DAL BALTICO A NETTUNO, SULLE ORME DI OMERO

DAL BALTICO A NETTUNO, SULLE ORME DI OMERO

Presso la libreria Fahrenheit 451 di Nettuno (Via Carlo Cattaneo, 33), il prossimo 24 ottobre, alle ore 18:00, sarà presentato il libro di Felice Vinci: ‘Omero nel Baltico’, un interessante opera che, pubblicata nel 1995, e tradotta in numerose lingue, ha cercato di aprire scenari nuovi nella geografia Omerica, non dando per nulla scontati certi  luoghi che la tradizione vuole propri della guerra di Troia, narrata dal grande scrittore greco.

Secondo le teorie annunciate dal saggio del Professor Vinci, le vicende narrate nell’Iliade e nell’Odissea, non sarebbero avvenute nel Mar Mediterraneo orientale, bensì nei mari dell’Europa settentrionale, nel Mar Baltico e nel Nord Atlantico, per la precisione.

Una teoria che in vent’anni, tanti sono trascorsi dalla sua enunciazione, ha scatenato delle vere e proprie ‘lotte’ di pensiero, tra chi ha subito scartato l’ipotesi e l’ha tacciata come assai improbabile o addirittura come ipotesi ‘pseudoscentifica, e chi, invece, l’ha studiata attentamente, arrivando a trovare dei riscontri sia in campo linguistico che archeologico.

Secondo quanto affermato dal Prof. Vinci, ingegnere nucleare, con un amore viscerale per i classici grechi e romani, “Le saghe che hanno dato origine ai due poemi, provengono dal Baltico e dalla Scandinavia, portate in Grecia nel XVI sec. a.C. dai navigatori che fondarono poi la civiltà micenea”.

La presentazione del libro è a cura della Professoressa Maria Lucia De Carlo, ed interverranno all’incontro, oltre all’autore, il Prof. Cappellari Pietro, docente di Storia contemporanea presso l’Accademia Delia di Padova, Padre Giovanni Alberti, rettore del Santuario ‘Santa Maria Goretti’ di Nettuno, e il Prof. Alberto Sulpizi, docente presso l’Università Popolare di Roma.

guerra di Troia

Alla base delle motivazioni che hanno spinto il Vinci a reinterpretare l’epopea omerica, è decisamente l’incongruenze che l’autore ha rilevato tra la geografia descritta da Omero e la conformazione delle terre mediterranee, un’incongruenza datata, visto che era stata notata addirittura dallo storico di età romana Strabone.

Le descrizioni geografiche che vengono narrate nell’Iliade e nell’Odissea, invece,  si adatterebbero quasi perfettamente, secondo il Vinci, a quelle del nord-Europa; ciò per cui, secondo l’autore, gli Achei  inizialmente vissuti agli inizi del  II° millennio a.C.  sulle coste del Mar Baltico, a seguito dell’irrigidimento del clima, si sarebbero spostati verso sud, fino ad arrivare al Mar Egeo.

Giumti nell’attuale Grecia, fondarono le città micenee (l’archeologia confuterebbe tale ipotesi, visto che le tombe micenee più antiche sono ricche di ambra baltica, assente invece in quelle più recenti) dando loro i nomi delle varie località nordiche di provenienza. Città che pur avendo i nomi antichi, avevano perso, invece, le loro particolarità geografiche, a causa delle differenze di conformazione delle due regioni.

Questi popoli nordici, portarono con se anche tutta una serie di racconti orali, tra cui la saga di una epica guerra combattuta nella Patria originaria, sulle rive del Mar del Nord.

Secondo la teoria del Vinci, pertanto, la famosa guerra di Troia combattuta dai vari Achille,  Ettore, Ulisse, Paride, Menelao e via dicendo, non si svolse nel XIII° secolo avanti Cristo, ma intorno al XVIII° secolo, ben cinquecento anni prima, e venne portata dall’orale allo scritto, solo intorno all’VIII° secolo, quindi dopo oltre mille anni di trasmissione orale.

Tra le possibili identificazioni geografiche fatte da Vinci, possiamo ricordarne alcune; Troia, ad esempio, corrisponderebbe alla Finlandese Toija, situata su una collinetta ai cui piedi scorrono due fiumiciattoli, che potrebbero essere gli Omerici Scamandro e Simoenta, che confluivano  nella pianura sottostante.

Itaca, la patria di Ulisse, coinciderebbe con l’isola danese di Lyø,  nell’arcipelago della Sud Fionia; arcipelago composto da quattro isole, come  nella descrizione fatta da Omero, che sembrerebbe adattarsi benissimo alle isole di Dulichio, Zacinto e Same, molto di più di quanto non fanno quelle dell’Egeo.

L’Ellesponto, chiamato da Omero “largo”, mal si configura con il piccolo e angusto Stretto dei Dardanelli, mentre potrebbe adattarsi benissimo con il Golfo di Finlandia.

E a tal proposito il Vinci si riallaccia a molte storie e cronache danesi medioevali, che ricordano la presenza, nell’antichità degli Ellespontini, un popolo nemico degli antichi Danesi.

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Secondo questa tesi, poi, Micene sarebbe l’antica città su cui sorse l’attuale Copenaghen, mentre il Peloponneso, corrisponderebbe all’Isola di Sjaelland, del tutto pianeggiante, così come l’aveva narrata l’antico aedo, mentre il Peloponneso greco è una penisola prettamente montuosa.

Un  ultima precisazione che coinvolge i nostri territori; i viaggi di Ulisse si sarebbero svolti lungo le coste della Norvegia, per cui  l’isola della Maga Circe e i luoghi da lei descritti, andrebbero collocati nell’arcipelago delle isole Lofoten… se fosse così, è proprio il caso di dire, ci cade un mito.

Maurizio D’Eramo

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