IL MONUMENTO AD ANGELITA E A TUTTI I BAMBINI VITTIME DI TUTTE LE GUERRE

IL MONUMENTO AD ANGELITA E A TUTTI I BAMBINI VITTIME DI TUTTE LE GUERRE

Angelita

Ti saresti chiamata Angelita

Angelita

Angelita

Volevamo chiamarti Angelita

Angelita

Sbarcammo ad Anzio

Una notte

Oh oh,oh oh

C’era soltanto la luna

ed un pianto di bimba.

In fondo al suo sguardo di mare

c’erano ancora le favole

e quattro conchiglie

ripiene di sabbia

stringeva una piccola mano (…)

Che alba grigia su Anzio!

Scese improvviso fra noi

Un silenzio di bimba.

Da quel suo sguardo di mare

eran fuggite le favole

ma quattro conchiglie

ripiene di sabbia

restavano nella sua mano.

Il testo, sopra riportato, è una canzone contro la guerra, scritta nel 1964 ed eseguita da “Los Marcellos  Ferial”, un trio canoro, che ne decretò il successo anche fuori dai confini italici. Le toccanti e poetiche immagini che scorrono davanti ai nostri occhi, traggono ispirazione da una vicenda reale o possibile che, durante la seconda Guerra Mondiale, “è accaduta” ad Anzio; durante tutte le guerre di ieri e di oggi, in altri luoghi, perché sempre i bambini ne sono le vittime più innocenti.

Quante immagini di piccoli-adulti, che piangono con il terrore e la disperazione scolpiti sui volti increduli, scorrono davanti ai nostri occhi e alle nostre coscienze! Tante, troppe, continuamente! Su quante spiagge desolate, tra quali macerie, dei ricordi e degli affetti, si aggirano “i capelli di grano” dei nostri giorni? In un mondo grigio, tetro che, nel suo avanzare, spesso, genera assuefazione.

Il 22 Gennaio del 1944, alle 2,45, avvenne il famoso “Sbarco di Anzio”; gli Alleati occuparono, con il loro imponente schieramento bellico, il tratto di costa che va da Torre Astura a Tor San Lorenzo: è realtà, è un fatto innegabile, avvalorato da foto, ritrovamenti, uomini. Anche i bombardamenti dei giorni successivi sono stati reali; “I brandelli di muro” avevano preso il posto delle case; tanti erano fuggiti, tanti erano morti, alcuni vagavano, come anime in pena, nelle vie, nelle piazze, in riva al mare: uomini, donne, bambini.

Proprio su una spiaggia, di notte, alcuni giovani soldati, mentre si aggiravano guardinghi, videro una bimba, sola, in lacrime, terrorizzata. Non parlavano la sua lingua, ma seppero confortarla ugualmente; non conoscevano il suo nome, la chiamarono Angelita; cercarono di proteggerla, di salvare la sua giovane vita, ma invano.

Questa è la ricostruzione fatta dal soldato Hayes che, dopo venti anni dalla fine della guerra, scrisse al consiglio comunale di Anzio, anche per avere notizie del corpicino dilaniato della piccola, di cui, in realtà, nessuno seppe dare notizie.

Nel 1979, il 22 gennaio, sulla Riviera Mallozzi, di fronte al mare, la città di Anzio dedicò una statua di bronzo, eseguita dallo scultore Sergio Cappellini, raffigurante una bambina di nome “Angelita”, in ricordo di tutti i bambini vittime di tutte le guerre.

La scultura aerea e gioiosa, appoggiata su di un basamento, a tre piani, rappresenta un esile corpo di bimba, circondato da cinque gabbiani con le ali dolcemente spiegate. Vogliono proteggerla? Vogliono portarla in volo, lontano dalle brutture della guerra? Le parlano di un paese lontano, in cui ogni bambino può vivere, fino in fondo, la propria infanzia? Le raccontano una fiaba, le sussurrano i versi di una poesia che parla d’amore, di solidarietà, di armonia tra tutte le creature terrestri?

Non è possibile rispondere con certezza ma, il sorriso che illumina il volto innocente, rivolto verso l’alto, le braccia protese verso i generosi volatili, il piedino sospeso, ci comunicano, senza ombra di dubbio, che la bimba vuole librarsi verso il cielo, abbandonare, quindi, la terra, luogo, troppo spesso, d’indicibili crudeltà.

 

Laura Siconolfi

 

 

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