FINO AL PROFONDO SUD… POLO SUD

FINO AL PROFONDO SUD… POLO SUD

Ripercorriamo le imprese del Comandante Ajmone Cat e del motoveliero ‘San Giuseppe due’ – Molte volte i sogni sono destinati a realizzarsi,  basta un pizzico di fortuna e tanta perseveranza; e Andrea Cafà, di perseveranza ne ha da vendere, tanto che come ci ha confidato lui stesso, quando lo vedono dalle parti del Comune, sono in molti a dire: “Ancora lui…” sempre pronto com’è ad illustrare i suoi progetti di tipo marinaresco, che in una città votata al turismo e al mare, dovrebbero essere immediatamente essere ascoltati, se non recepiti, ma come al solito ‘nemo propheta in patria’.

Giov.AjmoneGiuseppePalombaCat_007 Il comandante con uno dei fratelli Palomba

 

Ma stavolta la sua passione per le imprese antartiche del comandante Giovanni Ajmone Cat, e la voglia di commemorarne la memoria, a 46 anni esatti (era il 27 giugno del 1969) dalla partenza da Anzio della prima missione italiana verso il Polo Sud, si sta concretizzando con l’inaugurazione, che avverrà giovedì prossimo, 2 luglio, alle 18,00 a Villa Sarsina della Mostra video-fotografica ‘Ancora Sottozero. L’Antartide del Comandante Giovanni Ajmone Cat’.

L’evento promosso e realizzato dall’Associazione ‘Pungolo club’, è stato realizzato con il patrocinio gratuito della Regione Lazio, il Comune di Anzio, la Lega Navale, l’A.N.M.I., il Museo Nazionale dell’Antartide, il Museo Navale di Napoli, la Proloco di Torre del Greco, la Lega Navale e il Museo delle Arti Marinare di Torre del Greco, il Circolo Nautico di Torre del Greco, e le sponsorizzazioni arrivate, in primis dalla Banca Credito Cooperativo di Roma e da tanti piccoli imprenditori anziati che hanno creduto al progetto e a cui il Presidente dell’Associazione promotrice, Andrea Cafà, invia un ringraziamento particolare, ricordandone  i nomi: Ristorante Villa Rugantino, Tipografia Marina Anzio, Hotel Lido Garda, Ristorante l’Asticiotto, Cantieri Navali Gallinari, Prato Pronto Bindi, Ristorante  Zeromiglia di Nettuno, Ristorante Il Gattopardo di Anzio e Ristorante Baia di Ponente, la Casa Divina Provvidenza, lAgenzia di Promozioni Pubblicitarie e le Guardie Ambientali di Anzio.

Con questa iniziativa si vuole ricordare, dare risalto o per gli sprovveduti, raccontare attraverso video e fotografie, i due viaggi antartici compiuti dal comandante Ajmone Cat, cittadino acquisito di Anzio, che proprio qui mosse i suoi primi ‘passi’ in mare, a bordo delle tartane del pescatore Paolino Martino quando, all’età di dodici anni venne ingaggiato in qualità di mozzo, durante le vacanze estive passate dalla sua famiglia (il padre fu Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica militare, mentre la madre legò il proprio nome nel 1930 ad un’attraversata dell’Africa equatoriale, a bordo di camion forniti dalla OM) nella propria villa anziate per la villeggiatura .

Qui Giovanni Ajmone Cat riuscì ad apprendere tutta quell’esperienza e quelle conoscenze che lo portarono ad essere un ‘grande’ della navigazione a vela latina.

Fu proprio la madre, la contessa Carlangela Durini che, vista la sua naturale passione per le imbarcazioni e per il mare, decise di regalargli la sua prima imbarcazione, una piccola menaide, appartenuta proprio a Paolino Martino, la ‘San Giuseppe.

Con le proprie conoscenze e l’abilità di Paolino, Giovanni portò alcune modifiche all’imbarcazione che gli permisero di affrontare il mare per lunghi tragitti, fino a toccare le coste della Sardegna e della Corsica.  

Proprio ad Anzio nacque il progetto che lo portò al Polo Sud, affidando l’incarico della costruzione della nuova imbarcazione (1968-69) che doveva fare l’impresa, a due maestri d’ascia di Torre del Greco: Girolamo e Peppino Palomba, una feluca da 16 metri, realizzata con tutte le accortezze per affrontare una così lunga traversata Atlantica, e soprattutto una navigazione in acque ghiacciate come quelle antartiche, con la possibilità di collisioni col pack o con piccoli iceberg, tanto che venne fatta arrivare direttamente dalla Norvegia una speciale ‘corazza’ con cui venne ricoperta la parte che poteva essere interessata da questi fenomeni.

 

Al nome della feluca, ‘San Giuseppe Due’ è legato un curioso aneddoto e soprattutto un ricordo. Il nome ricordava quello dell’imbarcazione del Tenente di Vascello della Regia Marina, Giacomo Bove (San Josè, in spagnolo) navigatore che aveva tentato di arrivare al Polo Sud nel lontano 1882, dovendo rinunciare all’impresa per via del suo naufragio nella Terra del Fuoco; mentre al momento dell’immatricolazione come ‘San Giuseppe secondo’, si scoprì che a Messina era già registrata un’altra imbarcazione con quel nome, per cui si dovette optare per quel ‘Due’, a scanso di ogni omonima.

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Fu così che, il 27 giugno del 1969, la ‘San Giuseppe Due’ armata con due vele Latine (confezionate dall’abilissimo artigiano torrese, Giovanni Ascione), un Controfiocco, fiocco e trinchetta, con un’ancora di tipo romano e con un motore ausiliario da 205 HP, salpò da Anzio con quattro persone a bordo (a cui si aggiunsero in terra artica anche i nocchieri della Marina Italiana Salvatore di Mauro e Franco Zarattini), affrontando il lunghissimo viaggio che lo portò ad approdare sulla banchisa Antartica dove piantò la bandiera tricolore presso la base scientifica argentina di Almirante Brown, in Baia Paradiso, a 64°53’ di Latitudine Sud e 62° 52’ di longitudine Ovest. Il rientro avvenne, sempre ad Anzio, il 21 novembre del 1971.

Si trattò, però, come lo stesso Comandante dichiarò più volte, solo di un viaggio ‘investigativo’, senza le caratteristiche di una vera e propria spedizione scientifica, che saranno alla base, invece, del secondo viaggio intrapreso venti mesi dopo.

Stavolta la partenza avvenne da Torre del Greco il 1° luglio del 1973  con il contributo della Lega Navale Italiana e della Marina Militare che mise a disposizione della missione quattro sottufficiali: Tito Mancini, Mario Camilli, Giovanni Federici e Giancarlo Fede, a cui si aggiunse per il tratto antartico (come era avvenuto anche durante il primo viaggio) il Com/te  pilota Alitalia Dario Trentin.

652 L’equipaggio del secondo viaggio antartico

 

Il motoveliero, nonostante varie peripezie, raggiunse la base americana di Palmer, da cui si spinse fino quella inglese di Argentine Island, a 65° 15’ Latitudine S, e 64° 16’ di Longitudine W. Stavolta il viaggio fu più travagliato e la spedizione sfiorò il Polo Sud, dovendo desistere nello spingersi oltre, per le avverse condizioni meteo. Il rientro in Italia, avvenne proprio con l’approdo ad Anzio il 27 giugno del 1975, dopo aver percorso la bellezza di 20.000 miglia.

Quel giorno, durante la cerimonia di ringraziamento l’allora Sindaco di Anzio Giorgio Pasetto,  pronunciò un bellissimo discorso che però a tanti anni di distanza è rimasto, negli intendimenti, ancora lettera morta: “La città di Anzio, dalla sua nascita sempre legata al mare (…) è fiera di essere stata scelta ancora come punto di arrivo in patria dal C.te Giovanni Ajmone Cat al termine di un impresa che ha un valore molto più grande dei risultati sportivi e scientifici da essa conseguiti”.

Il San Giuseppe Due, dopo le imprese antartiche, e la partecipazione (sempre con Giovanni Ajmone Cat, al comando) alle Colombiadi del 1992, grande regata storica avvenuta in occasione del cinquecentesimo anniversario della scoperta dell’America, partecipò nel 1993 anche alla regata Cutty Sark, destinata ai grandi velieri, che segnò il suo canto del cigno.

Infatti dopo un restauro eseguito a Torre del Greco, l’imbarcazione effettuò il suo ultimo viaggio verso Anzio, dove arrivò il 1° settembre 2002, per essere ospitata, da quel momento, in una grossa piscina creata appositamente nella villa del Comandante sulla via Nettunense.

Dopo una lunga malattia, Giovanni Ajmone Cat, morì il 18 dicembre del 2007 a Como.

Un anno e mezzo dopo, nell’agosto del 2009 gli Enti Cartografici, mappando i territori antartici britannici, hanno intitolato al Comandante il lago posto nelle Isole Shetland meridionali, divenuto oggi AjmoneCat lake.

11046489_723559331095465_7667206274268139485_n Il ritorno ad Anzio

Dicevamo, parlando del discorso dell’allora Sindaco Pasetto, che è rimasta lettera morta, perché dopo i momenti fastosi dei primi giorni, l’avvenimento e i suoi protagonisti, passarono nel dimenticatoio, tanto che i cimeli del Comandante, alla sua morte, sono stati donati parte al Museo di Napoli e parte a quello dell’Antartide di Trieste,  mentre il Motoveliero “San Giuseppe Due”, donato nel 2011 dalla sorella del Comandante, signora Rita, alla Marina Militare, che ne è divenuta proprietaria istituzionale, è stato contemporaneamente ‘affidato’  con un accordo, da questa al comune di Anzio.

L’accordo, siglato dall’allora assessore al Turismo Umberto Succi, prevedeva che l’Amministrazione Comunale si impegnava a provvederne al restauro e mantenimento dell’unità, per essere impiegato ‘ad uso didattico’ per far avvicinare i giovani all’arte marinaresca. Anzi, a tal proposito, va ricordato come il Comandante, che aveva avuto sempre il pallino dell’insegnamento ai giovani, aveva presentato nel 1995, anche un progetto per realizzare una scuola navale ed un museo, sui suoi terreni di proprietà, che sarebbero stati donati alla città di Anzio, ma la cosa morì lì.

Il ‘San Giuseppe Due’, invece, è ancora oggi fermo nel Cantiere Gallinari, sulla Riviera Zanardelli, in attesa di un restauro generale, dopo l’esaecuzione dei primi lavori d’urgenza.

Proprio da qui partono  le considerazioni che abbiamo voluto approfondire durante il nostro incontro con Andrea Cafà, colui che -a nostro avviso- si deve se tutta l’opera e le gesta del Comandante Ajmone Cat non siano andate perse per sempre.  (Fine prima parte)

Maurizio D’Eramo

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