IL FUTURO DI ANZIO PASSA PER MEZZO DEL RINNOVAMENTO DELLA SUA CLASSE DIRIGENTE

IL FUTURO DI ANZIO PASSA PER MEZZO DEL RINNOVAMENTO DELLA SUA CLASSE DIRIGENTE

Il risultato del ballottaggio delle ultime amministrative in Italia nel 2016 apre dei nuovi scenari che inducono ad una profonda riflessione politica dei nostri territori, rispondendo ad una semplice domanda: “Cosa vogliamo fare da grandi?”

La risposta è rintracciabile nel rinnovamento della classe dirigente politica locale. La condizione nella quale vige Anzio è il prodotto di un malgoverno che imperversa da numerosi decenni nella nostra realtà, affondando le proprie radici in accordi antichi, volontà carsiche che hanno visto figure umane tipiche della Prima Repubblica faticare ad evolversi, trascinando con se la Città di Anzio nella situazione che conosciamo tutti.

Le strade sono ridotte a un colabrodo, l’edilizia scolastica è fatiscente. Paghiamo i rifiuti pro-capite più costosi di tutte le amministrazioni comunali in Italia, con il servizio idrico più caro della penisola senza un’azione seria di alternativa sostenibile. Siamo privi di un’offerta abitativa popolare. Il piano regolatore ha rappresentato un fallimento, con indiscriminate colate di cemento senza sosta: qualora non assenti i servizi alla cittadinanza non corrispondono in modo assoluto al corrispettivo pagato con le nostre tasse. Le periferie rimangono abbandonate, con il tessuto cittadino dilaniato, un’identità della città smarrita e mai valorizzata. Il porto è ridotto a un acquitrino, la città artigiana completamente abbandonata, il Paradiso sul Mare in marcescenza. Assistiamo ad una povertà dilagante. La disoccupazione giovanile è ai massimi livelli storici.

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Sussistono problemi continui per chi decide di vivere onestamente con la propria attività. Il lavoro, l’impegno, lo studio e il risparmio non costituiscono valori di merito nell’ultima storia recente di Anzio. Emerge una necessità di rinnovamento, di restituzione dei valori autentici di una società forte e consapevole di se stessa. Spetta ad una nuova classe dirigente saper raccogliere siffatte istanze, facendosi promotrice di idee e proposte che non sottendono la mera sostituzione del personale politico.

Siamo di fronte ad una politica di bilancio i cui debiti saranno saldati dalle prossime generazioni. L’insicurezza stradale è perenne. Vi è un’assenza totale di una politica culturale degna della storia del paese. C’è mancanza d’integrazione con le nuove realtà sociali emergenti. Assistiamo inermi a una classe politica indegna sotto molteplici profili.

Per risollevare il futuro della nostra Città, è di fondamentale importanza avere la consapevolezza che la rottura con gli schemi e le logiche del passato costituisca una delle condizioni imprescindibili per rilanciare il volano dello sviluppo economico e sociale del territorio. Sono cambiate le leggi. Sono cambiate le normative. Il legislatore europeo impone oggi vincoli e responsabilità precedentemente inesistenti. E’ cambiata la cultura amministrativa nella gestione degli enti locali e con essa è giunto il momento che un’intera generazione di amministratori abbia la coscienza di lasciare il proprio posto, per il bene della collettività e per il futuro di Anzio.

Gabriele Federici