ALTRO TAVOLO… ALTRO DIBATTITO

ALTRO TAVOLO… ALTRO DIBATTITO

Ancora uno dei temi presentati ad uno dei cinque tavoli di lavoro del Convegno promosso dal Partito Democraticdi Anzio, il    luglio scorso all’Hotel Lido Garda.

Stavolta il tema è quello della integrazione. A coordinare il tavolo e a presentare i suoi programmi è stata Maria Cupelli.

 

Nell’ambito della conferenza Programmatica del PD in cui quest’ultimo presenta proposte alternative di governo della città su singole questioni che riguardano il nostro territorio, non si poteva non affrontare un tema fortemente presente nella nostra città, ovvero il tema dell’integrazione. Da qui, alcune proposte in merito.

“Anzio città integrata” è il concetto cardine del lavoro elaborato, ma prima di entrare nello specifico, visti i tempi ed i fatti di cui è stata protagonista la nostra città, va fatta subito una precisazione.

E’ necessario spiegare che la questione richiedenti asilo che negli ultimi mesi ha fatto discutere soprattutto per lo sciacallaggio politico e mediatico di cui si sono nutriti e si nutrono personaggi della politica locale, è un tema completamente diverso dalla presenza stanziale di migliaia di cittadini comunitari ed extracomunitari ormai parte integrante della nostra città.

Nel primo caso si tratta di una emergenza umanitaria che impone, oltre l’aspetto umanitario, il rispetto dei diritti civili dettato dalla nostra Costituzione. La presenza nella nostra città di giovani uomini fuggiti dalla guerra e dalla fame ha messo in luce l’aspetto culturale del ns territorio chiuso nelle proprie certezze, nelle proprie paure e nel proprio egoismo. Si contrappone a ciò solo l’azione e l’iniziativa di associazioni di volontariato che lavorano affinché Anzio mostri anche l’altra faccia: quella dell’accoglienza, della solidarietà e del rispetto dei diritti civili.

Nel secondo caso quando parliamo di “Anzio città integrata”, parliamo di un processo avviato sul nostro territorio da ormai 20 anni, un processo spontaneo di cui le istituzioni hanno volutamente ignorato gli effetti prodotti sul nostro territorio. Non è il caso di ammorbare i presenti con numeri e statistiche, ma sommariamente va detto che attualmente sul nostro territorio (ovviamente parliamo di persone censite), sono presenti oltre 8000 cittadini stranieri, comunitari ed extracomunitari suddivisi in varie etnie, il 14% della popolazione anziate. A tal proposito va specificato che il numero delle persone presenti sul nostro territorio tra cittadini comunitari ed extracomunitari sostanzialmente si equivale.

maria cupelli  Maria Cupelli

La maggior etnia di comunitari è composta da cittadini rumeni, bulgari, ucraini, moldavi ed a seguire etnie minori. La maggior etnia di extracomunitari è di nazionalità indiana, marocchina, pakistana, nigeriana, tunisina, egiziana, brasiliana, russa ed a seguire etnie minori.

In un’epoca in cui i flussi migratori sono notevoli per varie ragioni, possiamo dire che nella nostra città la presenza di cittadini extracomunitari incide sulla popolazione anziate per il 7% 8% circa.

Poca cosa rispetto al luogo comune secondo cui tutti i disagi della nostra città, dalla questione sicurezza urbana al problema emergenza disagio sociale, vengono erroneamente attribuiti alla presenza di cittadini extracomunitari.

In merito a ciò va detto che sul nostro territorio convivono due facce della stessa medaglia: da un lato un sentimento diffuso di chiusura, paura e intolleranza, dall’altro un processo di integrazione naturale, dettato dal vivere e dal condividere quotidiano i problemi e le opportunità che il territorio offre.

E’ compito della politica che si candida a governare la città ristabilire alcune verità rispetto le paure e i pregiudizi secondo i quali la nostra è diventata una cittadina invivibile a causa della presenza stanziale di numerosi cittadini stranieri ed e’ necessario affrontare argomenti spinosi per ristabilire le responsabilità del costante degrado cui la nostra città da anni è destinata.

Solo alcuni accenni per sfatare comodi luoghi comuni utilizzati da chi è avvezzo a spostare l’attenzione dal proprio malgoverno e dai problemi veri della città attribuendo la colpa alla questione immigrati.

Uno degli argomenti molto usati per gridare al lupo al lupo, è la questione microcriminalità presente sul territorio.

A tal proposito da informazioni assunte dalla questura locale, viene alla luce che la microcriminalità presente sul nostro territorio non è rappresentata da reati commessi da cittadini extracomunitari. C’è un problema di microcriminalità legato a reati commessi per la maggior parte dei casi da cittadini dell’est Europa: prostituzione, furti e reati contro il patrimonio. Fino a qualche anno fa rappresentavano un problema i cittadini nigeriani dediti allo spaccio di sostante stupefacenti, ad oggi questi reati, purtroppo sempre presenti sul territorio, sembrano non più commessi (o quanto meno in misura inferiore) da cittadini del nord Africa.

Ovviamente quanto sopra non vuole giustificare o minimizzare il problema di reati commessi sul territorio da cittadini stranieri, ma ci è sembrato doveroso specificare che i reati di cui tanto si parla non sono riconducibili a cittadini extracomunitari. È chiaro che questo non sposta il problema in termini di provvedimenti, azioni di prevenzione e repressione da parte delle forze dell’ordine. Ci è sembrato giusto esporre, anche se grossolanamente, alcuni dati per rendere l’idea (speriamo) di come è errato pensare che la scarsa percezione di sicurezza urbana è da ricondurre alla questione immigrazione.

Per un altro breve accenno ma altrettanto doveroso atto a sfatare l’idea secondo cui il disagio sociale sul nostro territorio è rappresentato dalla presenza di immigrati e che le risorse destinate al terzo settore vengono fagocitate dalle famiglie degli “stranieri”, abbiamo chiesto il contributo del Dott. Alberto D’Orso psicologo, operatore dei servizi sociali del comune di Anzio, il quale conferma che i nuclei familiari di cittadini extracomunitari non si rivolgono quasi mai ai servizi sociali, sono famiglie stabili ed integrate. C’è un problema con i cittadini nigeriani i cui metodi educativi verso i figli minori cozzano con la nostra cultura e le nostre regole e su questo fronte spesso i servizi sociali sono chiamati ad intervenire.

C’è un ‘altro aspetto che merita senza dubbio attenzione rispetto alla “collocazione” dei cittadini extracomunitari sul nostro territorio. Per un processo di aggregazione naturale tra i vari nuclei familiari e parentali, la maggior parte di cittadini extracomunitari sono concentrati in alcuni quartieri, questi ultimi fortemente penalizzati da un luogo comune secondo cui sono quartieri degradati e di serie B.

Nulla di più falso, la responsabilità del degrado urbano risiede altrove, risiede nella cultura politica di chi ha governato Anzio negli ultimi 20 anni che   invece di prestare attenzione, impegnare risorse economiche e istituzionali per gestire un processo di integrazione sul territorio, ha scelto di “ignorare” alcuni quartieri facendo ricadere l’onere del processo di integrazione sui soli cittadini.

Una politica incapace e miope, incapace perché non in grado utilizzare la diversità apportata dalla presenza di più etnie sul territorio come valore aggiunto, miope perché ad oggi chi amministra la città non è in grado di recepire che la presenza di migliaia cittadini extracomunitari di seconda generazione che vivono e lavorano nella nostra città sono una risorsa economica di notevole entità.

Proviamo infatti a soffermarci su alcuni aspetti ignorati finora dalla miopia che ci hanno inculcato. Nella nostra città in seguito al salasso immobiliare derivante dalla crisi e dalle supertasse sugli immobili, questi ultimi intesi sia come abitazioni che locali comm.li, vengono affittati e/o acquistati da cittadini extracomunitari, in questo caso non vi sono pregiudizi in quanto i cittadini extracomunitari risultano ottimi pagatori, ed ancora proviamo a pensare alle difficoltà in cui ci troveremmo se improvvisamente cessasse nelle campagne di Sacida e Cavallo Morto la mano d’opera di cittadini indiani, o se le numerose badanti che si prendono cura dei nostri anziani improvvisamente tornassero al loro paese.

Credo che cercheremmo delle ragioni per farli restare e non per farli andare via.

E’ ovvio che il problema dell’integrazione locale è molteplice ed articolato perché sono presenti numerose etnie diverse tra loro per cultura e religione, riteniamo comunque calzante il titolo del lavoro svolto “ANZIO CITTA’ INTEGRATA” , perché la breve e sommaria descrizione dello stato dei fatti ci rende la fotografia di una città in cui l’integrazione non è un percorso da iniziare, ma è un percorso ultimato dal quale le istituzioni devono partire.

Veniamo alle proposte.

Una politica che “cambia verso” deve risarcire quei quartieri sui quali è pesato l’onere dell’immigrazione attraverso interventi di riqualificazione urbana, sappiamo che certi interventi costano, ma la diversità amministrativa con il passato sta nello stabilire priorità e fare scelte qualificanti. Per noi intervenire sui quartieri dove la diversità è un valore aggiunto è una scelta qualificante.

Un’altra proposta chiara è riconoscere il diritto di voto agli immigrati per due semplici ragioni: primo perché la loro presenza nella istituzioni rimuove pregiudizi ed ostacoli per una costruttiva convivenza tra le varie etnie, secondo perché chi vive e lavora nella nostra città condividendone problemi ed opportunità ha il diritto ed il dovere di essere rappresentato nelle istituzioni.

Attualmente lo statuto comunale della città di Anzio non prevede alcuna forma di partecipazione attiva alla vita amministrativa della città da parte di cittadini extracomunitari, il Partito Democratico qualora dovesse governare la città si impegna ad inserire due articoli nello Statuto Comunale:

Art. 8/bis Partecipazione dei cittadini extracomunitari

Prevede l’istituzione della Consulta per i problemi delle comunità extracomunitarie denominata “consulta per l’immigrazione” che è eletta dai cittadini stranieri, nei termini e con le competenze che saranno stabilite da apposito regolamento.

Art. 8/ter Consigliere Aggiunto

Al fine di perseguire la più ampia partecipazione politica ed amministrativa alla vita dell’Ente ed una maggiore integrazione nella comunità comunale, i cittadini extracomunitari ed apolidi eleggeranno un loro rappresentante, Consigliere aggiunto in Consiglio Comunale. La elezione disciplinata da apposito regolamento avviene, di norma, in coincidenza con le elezioni per il rinnovo del Consiglio Comunale. Il Consigliere aggiunto partecipa alle sedute del Consiglio Comunale senza diritto di voto. Partecipa anche ai lavori delle Commissioni permanenti. Il Consigliere aggiunto è membro di diritto della Consulta per l’immigrazione.

Queste proposte possono sembrare poca cosa rispetto alle problematiche di cui abbiamo parlato, ma sono comunque proposte concrete che il PD mette in campo per fronteggiare lo sciacallaggio politico sull’immigrazione e la deriva culturale di cui la città è vittima.

Sappiamo di affrontare argomenti spinosi che forse non calamitano consensi, ma il PD ha il dovere di tenere fede ai suoi principi fondanti che sono l’accoglienza, la solidarietà, il rispetto dei diritti civili e la distribuzione equa delle risorse a chi ne ha diritto, a prescindere dal paese di provenienza e dal colore della pelle.

Questi valori sono i principi sui quali è stato fondato il PD e nessuno li può strumentalizzare e calpestare.