Il potere dei giudici

Il potere dei giudici

Succede spesso che i dibattiti assai accesi su temi che dividono l’opinione pubblica e le forze politiche si svolgano nell’imprecisione dei termini adoperati, e soprattutto in totale assenza di quei riferimenti al retroterra storico e teorico della questione, i quali aiuterebbero, se non ad appianare i contrasti, almeno ad esprimerli in modi più riflessivi e civili. Così accade oggi in Italia nel dibattito sui rapporti tra magistratura e classe politica. Il dibattito sulla natura e i limiti del potere giudiziario e sui rapporti di questo con la politica si è acceso in Italia al momento dei processi di Mani pulite, ma covava sotto la cenere sin dagli anni Settanta. Sin da allora, prima che l’opinione pubblica se ne accorgesse, la classe politica incominciò a vedere la magistratura, o certi settori di essa, come possibile attore politico, potenziale alleato in certi casi, pericoloso nemico in altri.

Il fenomeno dell’espandersi della funzione giurisdizionale riguarda l’espansione del territorio coperto dalle decisioni dei giudici a spese di quello tradizionale coperto dalle decisioni dei politici eletti e degli amministratori pubblici. In altre parole, il diritto, o l’uso, di prendere determinate decisioni viene trasferito dal potere legislativo e/o esecutivo a quello giudiziario.

L’ultima sentenza della Corte Costituzionale sulla legge Fornero ha bocciato il blocco delle pensioni deciso nel 2012 dal governo Monti. Ad oggi emergono milioni di italiani che vantano un credito nei confronti dell’Inps. Si tratta di pensionati che, almeno in teoria, hanno diritto a vedersi liquidati i mancati aumenti degli assegni previdenziali che sarebbero invece maturati dal 2012 in poi, senza quella manovra appena delegittimata dalla Consulta. Al di là della riflessione in merito alle sofferte, ma necessarie decisioni di politica economica 2011-2013 intraprese dal governo italiano in un momento storico così difficile per l’Europa e per il nostro paese, nascono delle considerazioni sulle conseguenze della sentenza della Corte Costituzionale.

Certificato nel marzo del 2015, l’Italia ha un debito pubblico pari a 2.184,5 miliardi di euro. L’indicizzazione delle pensioni, in rispetto della sentenza, con un esborso di 2,2 miliardi di euro quest’anno, aumenterà di 500 milioni l’anno a regime. Considerando che incombono ulteriori sentenze della Corte sul blocco degli aumenti della PA e sull’aggio di Equitalia, la domanda sorge spontanea: con uno dei maggiori debiti pubblici al mondo, siamo sicuri che l’Italia uscirà finalmente dalla crisi con altre voci di spesa? Il merito del governo Monti è stato evitare l’arrivo della troika: ora staremo a vedere.