FUMO BLU

FUMO BLU

Doveva partire il 19 settembre prossimo il progetto di ricerca sull’immaginario del lavoro nel bosco ‘Fuoco Project’ residenza di arte contemporanea, arrivato alla sua quinta edizione, purtroppo una serie di inconvenienti hanno dovuto far slittare a primavera l’evento nella sua totale ampiezza, anche se come ci è stato espressamente detto dagli organizzatori, già dalla prossima settimana inizierà la residenza dell’artista, che inizierà il percorso di ricerca sul posto, che porterà all’inaugurazione pubblica a primavera 2016.

La tradizionale rassegna d’arte che viene allestita all’interno del deposito della legna da ardere dell’Azienda ‘Trulli Legna e camini’, in via Batteria Siacci,  anche se era rimasta fuori dall’edizione da poco conclusa della Biennale d’arte contemporanea Shingle 22j,  vedeva tra i partnership proprio la collaborazione dell’Associazione ‘Trerzeri42’, unitamente a quella dei ‘Cantieri d’arte’, sempre attenti a questi generi di operazioni culturali; come di consueto, l’Azienda promotrice dell’evento  invita ogni anno un artista a cimentarsi in una opera d’arte che ha nel legno la sua fonte primaria.

Stavolta l’artista che chiamato a cimentarsi in questa suggestiva visione artistica lignea è Luca Coclite, 34enne artista di Gagliano del Capo (LE), curatore del programma ‘Random Association’, che realizzerà per l’occasione ‘FUMO BLU’, un allestimento che si concentra sul tema della produzione del carbone vegetale, in un contesto di lavorazione e trasformazione del legno; un percorso prettamente di matrice ‘Coclitiana’, articolato di suggestioni e richiami al mondo dei carbonai e che si riallaccia, in qualche modo, al mondo e all’allestimento ideato un anno fa da Tothi Folisi, ‘GRANDE FUOCO’, che prendeva spunto dalle esperienze dei carbonai dei monti Nebrodi.

luca coclite Luca Coclite

Il progetto site specific dell’artista, trae origine proprio dalle memorie della lavorazione del carbone (lavorazione ormai dimenticata, ma che in Italia era diffusa fino agli inizi degli anni sessanta), dal lungo isolamento nei boschi dei carbonai e dalla loro interpretazione delle reazioni naturali del legno al processo di carbonizzazione.

Attraverso la decostruzione dei segnali derivati dal lungo processo di combustione del legno, l’artista compone una partitura di simboli e rievocazioni dei fumi e dei suoni del carbone che diventano parte di un paesaggio di suggestioni sonore e visive.

Il titolo dell’allestimento ‘FUMO BLU’ deriva dalla qualità della cottura del carbone, che insieme al particolare crepitio che la legna faceva sulle fiamme, ha portato l’artista a ‘partire’ per un percorso di rilettura della storia della lavorazione del carbone che diventa astrazione simbolica.

I segnali vengono isolati e ricomposti in un insieme che allude alla complessità di riti e comportamenti del lavoro nel bosco, tra conoscenze tecniche e simbolismi magico-religiosi.

trulli camini   ‘Fuoco Project’

 

Un grande triangolo ricavato all’interno della catasta di legna rievocherà la forma della carbonaia, una struttura arcaica, primitiva e, allo stesso tempo, traccerà un parallelo con il contesto di provenienza del legno, costruendo in questo modo un nesso tra paesaggio naturale e scenario.

Un percorso che riflette sulle suggestioni di un rituale antico, sui suoni, i colori e gli strumenti utilizzati per produrre, attraverso un processo tecnico ormai fuori dal tempo, una materia vegetale che suona come il vetro, fuma di un colore azzurro e, secondo il lessico massonico, per il quale il carbone è materia purificatrice “pulisce le bestie dai lupi”.

Fuoco project continua in questo modo la sua attività di ricerca sull’immaginario del lavoro nel bosco.

trulli legna 2  La Trulli Legni

 

Nonostante lo slittamento dell’evento, abbiamo voluto ugualmente chiedere al ‘Patron’ della Trulli Legni e di ‘Fuoco project’, Marco Trulli, come è nata questa voglia di ‘fare arte’ con il legno, all’interno dell’azienda di famiglia.

Nasce dal fatto che io mi occupo di progetti di arte contemporanea, vivendo però questa radice familiare legata al lavoro nei boschi, alla trasformazione del legno, al carbone… Così l’idea è nata quasi per gioco dopo che un artista mi chiese di realizzargli un grande anello di legno tagliato per provare una costruzione di uno spazio artistico che doveva essere replicata a Parigi. Venne usato lo spazio del deposito del legname come laboratorio per la realizzazione di questa scultura che in realtà aveva tutt’altra destinazione.  Da lì ho capito, però, come un luogo di trasformazione del legno, in cui avviene un lavoro di grande quantità, può essere un luogo dove gli artisti si interrogano sulla potenzialità estetiche del legno, sul rapporto con la natura e il rapporto con l’utilizzo del legno dal punto di vista energetico. Poi uno degli scopi del progetto è proprio il fatto di fare in modo che tante persone che non si aspettano di trovare una realizzazzione del genere in un luogo come quello, persone che non hanno nessuna ‘ambizione’ artistica di guardare un’opera d’arte, si trovino davanti ad essa, sperimentando dei rappoti nuovi tra pubblico e artista, là, dove non te l’aspetti  è qualcosa di innovativo, anche grazie alla collaborazione tra operai, forza lavoro e artisti, che genera interessanti legami”.

Maurizio D’Eramo

 

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