“IL COMANDANTE CI HA LASCIATO IL SUO BENE PIU’ PREZIOSO”

“IL COMANDANTE CI HA LASCIATO IL SUO BENE PIU’ PREZIOSO”

Parliamo della mostra sulle imprese del Comandante Giovanni Ajmone Cat,con l’ideatore della mostra – (seconda parte)  Abbiamo visto, nella prima parte di questa nostra trattazione,  come il ricordo storico della figura di Giovanni Ajmone Cat e delle imprese del suo ‘San Giuseppe Due’, si debbano ad Andrea Cafà, cinquantunenne presidente dell’Associazione ‘Pungolo Club’, che da anni si batte per far ‘uscire’ dal chiuso dei cantieri Gallinari, il veliero dalle tante gesta storiche e riabilitarne la memoria, facendone un vanto per la città.

Un personaggio dai trascorsi trentennali in villaggi turistici, partendo da semplice animatore fino a gestirne sei tra i più importanti d’Italia,  affinando un’esperienza culturale e turistica che lo ha portato a vedere ed immaginare un turismo ospitale, intelligente, legato all’accoglienza,  ma che non ha mai staccato quel cordone ombelicale che lo lega alla sua città, e che un giorno è stato letteralmente ‘stregato’ da questo motoveliero.

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Chiediamo proprio al Cafà come è avvenuto questa sua ‘folgorazione sulla strada per Damasco’.

Signor Cafà, ci può raccontare come le è nata questa passione per le imprese antartiche del ‘San Giuseppe Due’?

“Tutto è incominciato con una porticina aperta. Era quella dei Cantieri Navali Gallinari sulla Riviera Zanardelli. Si intravedeva la prua di un veliero, era quella del ‘San Giuseppe due’… era bellissima. C’era questa prua che sembrava uscire fuori, con il suo bompresso tutto decorato, con quell’unicorno maestoso, disegnato dalle mani della signora Rita Ajmone Cat, sorella del Comandante. Si vedeva immediatamente che era una barca molto particolare, tutta lavorata in legno di York. Un qualcosa di unico, che possedeva un’anima anche relegata lì, ferma in un cantiere. Rimasi ammirato, emozionato e mi feci coraggio,  domandando di chi fosse. Mi spiegarono brevemente la sua storia e ne rimasi affascinato…”

Un vero colpo di fulmine…?

“Si, è una barca particolare, si ispira ai vecchi motovelieri del primo novecento, come la ‘Stella Polare’ del duca degli Abruzzi o la ‘City of New York’… con una grande particolarità, che pur ripercorrendo le gesta di quei mitici velieri, che hanno fatto al storia della navigazione, il ‘San Giuseppe due’ è, al confronto, piccolissimo, con i suoi sedici metri di lunghezza”.

10995496_716492845135447_29493701367885373_n La ‘City of New York’

La nostra seconda domanda è un po’ più cattivella… A Torre del Greco, nel Museo della Marineria Torrese c’è una sala dedicata al Comandante, pur non avendo il museo nulla che appartenesse a Comandante, al Museo dell’Antartide di Trieste sono stati donati i cimeli dell’impresa antartica, cose importantissime, ma niente a che vedere con Anzio che possiede la nave che fece l’impresa. Come si suol dire: gli uomini passano, ma le cose, in questo caso il veliero che arrivò al Polo Sud, rimane… sta lì. Eppure, avendo questo ‘ben di Dio’ che sfruttato a dovere, potrebbe rappresentare una caratteristica per il turismo, non siamo capaci a sfruttarne l’occasione. Ma perché?

“I Torresi hanno realizzato una sala nel loro museo, pur non possedendo nulla del ‘San Giuseppe Due’, perché il veliero è stato costruito lì, a Torre del Greco, e hanno un amore viscerale per questa barca… Tanto è vero che il Comandante, nel suo secondo viaggio, oltre alla bandiera italiana e al ‘guidone’ della Lega Navale Italiana, patrocinante della Missione, portò al Polo Sud  anche il ‘guidone’ del Circolo Nautico di Torre del Greco. Loro si sono mossi con largo anticipo rispetto a noi, ma Anzio aveva un vantaggio rispetto a Torre del Greco, Napoli e Trieste, che come vedremo avranno i cimeli del Comandante, ed era il fatto che Giovanni Ajmone Cat, nella sua villa anziate sulla Nettunense, oltre alla grossa piscina in cemento, realizzata nel 2002 per collocarvi il Veliero, aveva realizzato un piccolo museo con tutti i cimeli  che riguardavano le sue imprese Antartiche, e che voleva donare poi, alla città di Anzio. Se sono poi, andati a finire altrove, bisognerebbe capirne i perché. Per fortuna non è andato perso il motoveliero che nel 2011 è stato donato dalla sorella del Comandante, signora Rita, alla Marina Militare e contemporaneamente  affidato, con un accordo, da questa al comune di Anzio. L’accordo, siglato dall’allora assessore al Turismo Umberto Succi, prevedeva che l’Amministrazione Comunale si impegnasse a provvederne al restauro e al mantenimento, per essere impiegato ‘ad uso didattico’ e far avvicinare i giovani alla navigazione. La Marina Militare si impegnò a mettere a disposizione del proprio personale, visto che, dopotutto, era la proprietaria istituzionale del veliero, mentre la Signora Rita ha fatto una donazione per le prime piccole ristrutturazioni. Sono stato a vedere il veliero poco tempo fa e devo dire che qualche cosa si fa, a rilento, ma si fa, E’ tenuta con molta cura, ma devo dire che bisognerebbe portare a termine questi lavori che, secondo me, pur avendo un discreto costo, non dovrebbero essere impossibili da sostenere. L’ho ribadito anche al Sindaco Bruschini nel colloquio che abbiamo avuto un paio di mesi fa. L’accordo c’è, è stato siglato, ma dopo le conferenze stampe ‘faraoniche’ del momento, tutto è finito nel silenzio. Non riesco a capacitarmi di come, nel tempo, siano passati tanti Sindaci, credo 4 o 5, e che nessuno di loro abbia avuto la volontà di fare qualcosa. Capisco che stiamo in un momento di crisi, in cui ci sono delle esigenze primarie rispetto ad una barca, ma sono passati cinque anni… credo che sia arrivato il momento, quantomeno, di programmare dei lavori. Anche perché rimanendo così ferma, la barca ha ugualmente dei costi,  con un pizzico di volontà si possono trovare i fondi per metterla a posto. Anche perché rappresenterebbe un valore aggiunto per il turismo cittadino. Un grande risvolto dal punto di vista culturale e turistico per la città. Già si sono fatti scappare il Museo, e questa è una cosa triste, perché insieme allo sbarco di Anzio e a S.Antonio, potrebbe essere un risvolto, dal punto turistico, fondamentale per la città… dopotutto stiamo parlando di un cittadino di Anzio che è partito per ben due volte dalla città per raggiungere , primo italiano a farlo, il Polo Sud. Rappresenterebbe, anche una soddisfazione per la Signora Rita… dopotutto una persona che ha vissuto queste situazioni, non può essere soddisfatta di come sono andate le cose. Lei sarà presente il 2 luglio alla cerimonia di inaugurazione della mostra, e questo per me rappresenta un motivo d’orgoglio  e una gratificazione per il fatto che siamo riusciti a ‘tirare fuori’ questa bella storia, che è quello che ci interessa più di tutto. Vorrei ricordare anche, che il comandante ci ha lasciato il suo bene più prezioso… la sua barca. Non ci scordiamo che rappresentava tutto per lui, non a caso fece costruire il caveu  in cemento armato per averla all’interno di casa sua e rimirarla tutti i giorni. Anzi il suo sogno era quello di potersi affacciare dalle finestre di casa e vederla ancorata nel porto e piena di ragazzi che imparassero su di lei i primi rudimenti del mare, come lui stesso aveva imparato sulle menaidi del marinaio di Anzio Paolino Martino, all’età di 12 anni. Per tornare alla sua domanda, spero che il Comune non si faccia scappare per la seconda volta questa grande occasione, perdendo un altro pezzo storico così importante, altrimenti si dovrà dedurre che evidentemente non c’è compatibilità culturale e turistica in determinati personaggi ad Anzio”.

10540552_678326705618728_6099542345320899475_n Andrea Cafà con la signora Rita Ajmone Cat

Per il momento ci fermiamo qui, torneremo a parlare col Presidente Cafà al termine della mostra per sentire direttamente da lui una sua prima valutazione su come la città ha vissuto quest’avvenimento.

Ricordiamo che la mostra è aperta dal 2 al 4 luglio nei locali di Villa Sarsina, con ingresso libero. Come ci tiene a ricordare lo stesso ideatore della mostra, un grande plauso va fatto a tutti gli sponsor che con il loro operato sono l’alimento vitale che rende possibile la realizzazione di tante manifestazioni ed eventi e che come, in questo caso, hanno reso possibile rivalutare e raccontare una storia bella come quella del ‘San Giuseppe Due’.

Va anche ricordato, anche, che a margine della mostra fotografica, grazie all’interessamento in primis del Presidente del Circolo Velico di Roma, Mario De Grenet e con la collaborazione dei vari Circoli velici di Anzio e Nettuno, è stata organizzata anche una Regata denominata ‘Regata della Costiera di Torre Astura. Trofeo Comandante Giovanni Ajmone Cat’, che vedrà cimentarsi le barche dei circoli velici: il Club della Vela di Roma, la Lega Navale Italiana di Anzio, SE.VE. della Marina Militare, il Reale Circolo Canottieri Tevere Remo e il Circolo Nettuno Yacht Club.

La Regata di terrà il 5 luglio alle ore 10.30,  mentre la premiazione della gara avverrà in occasione di quella del ‘Palio del Mare’, la sera stessa alle ore 19,00.

Maurizio D’Eramo

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