GIORNATA TIPO DI UN TOSSICODIPENDENTE (Anzio,1992)

Le giornate del tossico sono tutte miseramente uguali. Egli non si meraviglia mai di una splendida giornata primaverile, del ritorno delle rondini o dello sbocciare delle rose, ne si preoccupa di coprirsi quando piove. Non sente ne freddo ne caldo, quando è “fatto” (drogato), ma avverte entrambi in crisi di astinenza anche se la temperatura ambiente è mite. Se un tuo vecchio e caro amico ha cominciato a bucarsi non meravigliarti se, incrociandolo per strada, non ti saluta. Non ti ha visto, pensa ad altro, assorto nelle sue trame ed è meglio così altrimenti si fermerebbe solo per chiederti soldi. Non provare a discutere con lui, per aiutarlo, per fargli sentire che gli sei vicino.

Ti sentirà ma non ti ascolterà e ogni risposta sarà dovuta e meccanica. Non illuderti, si dimenticherà ogni tua parola ancora prima di svoltare l’angolo e il suo gioco masochista riprenderà ad appassionarlo e coinvolgerlo sempre di più. Un gioco pericoloso, lo stesso tutti i giorni. Il premio finale, ovviamente, è l’eroina, ma prima di raggiungerla c’è tutta una prassi che si svolge spesso con alcuni complici. La mattina, il tossico, pensa all’eroina ancor prima di aprire gli occhi, si alza con molta fatica, stropicciato, pesante e con la puzza del sudore notturno. Molto spesso fa degli incubi, se è così significa che già sta a “rota” (in astinenza) quindi è nervoso e stressato, come se non avesse dormito. Qualsiasi convivente o familiare sa che prima di ogni cosa , invece del buongiorno, il tossico, chiederà soldi. La strada lo aspetta, non tarderà ad uscire, ma finché non è fuori casa seguitelo con la coda dell’occhio, in ogni stanza, ad ogni passo. E’ inaffidabile , furbo, e imprevedibile. C’è chi si vergogna, chi si sente un verme a rubare in casa propria, ma questo non cambia il suo atteggiamento, sa che raramente un genitore lo denuncerebbe e ne approfitta, la rota sale sempre più. Trovare soldi o oro a prima mattina, per lui, significa passare alla seconda fase del gioco, quella che lo diverte di più, cercare la “roba” (eroina) e lo spacciatore, il grande paranoico, sempre all’erta dalle guardie. Il primo spacciatore di strada, l’ultimo della grande catena di distribuzione lo chiamano il Pidocchio, non so perchè, e va con il suo motorino, un Ciao, per svicolare, sfuggire nelle stradine più strette. Anche lui appare, scompare, passa e ripassa con il classico sguardo da gallina. Avete presente come fanno le galline quando muovono repentinamente la testa a destra e sinistra in costante tensione? Il tossico fa lo stesso, con i soldi in tasca, nella zona di spaccio. Un’occhio per trovare lo spacciatore e un altro per non cadere nei tranelli della “speciale” la forza della polizia specializzata nell’antidroga che però si dedica bene all’antitossico.

Quasi sempre, lo spacciatore, non ha la roba con se, allora da un appuntamento in un luogo isolato.

Se avessi mille lire per ogni ora che ho aspettato lo spacciatore sarei diventato ricco. Di solito si aspetta in macchina, ogni due minuti si guarda l’orologio mentre la rota sale sempre di più. I sintomi si fanno più evidenti. Uno sbadiglio dietro l’altro, ogni tanto uno starnuto, la sensazione che ti stanno strappando gli organi interni e i brividi di freddo, l’ansia e l’insicurezza. Qualche parolaccia d’impazienza ripiegati su stessi. Delle volte per trovare e prendere la roba ci vogliono delle ore ma quando si ha in mano la bustina l’adrenalina comincia a far sentire meglio chi aveva una crisi leggera e si schizza in farmacia come un gatto a prendere le “spade “ (siringhe).

Ha inizio il rito, il premio finale, il buco, il flash e l’effetto che pervade corpo e mente, come la sensazione, moltiplicata per cento, che ti da orinare quando la vescica è piena, un lungo e intenso orgasmo. La roba, infine, ti riporta nella sua dimensione , nella personalità, falsa che ti impone, costringendoti a rompere tutti i rapporti dapprima con te stesso.

Un ex tossicodipendente