e si fonde bene con la sua cultura ottomana. È Un’appassionata di Storia Italiana?

 “Si, sono molto interessata alla cultura e alla storia italiana. Non solo io, ma tutta la Turchia ama l’Italia! Il paese più popolare in Turchia è l’Italia, ed ho incontrato molti turisti turchi per le strade di Roma. La storia italiana mi interessa molto, e, essendo lettrice nella Mimar Sinan Fine Arts University e nella New Century University nella sezione scultura e progettazione grafica, cerco sempre di far leggere ai miei alunni testi riguardanti la storia dell’arte italiana. Il Rinascimento italiano, nella storia dell’arte, è molto importante!”.

Lei si è classificata terza alla V edizione di Shingle22j. Ci può raccontare, in sintesi, la sua esperienza alla Biennale? Emozioni, idee…

 “Ho partecipato a diverse Biennali, italiane e non, ma Shingle22j mi è piaciuta molto. Nonostante sia una piccola realtà, è molto qualificata e ben organizzata”.

 

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L’intervista è stata realizzata da

Luisa Calderaro e Elisabetta Civitan 

Le foto sono state scattate da Alessandro Tinarelli

 

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