25 Novembre, Diamo voce al silenzio…#stopfemminicidio

25 Novembre, Diamo voce al silenzio…#stopfemminicidio

CON CHIARA DI  FEDE PARLIAMO DELLA GIORNATA INTERNAZIONALE CONTRO LA VIOLENZA ALLE DONNE – Era il 25 novembre del 1960 quando le tre sorelle Mirabar, attiviste politiche domenicane che cercavano di contrastare il regime di Rafael Leonidas Trujillo, il dittatore che teneva la Repubblica Domenicana in uno stato d’arretratezza sociale da oltre trent’anni, vennero rapite, bastonate ed uccise.

Per simulare una morte accidentale, gli agenti del Sim (la polizia segreta del dittatore), misero i corpi sull’auto che li stava portando ad un colloquio nel carcere di  Ojo de Agua, dove erano richiusi i rispettivi mariti, che venne gettata in un  dirupo.

Con la morte delle tre sorelle, Trujillo sperò di aver eliminato un problema, ma si ritrovò a fare i conti con l’opinione pubblica dominicana (nonostante la censura), che scatenò una nuova reazione popolare che culminò con il suo assassinio pochi mesi dopo.

Dal 1999, la data del 25 novembre è stata prescelta come Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

Ne parliamo della sua importanza e degli sviluppi che ha assunto in questi anni con Chiara Di Fede, criminologa ed attivista per i diritti delle vittime di violenza sul nostro territorio.

Per prima cosa dottoressa Di Fede, come ha iniziato ad interessarsene?

“Me ne occupo innanzitutto in qualità di criminologo clinico, mi interessano tutte quelle le fenomenologie criminogene, criminose e vittimologiche. Nel corso della carriera professionale mi è capitato molte volte, come perito del Tribunale, sia d’ufficio che di parte per gli avvocati, di seguire casi di femminicidio e di violenza in generale”

Come la vede l’istituzione di questa giornata? Molte volte sembra che di certi problemi ce se ne ricordi solo il giorno dell’anniversario, poi per tutto il resto dell’anno tutto torna come prima…

“Infatti. Va detto che a livello nazionale si è dato corso ad una serie di interventi per poter dare supporto alle donne. Nel 1990, quando i centri erano ancora pochi e alle prime armi nell’accoglienza ma pieni di volontà nel costruire contatti, scambi, relazioni e politiche a favore delle donne maltrattate si è costruita la Rete dei Centri antiviolenza. Una Rete informale, costruita sugli scambi, un’esperienza che man mano cresceva e con essa aumentava la voglia di fare politica.

Una svolta notevole è stata il 21 gennaio 2006  quando venne siglata, a Roma, da parte di 56 di tali enti la carta dei centri antiviolenza, al fine di dotarsi di valori comuni sulla base dei quali orientare il proprio operato.

La Carta si riferisce ad alcuni dei principi che identificano l’identità e la metodologia dei Centri, tra i quali: il considerare la violenza maschile alle donne come un fenomeno che ha radici nella disparità di potere tra i sessi; che i Centri sono costituiti e gestiti solo da donne; che viene garantito alle donne anonimato e sicurezza.

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Tuttavia ancora oggi, per quanto riguarda la situazione in Italia la materia non è mai stata adeguatamente. La legge 23 aprile 2009 n. 38 ha istituito, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri -Dipartimento per le pari opportunità- un numero verde di pubblica utilità, il 1522, per tutelare vittime di violenza e di atti persecutori Purtroppo i centri anti-violenza, allo stato attuale, necessitano, come tutti i centri che si occupano di sociale, di finanziamenti, di sovvenzioni e di personale. La carenza è questa. A livello territoriale la situazione non è delle migliori, mi viene da pensare al “ Centro Luciana” di Nettuno, che incontra delle notevoli difficoltà per reperire i finanziamenti. AD Anzio, la mozione che chiedeva l’istituzione di un centro anti-violenza comunale, della cui stesura mi occupai personalmente, è stata frettolosamente bocciata dal Sindaco, che rispose che i centri anti-violenza non servono perché le donne devono recarsi dai Carabinieri a fare la denuncia… senza considerare che il passo più difficile è proprio quello della denuncia”

Certamente, anche perché la donna deve mettersi ‘in mostra’, molte volte è una seconda violenza…

“Il lavoro che il Centro anti-violenza porta avanti, è proprio quello di accompagnare la donna in un percorso il cui esito non è solo quello della denuncia ma, soprattuto, quello di sottrarsi ad una spirale di violenza principalmente psicologica, poi fisica. Chi agisce violenza nei confronti di una donna, nel 98% dei casi nell’ambito del contesto familiare, lo fa prima di tutto a livello psicologico,  sminuendo e denigrando il ruolo della donna, come compagna e madre, facendola sentire responsabile per quello che accade, privandola della propria dignità. Molte donne non riescono a sottrarsi a questa spirale perché hanno anche una dipendenza economica dal partner, hanno paura anche di non riuscire a mantenere sé stesse ed i figli; spesso subiscono proprio per difendere i figli, per evitare che anch’essi debbano subire violenza e fungono da filtro; temono le ritorsioni del partner e, la cronaca, ci riporta tanti casi di donne che hanno denunciato e sono state uccise.  Tornando alla sua domanda iniziale, la giornata del 25 è importante perché sensibilizza e concentra l’attenzione su un fenomeno che esiste da sempre, non è un prodotto della modernità, ci sembra attuale perché se ne parla di più, fortunatamente. E non dimentichiamo il cosiddetto “numero scuro”, elemento vittimologico non indifferente, ossia il numero di donne che subiscono e vivono costantemente questa situazione, ma non hanno né la possibilità e né la forza di denunciare… quelle che poi ritroviamo nei titoli di giornale come “morte ammazzate, quelle i cui compagni vengono poi descritti come “bravi ragazzi”. Ricordo tra tutte Chiara Monda, 19 anni, massacrata a calci e pugni dal fidanzato circa 9 mesi fa, che lotta tra la vita e la morte in un letto del reparto “Lancisi” del San Camillo Se ne dovrebbe parlare tutto l’anno e fortunatamente le associazioni e gli enti che operano in tal senso, mantengono sempre molto alta l’attenzione a livello nazionale. Ci sono numerosi “sportelli rosa”, alcuni operativi anche negli ospedali su tutto il territorio nazionale, a Roma anche all’interno del Tribunale per i minorenni”

Un ultima cosa, lavorando nell’ambiente, sicuramente ha dei dati precisi… quanti sono i casi registrati ad Anzio?

“Nei tre mesi di attività svolta ad Anzio, i qualità di referente del Dipartimento tutela vittime della violenza FDI-AN, dal quale mi sono dimessa per motivi già ampiamente spiegati, abbiamo seguito circa 35 casi. Ed è decisamente un numero elevato…”

Sicuramente, anche perché rifacendosi al dato dei ‘numeri oscuri’, chissà quanti casi ce ne saranno che non sono arrivati fino a voi, e parliamo di una cittadina come la nostra…

“E’ un fenomeno questo, traversale, non è riconducibile esclusivamente a situazioni di indigenza ma alla caratterizzazione di un “amore” deviato, che non è amore, e dal fatto che esistono, e di questo dobbiamo   prenderne atto, uomini che sono violenti”.

Ringraziamo Chiara di Fede e in conclusione, invitiamo la popolazione ad assistere alle cerimonie che si svolgeranno nella mattinata del 25, a partire dalle ore 9,30 nella sala consiliare del Comune di Nettuno, dove il Centro Luciana promuoverà un progetto di sensibilizzazione nelle scuole della cittadina, e nel pomeriggio a Forte Sangallo.

Ricordiamo, poi, che la giornata è stata patrocinata solo dal Comune di Nettuno… come al solito, su questo argomento, quello di Anzio è stato latitante anche questa volta.

Per informazioni:

chiunque ne abbia bisogno, può rivolgersi al numero telefonico del Centro anti-violenza nazionale, il 1522, o di quello del Centro Luciana di Nettuno, il 329-2623963 o 06-98600388

Maurizio D’Eramo

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