Il rifiuto verde una ricchezza perduta

Il rifiuto verde una ricchezza perduta

Se si pensa che il rifiuto verde in natura tornerebbe nella terra, si capisce anche che il naturale e fisiologico riciclo o utilizzo del rifiuto botanico debba avere tale fine. Attraverso questa naturale procedura il rifiuto, se pensiamo ad esempio come rifiuto naturale alle foglie secche che cadono in autunno, rilasciano alla terra sostanza ed attraverso la decomposizione formano l’humus. Se la natura non producesse da sola il suo rifiuto botanico non avremmo la terra come la conosciamo noi, costantemente ricca di sostanze In realtà è un riciclo anche quello. E come ha detto qualcuno: in natura nulla si crea, ma tutto si trasforma. Penso che privare il terreno, anche quello del giardino, anche quello del nostro territorio, della sua naturale fase di riciclo, sia un andare contro natura (e la natura poi ci porta il conto). Relativamente ai giardini ed ai terreni esistono le compostiere. Ma non è una cosa facile fare del buon compost. O meglio, è facile, ma bisogna saperlo fare. E per saperlo fare intendo sapere rispettare quella giusta percentuale nel rifiuto tra verde e organico di scarto da cucina che invece si vorrebbe mettere a decomporre nella compostiera. Non sono una esperta ma vado per logica e rispetto per la natura. Ed in natura gli scarti organici di origine animale e non vegetale sono una percentuale minima nella decomposizione del sottobosco. Mentre negli scarti da cucina questa percentuale non è così, tra ossa di pollo, lische di pesce, sughetti andati a male, ed avanzi vari. Penso quindi che un compost che derivi da molti scarti animali da cucina e da poco scarto vegetale, pur rispettando la procedura, non sia un buon compost, e che a lungo andare possa fare male alle piante (ma si tratta di una mia opinione). In ogni caso sono favorevole alle compostiere domestiche da giardino, al corso di  utilizzo, e ad un controllo successivo sul loro corretto utilizzo, ma sono assolutamente contraria al fatto di eliminare la raccolta dell’umido per chi ha la compostiera, come invece vorrebbe prevedere il Comune di Anzio. Se si pensa infatti che il rifiuto umido è diverso dal rifiuto verde (non sono omologati nella raccolta differenziata), viene da sé capire che allora il compost che si forma non solo non rispetterebbe la percentuale di verde prevista dalla natura ma, a mio avviso, una famiglia normale non riuscirebbe nemmeno a smaltire con la giusta procedura di decomposizione lo scarto alimentare prodotto. E bisogna ricordare a chi storce il naso su quanto ho detto che come io no  sono il metro dell’universo, non lo è nemmeno chi storce il naso, ed ognuno produce scarti alimentari differenti da un altro individuo sia per mole e sia per tradizione culinaria. Una giusta impostazione per la soluzione di un problema deve avere una grande visuale del problema stesso, dalle regole alle varianti. Sono invece favorevole alla compostiere comunali, messe in luoghi adatti, e gestite da esperti, e controllate nella loro procedura (perché potrebbero essere delle bombe chimiche). Al riguardo, lasciando la raccolta del rifiuto umido separatamente dal verde sia come raccolta che come smaltimento, e quindi regolamentare ed inserire nella lavorazione del compost solo la percentuale di umido prevista dalla natura, perché non pensare ad un Comune che in prima persona raccoglie il rifiuto verde, lo trasforma in compost, e vende il compost? Penso che sarebbe la soluzione migliore, sia per lo smaltimento del verde da giardino che ci troviamo per le strade, sia per non sprecare una ricchezza naturale, sia per arrivare a quella procedura che mi piace tanto che vede i comuni il più possibile autosufficienti (anche da un punto di vista energetico ma questo è un altro argomento) e sia per valorizzare una ricchezza “di scarto” che è tanto abbondante dalle nostre parti? Abbiamo la ricchezza tra le mani (anche in questo settore) e non lo sappiamo! O meglio non la utilizziamo né produciamo. Anzi, produciamo immondizia verde ma non la trasformiamo in ricchezza. Quale è l’iter del rifiuto verde dopo che lo si porta nelle isole ecologiche? Dove viene portato? Quali aziende lo comprano per utilizzarlo? Quale è la corretta percentuale standard tra rifiuto verde e rifiuto umido a livello industriale per la produzione di compost? Sono stati fatti dei test a lunga durata sull’effetto sulle piante? Queste sono domande che mi ero posta in primavera. È arrivato il momento di trovare le risposte! Chi mi da una mano? …

Angela Pensword