Un anno di transizione, ma che fa ben sperare

Un anno di transizione, ma che fa ben sperare

UN ANNO DI TRANSIZIONE, MA CHE FA SPERARE PER IL FUTURO

A colloquio con Michele Cuttitta, coach della Neroniana Rugby 1974

 Sono passati una decina di giorni dalla fine del campionato di serie C, e possiamo cominciare a fare, a mente fredda, un po’ di considerazioni sulle due squadre anziate che vi hanno partecipato, con alterne fortune. Iniziamo con la ‘rinata’ Neroniana, che dopo l’abbandono di due anni fa dal campionato di Serie B, e la crisi societaria, grazie all’accodo firmato a giugno dell’anno scorso con la Cuttitta Brother’s, ha potuto ripartire con una squadra senior. Un campionato che era, e non poteva che non essere così, nato all’insegna della transizione. Con una squadra giovane, alle prime armi, con molti neofiti della palla ovale, nata per creare un gruppo che potrà sicuramente dire la sua tra un paio d’anni. Abbiamo voluto incontrare il coach, Michele Cuttitta, che l’aveva traghettata, nei tempi d’oro fino alla serie B e che quest’anno ha voluto fare una scommessa con il mondo rugbystico, ma soprattutto con se stesso. Lui che s’èra sempre contraddistinto per la qualità di gioco espresso in campo dalle sue squadre, e per dei bei campionati sempre ai vertici, stavolta doveva vedersela con una squadra zeppa di ‘ragazzini’, alcuni dei quali a luglio non sapevano neanche cosa fosse il rugby. Alla fine è venuto fuori un campionato dignitoso con poche vittorie (solo tre), a dir la verità, ma con tutta una serie di indicazioni per il futuro.

Mister Cuttitta ci parli un po’, ormai a freddo, delle sue impressioni su questa annata che l’ha vista per la sesta volta al timone della Neroniana.

“Come ha detto lei, s’era detto che questo doveva essere un anno di transizione, ed effettivamente nel girone d’andata la traccia è stata quella, accettando anche le prime dure sconfitte col Segni e il Latina. Poi a poco a poco le cose sono migliorate e devo dire che avevo cominciato a sperare che qualcosa sarebbe cambiato, soprattutto dopo la partita di ritorno disputata contro il Segni in casa. Anche perché i ragazzi si erano allenati bene nella pausa di un mese e mezzo, seguita alle feste natalizie,  e poi avevamo anche recuperato i tre ragazzi dopo le vicende del nulla-osta con l’Anzio. Purtroppo dopo la bellissima partita col Segni, non c’è stato tutto questo cambiamento. Col Latina abbiamo perso di brutto, nelle altre partite bene o male eravamo quasi sempre lì, abbiamo fatto tanto gioco, però si sono evidenziati i problemi di quest’anno: la mancanza di placcaggi, di incisività nell’entrare. Abbiamo fatto una buona organizzazione di gioco, ma alla fine, concretamente andavamo a prendere i punti perché non si andava a placcare, non entravamo nei punti d’incontro con coraggio, con la voglia e la concentrazione giusta. Però la crescita c’è stata ed è stata pure una buona crescita, e questo è molto importante, che ci fa ben sperare. Altra cosa importante è stato il gruppo. Il gruppo c’è,  e questo è importantissimo, perché per far girare bene una squadra c’è bisogno dell’amalgama tra i ragazzi e questo effettivamente c’è. Rispetto agli anni passati sono tutti ragazzi locali, che hanno fatto subito amicizia e gruppo. Diciamo che abbiamo buttato giù le basi per gli anni prossimi. I ragazzi sono tutti giovani, purtroppo erano pochi i ragazzi con un po’ d’esperienza, avevamo molti ragazzi provenienti dalle giovanili che non avevano mai giocato in serie C, per non parlare di quelli che fino a pochi mesi fa non avevano mai praticato il rugby”

Tra i nuovi, c’è qualcuno che l’ha impressionata di più?

Non amo mai fare nomi, ma certamente tra i nuovi è Melancia quello che è cresciuto più di tutti… quando è arrivato, il primo giorno non sapeva neanche tenere la palla in mano, invece poi… ha fatto dei progressi giganteschi, ed è stato quasi sempre tra i migliori in campo. Poi ci sono i giovanissimi come Mendiburu, Manera, Campo e Noro, che sono il futuro.

A proposito di futuro, quali sono le sue prospettive per la prossima annata?

“L’importante è che continui l’accodo tra Cuttitta Brother’s e la Neroniana. La crescita di questa squadra è una cosa che va valutata nel tempo e che avverrà tra un paio di anni. Anche perché è una squadra molto giovane. L’importante è far crescere il gruppo, e continuare su questa strada. Bisogna continuare anche perché se no non avrebbe avuto senso quest’anno di lavoro”.

Mister, c’è qualcosa che ha fatto e che non rifarebbe?

“No, credo di aver fatto tutto quello che potevo fare sia a livello di allenatore che di organizzazione. Abbiamo dato ai ragazzi un  buon campo, e in serie C se ne vedono alcuni su cui è impossibile giocare, delle attrezzature molto professionistiche, le trasferte fatte non con i mezzi propri ma in pullman, delle visite mediche accurate, ogni ragazzo aveva l’assicurazione, insomma penso che più di così non si poteva. C’è stata davvero una buona organizzazione, sicuramente migliore anche del periodo di quando stavamo in serie B. A livello di allenamento, forse, se eravamo di più, avremmo potuto dedicarci maggiormente e approfondire qualche tipo di giocata, e soprattutto a livello di contatto. Ma eravamo sempre pochi ed ogni volta che si lavorava un po’ sul duro, c’era sempre qualcuno che si faceva male e non potevamo rischiare più di tanto con la partita dopo tre giorni”.

 Maurizio D’Eramo

Per vedere i risultati del campionato della Neroniana Rugby Club 1974 e la classifica finale del Girone 3 della serie C, cliccare qui: campionato e classifica rugby – neroniana